Placenta bassa: cosa significa e quando preoccuparsi

Normalmente, la placenta si inserisce nella porzione alta dell’utero (fondo), in posizione anteriore, posteriore o laterale. Talvolta, tuttavia, può essere localizzata molto in basso, vicino alla cervice: in questo caso si parlerà di placenta bassa.

Ma cosa succede quando la placenta è in questa posizione anomala? Ci sono dei rischi per mamma e bambino? Esiste un modo per farla salire e, in caso contrario, che conseguenze ci sono sul parto?

Se l’ecografia ha evidenziato una placenta bassa, probabilmente ti starai facendo queste e molte altre domande. In questo articolo, cercheremo di rispondere a tutti i tuoi dubbi, in modo che tu possa attendere più serenamente il momento della visita in cui confrontarti con il tuo ginecologo o la tua ostetrica.

Cos’è la placenta?

La placenta è l’organo che mette in connessione ogni mamma con il suo bambino. Da un lato, infatti, è inserita sulla parete dell’utero materno, mentre dall’altra si collega al feto attraverso il cordone ombelicale.

La sua funzione principale è quella di rendere possibile il passaggio di ossigeno e nutrienti dal sangue materno a quello fetale e, viceversa, il trasporto dell’anidride carbonica e delle scorie dal sangue fetale a quello materno.

Inoltre, questa particolare struttura produce ormoni importanti per il proseguimento della gravidanza e agisce da barriera contro alcune sostanze e microrganismi potenzialmente nocivi per il bambino.

Cosa significa placenta bassa?

Si parla di placenta bassa quando la placenta si trova nella parte inferiore dell’utero, a meno di 20 mm dalla cervice.

Normalmente, quando l’embrione si impianta nell’utero nelle prime settimane di gravidanza, l’attecchimento avviene a livello del fondo uterino (ossia la zona più alta), sui lati, oppure nella parete anteriore o posteriore, determinando il punto di inserzione della placenta.

Talvolta, tuttavia, l’impianto avviene molto vicino alla cervice uterina e la placenta si sviluppa pertanto a breve distanza dal punto di ingresso dell’utero (il cosiddetto orifizio uterino interno).

Fortunatamente, nella maggior parte dei casi la placenta sale con l’avanzare della gravidanza, grazie alla crescita dell’utero. In alcuni casi, tuttavia, resta bassa o evolve in placenta previa, una condizione patologica in cui la placenta ostruisce in parte o completamente l’orifizio uterino, rendendo impossibile un parto vaginale per il rischio di importanti emorragie.

Immagine che spiega la differenza tra placenta bassa, normale e previa.

Che differenza c’è tra placenta bassa e placenta previa?

In genere, i ginecologi parlano di placenta bassa quando il margine della placenta è a meno di 20 mm dalla cervice. Questa condizione è frequente a inizio gravidanza e pertanto non è da considerarsi preoccupante di per sé.

Si definisce invece placenta previa una placenta che ostruisce totalmente o parzialmente la cervice uterina.

La placenta previa rappresenta una complicazione che espone al rischio di sanguinamento anche grave, e che implica la necessità di un parto cesareo, talvolta anticipato rispetto al termine della gravidanza.

È importante sottolineare che la diagnosi di placenta previa può essere fatta solo dopo la 28a-30a settimana di gravidanza. Questo perché, con il procedere delle settimane, la placenta tende naturalmente a salire e ad allontanarsi dalla cervice.

Inoltre, anche in caso di placenta previa, sarà necessario confermare ulteriormente la diagnosi con un’ecografia a fine gravidanza: è proprio nelle ultime settimane, infatti, che si assiste alla maggiore “migrazione” placentare.

Come capire se la placenta è bassa?

Spesso il ginecologo può sospettare una bassa inserzione della placenta nel secondo trimestre, se la donna riferisce di aver avuto delle perdite di sangue senza dolore, ad esempio dopo un rapporto sessuale.

In tal caso, procederà con un’ecografia per controllare la posizione della placenta.

A questo proposito, ti ricordiamo che in presenza di perdite di sangue in gravidanza, con o senza dolore, è sempre raccomandabile chiamare il medico o recarsi al pronto soccorso per un controllo.

Un altro possibile indizio è rappresentato da una posizione anomala del bambino, come una presentazione podalica (a testa in su), obliqua o trasversa.

Posizioni del feto nell'utero: cefalica, podalica, obliqua e trasversa

Un’inserzione bassa della placenta è infatti tra le possibili cause che impediscono al feto di posizionarsi correttamente in vista del parto.

In assenza di sintomi o segni che destino sospetti, la diagnosi di placenta bassa viene fatta generalmente durante lecografia morfologica o ecografia del secondo trimestre, che si svolge intorno alla 20a settimana di gravidanza (ossia a metà del 5° mese).

In caso di inserzione bassa della placenta, nel terzo trimestre verrà eseguita un’ecografia per confermare la diagnosi. L’esame viene condotto solitamente per via transvaginale (ossia inserendo sonda all’interno della vagina) e la procedura è assolutamente sicura per mamma e bambino.

Se la placenta è ancora bassa, in genere si ripete l’ecografia nelle ultime settimane di gravidanza, per controllare l’esatta localizzazione della placenta e decidere come far nascere il bambino.

Placenta bassa: come farla salire?

Sfortunatamente non esistono tecniche o comportamenti per far salire una placenta inserita troppo in basso. L’unico consiglio è quello si seguire uno stile di vita sano ed evitare lo stress eccessivo.

D’altra parte, se durante l’ecografia del secondo trimestre il ginecologo ha riscontrato questa condizione, non c’è motivo di allarmarsi. Nel 90% delle donne che hanno una placenta bassa a 20 settimane, la placenta sale spontaneamente con il procedere della gravidanza, grazie alla progressiva espansione dell’utero.

Immaginiamo infatti che l’utero sia un palloncino sgonfio e che la placenta sia un puntino disegnato vicino all’imbocco. Quanto più si gonfierà il palloncino, tanto più il puntino si sposterà verso l’alto.

La probabilità di risalita della placenta è inferiore per le mamme che hanno affrontato un precedente parto cesareo. In ogni caso, ti tranquillizzerà sapere che solo 1 donna su 200 ha una placenta previa a fine gravidanza.

Placenta bassa: rischi e complicazioni

Perdite di sangue

Il rischio principale di una placenta bassa è il sanguinamento vaginale, soprattutto nelle ultime settimane di gravidanza. In genere, non è associato a dolore e può comparire dopo un rapporto sessuale.

In presenza di perdite di sangue, è importante contattare subito il medico o recarsi immediatamente al pronto soccorso per un controllo, evitando l’attività sessuale fino al via libera del ginecologo.

Bambino in posizione scorretta per il parto

Come abbiamo già accennato, una placenta inserita troppo in basso potrebbe impedire al feto di girarsi a testa in giù (posizione cefalica) in preparazione al parto. In questo caso, sarà programmato un parto con taglio cesareo.

Infine, la placenta bassa potrebbe evolvere in placenta previa.

Placenta bassa e parto

In caso di placenta bassa a fine gravidanza, il ginecologo valuterà l’opzione di parto più adatta.

Secondo le indicazioni del Royal College of Obstetrician and Gynaecologists, se la placenta è a meno di 20 mm di distanza dalla cervice, la scelta più sicura è il taglio cesareo.

In alcune situazioni, come episodi di forte sanguinamento durante la gravidanza, i medici potrebbero decidere di far nascere il bambino prima del termine. In tal caso la mamma potrebbe ricevere un trattamento con farmaci per accelerare la maturazione polmonare del feto (corticosteroidi).

Un ultimo consiglio

Se durante l’ecografia ti è stato detto che hai una placenta bassa, cerca di stare tranquilla e ricorda che nella maggior parte dei casi la placenta risalirà naturalmente nell’arco dei prossimi mesi.

Nel frattempo, segui una dieta sana e ricca di ferro per evitare il rischio di anemia e valuta con il tuo ginecologo se assumere degli integratori a base di ferro, per aumentare le tue scorte.

Fonti

Domande e risposte

Una placenta che appare bassa alla 16° settimana di gravidanza può risalire? Risponde l’ostetrica

Alla 16° settimana di gestazione è ancora molto presto per parlare di una placenta non inserita correttamente. Per questa ragione, non è il caso di allarmarsi se durante il controllo le hanno detto che la sua placenta è bassa: nella maggior parte dei casi risalirà con la crescita dell’utero.
Ostetrica Sara Notarantonio