Scollamento delle membrane: cos’è, come funziona e quando è davvero utile

Tutto quello che devi sapere sulla manovra di scollamento: dalla procedura ai tempi di attesa, dal dolore al diritto di rifiutarla.

La gravidanza è quella realtà che di per sé può iniziare, proseguire e terminare in maniera del tutto naturale. Cosa significa? Che potrebbe non essere necessario l’intervento umano. In altri casi, però, non è così, e intervenire è utile e necessario. È il caso dell’induzione del travaglio.

Una gravidanza che prosegue più del dovuto (gravidanza protratta) può infatti essere un rischio per la salute tanto del nascituro quanto della donna. Così esistono una serie di possibilità (non necessariamente farmacologiche) che permettono di provare ad avviare ciò che in genere parte spontaneamente. In questo quadro rientra il cosiddetto scollamento delle membrane.

Ma è bene fare subito una precisazione. Le parole, infatti, sono importanti. Specialmente se fanno riferimento a quello che può accadere al nostro corpo. Dire “scollamento delle membrane” è una cosa. Parlare di separazione delle membrane amniocoriali (questa l’espressione formale medica) un’altra. È la stessa cosa, ma scollare (anche da definizione etimologica) dà l’idea di qualcosa di forzato e violento. E sul proprio corpo, specialmente in gravidanza, tutto si cerca tranne che qualcosa che possa far soffrire. Per lo scollamento delle membrane parliamo di una tecnica che può risultare fastidiosa, ma che può essere anche molto utile. Vediamo di comprenderla meglio così che ogni donna possa, a ogni gravidanza, decidere liberamente se e come procedere.

Cos’è lo scollamento delle membrane

Lo scollamento delle membrane è una tecnica di induzione meccanica del travaglio. Consiste nel separare parzialmente il sacco amniotico (le membrane che avvolgono il feto) dalla parete del segmento uterino inferiore (la porzione più bassa dell’utero tra collo e corpo) Come? Tramite un dito eseguendo un movimento circolare.

Lo sfregamento, infatti, stimola il rilascio locale di prostaglandine (gli ormoni coinvolti nella maturazione cervicale e nell’avvio delle contrazioni). In alcuni casi si attiva anche il cosiddetto riflesso di Ferguson, una risposta naturale che si innesca durante il parto e che stimola il rilascio di ossitocina, favorendo l’attività uterina.

Segmento uterino inferiore
Credits: iStock/Anastasiia Krasavina

Come si esegue lo scollamento delle membrane

La manovra di scollamento viene praticata durante la visita vaginale interna, dal ginecologo o dall’ostetrica. Per poterla eseguire è necessario che il collo dell’utero sia almeno parzialmente dilatato (almeno 1 cm) in modo da permettere l’introduzione di un dito.

La procedura consiste nell’inserire un dito nell’orifizio cervicale e, con un movimento circolare, distaccare le membrane dalla parete uterina, cercando di percorrere interamente il perimetro attorno alla testa del feto. La manovra può durare da pochi secondi a circa un minuto

Dopo lo scollamento è frequente notare piccole perdite ematiche, dovute alla rottura di capillari superficiali del collo uterino. In quel caso non c’è motivo di allarmarsi perché si tratta di una conseguenza normale della procedura appena eseguita.

A chi viene proposto e quando

Lo scollamento viene generalmente proposto a partire dalle 40 settimane di gestazione, quando si avvicina o si supera la data presunta del parto. Il timing è un elemento fondamentale per capire se lo scollamento delle membrane è una procedura utile.

In alcuni contesti viene offerto anche a 38-39 settimane, ma solo in presenza di fattori specifici. Inoltre come già anticipato è indispensabile è che il collo dell’utero presenti già una certa maturazione cervicale. Se il collo è ancora completamente chiuso, la manovra non è eseguibile.

Funziona? Cosa dicono le ricerche

i dati disponibili indicano lo scollamento delle membrane è una pratica che ha un effetto reale, ma non garantisce risultati certi. La manovra aumenta la probabilità di travaglio spontaneo, ma questo non significa che sia sempre efficace nell’evitare un parto indotto.

Statisticamente circa 2 donne su 10 che ricevono lo scollamento entrano in travaglio nei giorni successivi proprio grazie alla manovra.

Dopo quanto si partorisce?

Trattandosi di un tentativo non esiste una tempistica fissa e uguale per tutte le donne in gravidanza. Quando la manovra ha effetto, le contrazioni possono comparire nelle ore o nei giorni successivi, generalmente entro 24-72 ore. In molti casi, però, il travaglio non si avvia dopo il primo scollamento, e potrebbe essere proposto un secondo tentativo al controllo successivo. Oppure rinunciare a questa pratica, attendere l’avvio spontaneo del travaglio o ricorrere all’induzione farmacologica.

Rischi e controindicazioni dello scollamento

In gravidanze a basso rischio, lo scollamento delle membrane è considerato una procedura sicura. Non sono stati evidenziati aumenti significativi dei rischi di rottura prematura delle membrane o di infezioni quando vengono rispettate le corrette indicazioni. È invece controindicata (e non viene eseguita) in presenza di placenta previa, infezioni vaginali in atto, rottura prematura delle membrane e presentazione anomala del feto.

La gravidanza successiva alla prima, invece, non è una controindicazione. Anzi. In realtà nelle donne che hanno già avuto una gravidanza il collo dell’utero tende a essere più morbido e a dilatarsi più facilmente. Questo significa che lo scollamento potrebbe non essere necessario o, quando eseguito, risultare più semplice ed efficace.

In sintesi

Lo scollamento delle membrane è una procedura semplice e non farmacologica che, in certi casi, può aiutare ad avviare il travaglio in modo spontaneo. I dati scientifici ne confermano l’efficacia reale, pur non garantendo che funzioni sempre in tutti i casi e allo stesso modo. Può essere fastidiosa, ma è sicura nelle gravidanze a basso rischio. E, soprattutto, è sempre una scelta che la donna può accettare, rifiutare o valutare, chiedendo di aspettare.

Domande e risposte sullo scollamento delle membrane (FAQ)

Fa male? Dopo quanto si partorisce? Si possono avere rapporti sessuali? E soprattutto: si può rifiutare? Queste sono solo alcune delle domande che le donne si fanno più spesso quando il ginecologo o l’ostetrica propongono lo scollamento delle membrane. Proviamo a rispondere a tutte.

Lo scollamento fa male?

La risposta è molto individuale, anche tenendo conto che la stessa esperienza del dolore è qualcosa di molto personale. Per alcune donne la manovra può essere fastidiosa o dolorosa. Il grado di intensità può dipendere dalla maturazione e dilatazione del collo dell’utero, dalla sensibilità individuale e dalla delicatezza di chi esegue lo scollamento. Va anche detto che il dolore è generalmente limitato alla sola durata della manovra.

Si può camminare dopo lo scollamento?

La manovra non costringe a stare a letto o a riposo, anzi. Il movimento è generalmente consigliato dopo lo scollamento, sebbene non esistano evidenze che dimostrino in modo diretto che camminare acceleri il travaglio. Dal punto di vista fisiologico, però, la posizione eretta favorisce la discesa della testa fetale e la pressione sul collo uterino, condizioni che possono favorire la risposta ormonale avviata dalla manovra.

Si possono avere rapporti sessuali dopo lo scollamento?

In assenza di controindicazioni specifiche indicate dal medico, i rapporti sessuali non sono generalmente vietati dopo uno scollamento. Anzi, sappiamo che il liquido seminale maschile contiene prostaglandine, le stesse sostanze che lo scollamento delle membrane cerca di stimolare. Un rapporto completo potrebbe, in teoria, favorire l’effetto della procedura.

Si può rifiutare lo scollamento delle membrane?

Sì, la donna può decidere di rifiutare la manovra che il medico o l’ostetrica le propongono per indurre il travaglio. Lo scollamento delle membrane non è una procedura obbligatoria.

È importante ricordare che il personale sanitario dovrebbe sempre spiegare in modo chiaro in che cosa consiste la manovra, quali benefici e possibili fastidi comporta, e chiedere il consenso prima di eseguirla.

Non dovrebbe mai essere effettuata durante una visita interna senza che la donna ne sia consapevole o senza un’esplicita autorizzazione.

Fonti

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