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Covid19 in gravidanza e salute del neonato e della mamma

Una analisi dei primi dati raccolti in Italia da gravidanze e parti di donne affette da coronavirus, diagnosticato in qualunque momento della gravidanza.
parto coronavirus

I neonati nati da madri positive al Coronavirus sono  anch’essi positivi? I primi dati che erano emersi ad inizio pandemia erano rassicuranti.

Con il proseguire dei mesi e purtroppo con l’ampliarsi progressivo delle casistiche e dei dati raccolti, visto  che non siamo ancora usciti da quello che sembra ormai un gran  brutto incubo,  cominciano ad affiorare nuove conclusioni.

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Avevamo promesso di tenervi aggiornate ed eccoci qui a spiegare i  dati che emergono dal Registro nazionale della Società Italiana di Neonatologia e presentati al XXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia tenutosi a Venezia dal 7 al 10 ottobre 2020

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Aumentano i parti prematuri

I dati, aggiornati a giugno evidenziano che solo  il 2.8% dei nati in Italia durante la pandemia da madre positiva è risultato positivo al tampone nasofaringeo. Un altro dato, questa volta negativo e  che non possiamo non sottovalutare è che sono raddoppiati i parti prematuri tra le donne positive, passati al 19.7%.  Si tratta di una percentuale  che è circa il doppio di quella riportata in letteratura prima della pendemia e in linea con quanto recentemente dimostrato da altri studi.

La nascita prematura, ricordiamo, è  una complicazione che può compromettere la salute del bambino.

Dei neonati nati da donne positive al COVID19:

  •  il 66.5%, è stato isolato con la mamma (rooming-in);
  • il 24.5% è stato isolato in Terapia Intensiva Neonatale;
  • il 4.2% è stato isolato al Nido;
  • il 3.6% è stato isolato con la mamma e successivamente separato
  • l’1.2% è stato trasferito presso un altro centro nascita.

Nonostante queste difficoltà, nonostante la separazione dalla madre (tema molto discusso perchè può compromettere l’allattamento al seno ) il 77.6% dei neonati è stato alimentato esclusivamente con latte materno (il 67.2% al seno e il 10.4% con latte materno spremuto).

Tutti questi dati emergono dalla compilazione di 215 schede compilate dai punti nascita che hanno aderito a un progetto approvato dal Comitato Etico della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

I dati attualmente a disposizione provengono dalle regioni più fortemente colpite dalla prima fase dell’epidemia: Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte.

“L’obiettivo – ha spiegato  il Prof. Fabio Mosca, Presidente della SIN – è quello di raccogliere, su scala nazionale, i dati clinici derivanti dall’assistenza ai neonati nati da mamma affetta da coronavirus, diagnosticato in qualunque momento della gravidanza e i dati derivanti dall’assistenza ai neonati con infezione da virus SARS-CoV-2, acquisita entro il primo mese di vita, cioè entro l’epoca neonatale”.

L’analisi dei dati raccolti dalle gravidanza con infezione da COVID19

Sono state analizzate 215 schede di gravidanze e parti di donne che avevano avuto o avevano in corso l’infezione.

Il parto è avvenuto:

  • 61% con parto vaginale
  • 24% con taglio cesareo di elezione
  • 15% con taglio cesareo eseguito in urgenza per motivi legati alla salute della madre, spesso positiva al SARS-CoV-2, oppure  per problemi fetali

152 neonati su 215 sono nati da donne con positività nota al COVID19 al parto, 20 da donne in fase di accertamento diagnostico al parto,  che risultavano poi essere positive, e 10 da donne che al momento del parto non presentavano alcuna indicazione all’esecuzione del tampone secondo le disposizioni vigenti, ma che nei giorni immediatamente successivi, a seguito della comparsa di sintomatologia riconducibile all’infezione da COVID19, sono state sottoposte a test specifico risultato positivo.

Quali erano le condizioni delle donne  in gravidanza positive all’infezione?

Dai dati raccolti la sintomatologia in generale  è stata  di entità lieve-media. Solo in 1 caso su 215  si è resa necessaria l’intubazione tracheale, mentre in 2 casi si è ricorso all’assistenza ventilatoria non-invasiva (con cannule nasali).

Quali erano le condizioni dei neonati nati da madri con l’infezione dal COVID19?

Solo in un caso si pensa che ci sia stata una trasmissione intrauterina mentre negli altri casi di neonati risultati positivi nei primi giorni di vita  non si può escludere una trasmissione orizzontale da mamma a neonato, rilevata da una diagnosi successiva al parto e causata probabilmente in parte da trasmissione per via aerea. In tutti i casi, in accordo con quanto mediamente riportato in letteratura, l’infezione nei neonati è risultata essere asintomatica o paucisintomatica.

Anche i 13 neonati rientrati in ospedale per infezione da SARS-CoV-2 acquisita al domicilio, pur essendo tutti sintomatici (sintomi prevalenti febbre e difficoltà all’alimentazione), hanno presentato una sintomatologia di entità lieve o media, necessitando solo in 2 casi di supporto ventilatorio per pochi giorni

Fonte: Comunicato Stampa SIN

Foto di Isaac Taylor da Pexels

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