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Rimanere incinta grazie alla fecondazione assistita: quali possibilità?

Le tecniche di fecondazione assistita sono state messe a punto per dare una concreta possibilità di diventare genitore a quelle coppie che, con difficoltà, cercano di avere un bambino. Quali sono e quali percentuali di successo hanno?
fecondazione assistita

Quando noi medici della riproduzione ci troviamo davanti una coppia con problemi di infertilità, sicuramente uno degli argomenti maggiormente affrontati è quello della percentuale di successo reale da attendersi dopo una tecnica di PMA.

Spesso solo a parlare di questo argomento si rischia di creare confusione poiché qualcuno usa criteri diversi per valutare i risultati.

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Possiamo usare un dato che gli Americani chiamano ‘’ live birth rate’’ ovvero la percentuale di bambini in braccio che diamo alle coppie. Usando tale dato non ci limitiamo ad esprimere la percentuale di gravidanze ottenute ma la frequenza con la quale abbiamo raggiunto l’obiettivo di maggiore interesse per la coppia e cioè:

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  • aver portato a casa un bambino dopo essersi sottoposta alla proceduta di PMA,
  • avere portato a termine la gravidanza
  • avere partorito.

Il live birth rate pertanto, non sarà di certo il dato più positivo ma di certo quello maggiormente dirimente e significativo al quale si dovrebbe fare riferimento.

Molti centri usano invece il dato chiamato pregnancy rate che indica il numero di donne con Beta HCG positive (cioè l’ormone della gravidanza) ottenute dopo una tecnica di PMA che apparentemente può risultare più incoraggiante. Purtroppo non tutte la gravidanze esitano con la nascita del bambino e quindi si tratta di un dato che interessa meno prospettare alla coppia.

Coppia fertile e coppia infertile

Incominciamo con la definizione di ‘coppia fertile’ cioè una coppia che sia è in grado di concepire o di determinare il concepimento di un figlio.

Tale concepimento dipende dall’unione tra ovocita e spermatozoo che determina la formazione di una cellula chiamata zigote e dal successivo impianto embrionario nell’ endometrio, la mucosa che riveste l’interno dell’utero.

Questo meccanismo presume, da una parte la funzionalità dell’apparato riproduttivo maschile tale da  formare spermatociti in grado di fecondare l’ovocita, dall’altra un apparato riproduttivo femminile che  consenta l’ovulazione, che le tube siano funzionanti e che sia presente un endometrio in grado di potere accettare il prodotto del concepimento senza ulteriori problemi.

Tali passaggi, cosi delicati e complessi, possono solo in parte dare un’idea di quanti impedimenti possano inficiare la ricerca di una gravidanza.

Infatti, se prendiamo ad esempio una coppia di 25 anni senza particolari fattori di rischio, avrà circa il 30% di possibilità di rimanere gravida.

Alla luce di quanto asserito, si definisce infertile una coppia che da 12 mesi ha rapporti liberi e non protetti senza avere una gravidanza.

L’incidenza di questa problematica è pari al 13 % delle coppie nei Paesi occidentali e tale fenomeno appare sempre più in aumento.

Fattori di rischio che diminuiscono la fertilità della coppia

Esistono diversi fattori di rischio, sia femminili che maschili, ai quali la coppia potrebbe essere esposta quali:

  • endometriosi,
  • sindrome dell’ovaio micropolicisitico,
  • il varicocele,
  • l’obesità,
  • problemi ormonali
  • l’età materna

L’età materna avanzata appare il fattore di rischio maggiormente determinante ai fini dell’ottenimento della gravidanza dato che, con il passare degli anni, si riduce il numero degli ovociti e peggiora la loro qualità.

Pensiamo che in Italia, negli ultimi 30 anni, l’età media delle coppie che hanno avuto il primo figlio è aumentata da 22 a 32 anni. Questo andamento rispecchia problemi sociali come il ritardo dell’entrata nel mondo del lavoro e del raggiungimento dell’autonomia economica che permette di formare un nuovo nucleo famigliare.

Per tali motivi risulta abbastanza semplice immaginare il perché un numero sempre più aumentato di coppie che si rivolgano al ginecologo esperto di infertilità di coppia e ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Le tecniche di fecondazione assistita

Le tecniche di fecondazione assistita sono state messe a punto per dare una concreta possibilità di diventare genitore a quelle coppie che, con difficoltà, cercano di avere un bambino. Non meno importante è sottolineare che l’infertilità è un problema non soltanto medico, ma anche sociale e con aspetti che riguardano la morale e la legge, per questo se ne parla tanto nei mezzi di comunicazione, a volte in modo poco chiaro, correndo il rischio di creare equivoci.

Ad esempio, i bambini nati grazie alla PMA, che oggi sono più di 5 milioni nel mondo, sono definiti, dai mass media, i “bambini in provetta”, anche se non tutte le tecniche di PMA, da cui quei bambini sono nati, comportano una fecondazione in laboratorio, ovvero in provetta.

Una volta effettuato il colloquio sarà quindi possibile meglio identificare il percorso più specifico e  adatto alle problematiche della coppia, indicando quindi tecniche di PMA di I e II secondo livello.

Inseminazione intra uterina (IUI)

L’inseminazione intra uterina (IUI) rappresenta una tecnica di PMA di I livello che consiste nell’introdurre il seme del partner accuratamente raffinato e privo di eventuali impurità, nell’utero della donna attraverso un catetere intrauterino.

Essa è indicata in casi di coppie giovani con problemi di sterilità di origine sconosciuta, coppie in cui la donna soffre di problemi di ovulazione che condizionano la sua fertilità, coppie con fattore maschile moderato.

La IUI può essere praticata sia a donne sottoposte a stimolazione delle ovaie che a soggetti nei quali il ciclo ovarico è naturale. La stimolazione ovarica, mediante farmaci a base di gonadotropine, permette un controllo dello sviluppo dei follicoli che viene eseguito con l’ecografia.

Le percentuali di successo sono  del 10-15% per ogni ciclo di stimolazione. Naturalmente questo dato varia a seconda della qualità del liquido seminale, del tipo di stimolazione effettuata e delle cause di infertilità della coppia così come dell’età della donna.

Fecondazione in vitro (FIVET/IVF)

fecondazione assistita

Quando invece parliamo di tecnica di PMA di II livello parliamo di fecondazione in vitro (IVF). La fecondazione in vitro è una tecnica che ha permesso dal 1978 ad oggi la nascita di più di un milione di bambini in tutto il mondo. Grazie a questa tecnica è possibile permettere l’unione tra l’ovocita e spermatozoo in laboratorio.

Le fasi del trattamento sono le seguenti:

  • stimolazione ovarica controllata per produrre un numero maggiore di ovuli,
  • Pick up degli ovociti, ovvero raccolta degli ovociti,
  • raccolta e preparazione del liquido seminale.
  • fecondazione in vitro.

Oggi giorno la tecnica più adoperata è la ICSI (Intra Cytoplasmatic Sperm Injection), in cui lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovulo. Una volta formato lo zigote si mette in coltura e dopo qualche giorno si effettua il trasferimento in utero degli embrioni  attraverso un catetere intrauterino.

icsi iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi

La IVF permette, infatti, oggi di concepire, anche quando la madre ha un’età superiore ai 40 anni dato che una donna su 3 che ricorre a tale procedura ha più di 40 anni. Essa, inoltre, viene indicata anche se alla coppia è stata diagnosticata un’infertilità femminile dovuta ad altre cause, non tanto infrequenti quali endometriosi, assenza o lesioni alle tube di Falloppio, o ancora, se l’infertilità ha origine da un problema del liquido seminale maschile.

La IVF è una tecnica il cui successo dipende tanto dall’età della donna quanto dall’esperienza degli specialisti che la eseguono, per questa ragione è fondamentale rivolgersi solo a centri altamente specializzati del settore.

Le statistiche hanno dimostrato che ad oggi le coppie che riescono a rimanere incinta dopo la fecondazione in vitro sono circa il 36%.

Da questi valori si passa ad una probabilità di nascita di bambini vivi del 50% in donne più giovani (<35 anni ) sottoposte ad almeno cinque cicli, al contrario nei soggetti di oltre 40 anni la frequenza di successo si riduce di molto. Se, da una parte, questo suggerirebbe comunque l’esecuzione di un numero elevato di cicli, dall’altra, questi vengono considerati “pesanti” da molte donne.

Conclusione

Sebbene i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi anni abbiano fatti passi da giganti negli ultimi anni, ancora molto c’è da fare per permettere un maggior numero di bimbi in braccio per tutte quelle coppie che agognano a realizzare il proprio desiderio di famiglia. E’ altrettanto vero che più di 1 milione di famiglie in tutto il mondo sono riuscite a coronare il loro sogno grazie proprio al ricorso a queste tecniche.

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Dott. Andrea Ciardulli

Medico Chirurgo Ostetrico Ginecologo presso ‘ Ospedale Cristo Re’
Medico della riproduzione presso la casa di cura privata Nuova Villa Claudia dove svolge attività di sala operatoria (pick-up ovocitari ed embriotransfer)