Induzione del parto con prostaglandine: tutto quello che devi sapere (dal gel vaginale alle compresse per bocca)

Cosa sono le prostaglandine, come vengono somministrate, qual è la differenza tra gel, ovuli e compresse orali, e cosa aspettarsi durante l’induzione.

Il travaglio non parte sempre in maniera spontanea. Dicono bisogna aspettare. Ma l’attesa, tra fatica e possibili complicazioni, non è necessariamente un bene o un’opzione sempre percorribile. Ecco perché si valuta il ricorso all’induzione. Tra le varie tecniche per indurre il travaglio (il cosiddetto parto indotto) c’è anche il ricorso alle prostaglandine, un metodo farmacologico tra i più utilizzati. Vediamo meglio come funziona, per arrivare preparate a quel momento.

Cos’è l’induzione del parto e quando viene proposta

L’induzione del travaglio di parto (ITP) è un intervento medico che ha come obiettivo quello di stimolare artificialmente le contrazioni uterine prima che il travaglio inizi spontaneamente. Si ricorre all’induzione solo quando i benefici di anticipare il parto superano i rischi del proseguire la gravidanza.

Le principali indicazioni clinicamente riconosciute includono:

  • gravidanza a termine prolungata (oltre la 41°+6 settimana)
  • rottura prematura delle membrane a termine (PROM)
  • patologie materne come ipertensione gestazionale, preeclampsia, diabete
  • complicanze fetali come ritardo di crescita intrauterino (IUGR) o alterazioni del flusso
  • morte endouterina fetale

Altre condizioni (come l’oligoidramnios, motivi logistici o la richiesta della donna) sono più controverse e vanno valutate caso per caso.

Il punteggio di Bishop nel parto indotto: perché determina il metodo

Quando si avviano le procedure per indurre il travaglio si sente parlare dell’indice di Bishop, un parametro che valuta dilatazione, raccorciamento, consistenza, posizione e altezza della testa fetale, assegnando un valore numerico complessivo.

Serve a monitorare la situazione e a capire se procedere subito con la somministrazione delle prostaglandine o passare subito all’ossitocina. Un Bishop basso (generalmente < 7) indica che il collo non è ancora maturo. In questo caso si utilizzano le prostaglandine per favorire prima la maturazione cervicale e poi le contrazioni.

Con un indice di Bishop già favorevole, si può procedere direttamente con l’ossitocina o con la rottura artificiale delle membrane.

Cosa sono le prostaglandine e come agiscono

Le prostaglandine sono sostanze prodotte naturalmente dal nostro organismo. Sono coinvolte in moltissimi processi fisiologici, tra cui la maturazione del collo uterino e l’avvio delle contrazioni.

In ambito ostetrico vengono utilizzate due tipologie principali:

  • prostaglandina E2 (PGE2), nota anche come dinoprostone, disponibile come gel intravaginale o come dispositivo a rilascio controllato (fettuccia);
  • prostaglandina E1 (PGE1), nella forma sintetica del misoprostolo, disponibile come compressa orale.

Entrambe agiscono sulla cervice uterina, facilitando l’ammorbidimento e la dilatazione del collo e promuovendo le contrazioni. La scelta tra un farmaco e l’altro dipende dalle condizioni cliniche, dal protocollo del punto nascita e dalle caratteristiche della gravidanza.

Le diverse modalità di assunzione delle prostaglandine

La domanda che molte donne si pongono su questo metodo di induzione è: ci sono differenze tra una tipologia di prostaglandine e l’altra? Cambia qualcosa per me?

La risposta è sì, soprattutto in termini di esperienza vissuta durante l’induzione.

Le principali modalità di assunzione sono:

  • gel vaginale applicazione rapida, effetto nelle prime ore, possibilità di ripetere la dose. Richiede monitoraggio più frequente;
  • dispositivo a rilascio controllato (fettuccia) – unica applicazione, azione prolungata nelle 24 ore, rimovibile in caso di problemi. Più gestibile per il personale sanitario;
  • compresse orali – somministrazione per bocca ogni 2 ore, nessuna applicazione vaginale. Richiede monitoraggio prima di ogni dose.

In termini di efficacia complessiva, le evidenze scientifiche indicano che il misoprostolo è generalmente superiore al dinoprostone nel ridurre i tempi di induzione e nel favorire il parto vaginale entro le 24 ore, con un minor ricorso all’ossitocina.

Tuttavia il misoprostolo vaginale mostra tassi più elevati di tachisistolia (l’anormale ed eccessiva attività contrattile dell’utero) rispetto al misoprostolo orale e al dinoprostone.

La scelta ottimale viene quindi valutata dal medico in base alla storia clinica, alla presenza di cicatrici uterine e alle condizioni cervicali.

Dinoprostone o misoprostolo: le differenze per l’induzione del travaglio

Dinoprostone

Il dinoprostone è la forma farmacologica della prostaglandina E2 (PGE2) ed è disponibile in due formulazioni.

Gel vaginale

Il gel viene applicato direttamente nella vagina o sul collo dell’utero. La durata d’azione è di circa 6 ore, e può essere ripetuto fino a un massimo di tre volte, con monitoraggio cardiotocografico prima e dopo ogni somministrazione. L’effetto è relativamente rapido, ma richiede un controllo più frequente.

Dispositivo a rilascio controllato (fettuccia)

Si tratta di un dispositivo vaginale (Propess®) che rilascia il farmaco in modo graduale per 24 ore. Si presenta sotto forma di “garza” o nastro (comunemente indicato con il nome di “fettuccia“) e viene inserito nella parte posteriore della vagina, per poi essere rimosso all’inizio del travaglio attivo o dopo 24 ore.

Rispetto al gel, ha il vantaggio di richiedere una sola applicazione e di essere rimovibile rapidamente in caso di iperstimolazione uterina o altri eventi avversi.

Misoprostolo orale

Il misoprostolo è un analogo sintetico della prostaglandina E1 (PGE1), inizialmente sviluppato per la protezione gastrica. In ostetricia viene utilizzato da anni per l’induzione del parto grazie alla sua efficacia, stabilità a temperatura ambiente e costo contenuto.

Nel novembre 2020 l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ne ha autorizzato ufficialmente l’uso orale per l’induzione del travaglio a termine.

In Italia è disponibile nel farmaco Angusta® (compresse da 25 mcg). Il protocollo prevede la somministrazione di una compressa ogni 2 ore, per un massimo di 8 somministrazioni nelle 24 ore.

Prima di ogni dose, la donna viene sottoposta a monitoraggio cardiotocografico (CTG) per valutare il benessere fetale e l’attività contrattile uterina.

Meglio le compresse per bocca o l’applicazione vaginale?

Il misoprostolo orale è spesso cercato dalle donne che si preparano all’induzione, perché la somministrazione per bocca sembra meno invasiva rispetto alle applicazioni vaginali.

In realtà la differenza non è solo di “comfort”. Le due vie hanno profili farmacologici distinti.

Rispetto alla via vaginale, il misoprostolo orale a basso dosaggio mostra:

  • minor rischio di tachisistolia (contrazioni troppo ravvicinate)
  • minor rischio di taglio cesareo
  • tempo di induzione tendenzialmente più lungo ma con maggiore gradualità

Non è quindi una scelta più leggera, ma una modalità che agisce diversamente.

È un metodo che probabilmente ha molti vantaggi rispetto ad altri metodi di induzione, tanto che sia l’OMS che le linee guida NICE raccomandano esplicitamente la dose di 25 mcg come opzione di prima scelta.

La valutazione finale spetta comunque al medico in base al quadro clinico individuale.

Cosa aspettarsi durante l’induzione con prostaglandine

Durata

L’induzione del parto con prostaglandine è un processo che richiede pazienza. Non è una soluzione immediata, e contrariamente a quanto molte donne si aspettano, non significa “partorire entro poche ore”. In alcuni casi il travaglio attivo può iniziare solo dopo 24-48 ore dalla prima somministrazione.

Secondo i dati, circa il 70% delle donne trattate con misoprostolo partorisce entro 48 ore, mentre con il dinoprostone i tempi potrebbero essere leggermente più lunghi.

Effetti collaterali più comuni

Nelle prime ore dopo la somministrazione di prostaglandine è possibile avvertire:

  • contrazioni irregolari o dolori simil-mestruali
  • piccole perdite ematiche
  • nausea o diarrea, soprattutto con il misoprostolo
  • lieve aumento della temperatura corporea

Questi effetti sono in genere non gravi e rientrano nel normale profilo della procedura. Il monitoraggio continuo della frequenza cardiaca fetale è obbligatorio durante tutta l’induzione.

Possibili rischi dell’induzione con prostaglandine

Le prostaglandine sono farmaci sicuri se usate secondo i protocolli corretti, ma come ogni intervento comportano rischi che è giusto conoscere:

  • tachisistolia uterina – contrazioni troppo frequenti (più di 5 in 10 minuti) che possono ridurre l’apporto di ossigeno al feto. Può richiedere la sospensione del farmaco o la somministrazione di un tocolitico;
  • iperstimolazione uterina contrazioni eccessive con alterazioni della frequenza cardiaca fetale. Più frequente con il misoprostolo vaginale ad alto dosaggio;
  • mancata risposta all’induzione il travaglio non si avvia anche dopo il ciclo completo di somministrazioni. In questo caso il medico valuta se ripetere l’induzione con un metodo diverso o procedere con taglio cesareo;
  • rottura dell’utero – una complicanza molto rara (0,03% nei travagli fisiologici), ma seria. Il rischio aumenta in presenza di cicatrici uterine da precedenti cesarei (fino a 0,5%).

In sintesi

Le prostaglandine sono il metodo farmacologico più usato per l’induzione del parto. Gel vaginale, fettuccia e compresse orali hanno profili di efficacia e sicurezza diversi. La scelta spetta al medico sulla base delle condizioni cliniche, ma conoscere le differenze aiuta a capire cosa sta succedendo e perché.

L’induzione richiede tempo, monitoraggio continuo e, più di tutto, informazione. Il consenso informato non è solo una firma, è il punto di partenza di ogni induzione che rispetti la donna come soggetto consapevole.

Domande frequenti sull’induzione con prostaglandine (FAQ)

Quanto dura l’induzione? Fa male? Posso mangiare? Queste sono alcune delle domande più comuni di chi si prepara a questo percorso. Proviamo a rispondere per rassicurare le donne (e il partner) e permettere loro di arrivare informate in sala parto.

Dopo quanto tempo si partorisce?

Non esiste una risposta unica. I tempi variano molto in base alle condizioni cervicali iniziali, alla risposta individuale e al farmaco utilizzato. In media, il 70% delle donne trattate con misoprostolo partorisce entro 48 ore. Con il dinoprostone la durata potrebbe essere leggermente superiore.

Fa più male di un travaglio spontaneo?

Le contrazioni indotte, soprattutto con ossitocina in una fase successiva, tendono a essere più intense e meno graduali rispetto al travaglio spontaneo. Con le prostaglandine, nella fase iniziale le contrazioni sono spesso più simili a dolori mestruali. L’anestesia epidurale è comunque un’opzione disponibile come in qualsiasi altro travaglio.

Posso mangiare e muovermi durante l’induzione?

Sì, in genere sì. Dopo il periodo di monitoraggio obbligatorio post-somministrazione, nella maggior parte dei protocolli la donna può alzarsi, camminare e alimentarsi. Il movimento può favorire la progressione del travaglio.

Posso rifiutare l’induzione?

Sì. L’induzione del parto è una procedura medica che richiede il consenso informato della donna. Prima di firmare qualsiasi consenso, è tuo diritto ricevere informazioni chiare su indicazioni, metodi, tempistiche, rischi e alternative. Rifiutare è una scelta legittima, da discutere apertamente con il team ostetrico.

Fonti

  • National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Inducing labour. NICE guideline NG207. November 2021.