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Parto e COVID19: le linee guida consentono l’accompagnamento e il rooming-in anche in caso di positività

Alle donne deve essere GARANTITA la presenza di una persona di propria scelta per tutta la durata del travaglio, il parto e durante la degenza

Molte donne in gravidanza si stanno chiedendo se potranno partorire accompagnate dal partner, e se, dopo la nascita del bambino, in caso di positività, potranno comunque allattarlo e  praticare il rooming-in.

Sono domande  non solo lecite ma importantissime in vista dell’evento nascita che purtroppo  si verificherà  in epoca di pandemia.

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La situazione che stiamo vivendo  è preoccupante ma al contempo caotica.  Troppe voci fuori dal coro e tantissima confusione.

In questo marasma di parole, opinioni e idee, c’è un documento che dovrebbe fare chiarezza per tutti.

Si tratta del rapporto dell’Istituto superiore di Sanità, datato maggio 2020 dal titolo: “Indicazioni ad interim per gravidanza, parto, allattamento e cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID-19″

Vi consigliamo di leggerlo nella sua totalità. Si basa sulle evidenze scientifiche raccolte sino a quel momento e sulle linee guida e linee di indirizzo nazionali e internazionali che affrontano il tema dell’assistenza alla donna in gravidanza, parto e puerperio.

Abbiamo riportato qui alcuni punti fondamentali che meritano attenzione.

Infezione da Covid19 in gravidanza, trasmissione e complicazioni

  • Nonostante le evidenze siano ancora scarse, la trasmissione verticale del virus SARS-CoV-2 non può essere esclusa. Ad oggi viene considerato un evento raro ma possibile.
  • Le donne in gravidanza non sembrano essere a maggior rischio rispetto alle non-gravide per infezione grave da COVID-19 che richiede il ricovero ospedaliero.
  • Non c’è al momento evidenza di un aumentato rischio di aborto in relazione all’infezione materna da COVID-19.
  • Non c’è al momento evidenza di effetti teratogeni sul feto.
  • Le evidenze a sostegno di un maggior rischio di iposviluppo fetale non sono conclusive.
  •  Le gravidanze delle donne con infezione da SARS-CoV-2 sembrano essere associate a una maggiore frequenza di parto pretermine.

Donne positive al COVID19 durante il travaglio e il parto

  •  L’analgesia epidurale non è controindicata in caso di infezione da SARS-CoV-2 e dovrebbe essere raccomandata per ridurre il ricorso all’anestesia generale nel caso in cui sia necessario ricorrere a un taglio cesareo in urgenza/emergenza.
  •  L’induzione del travaglio richiede valutazioni su base individuale, tenendo conto dei possibili rischi e benefici.
  • Nelle donne con un quadro clinico favorevole, qualora non sussista compromissione fetale, non vi sono indicazioni per accelerare il travaglio di parto.
  • La positività COVID-19 non costituisce di per sé un’indicazione al taglio cesareo di elezione, rimanendo valide le indicazioni correnti all’espletamento del parto per via vaginale o chirurgica
  • La modalità del parto non deve essere influenzata dalla presenza di COVID-19, a meno che le condizioni respiratorie della donna richiedano di espletare il parto con urgenza.
  • La scelta della modalità del parto deve essere discussa con la donna, tenendo in considerazione le sue preferenze e le eventuali indicazioni ostetriche e anestesiologiche.
  • Il parto in acqua deve essere evitato per il rischio potenziale di trasmissione attraverso le feci e perché i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) non sono impermeabili.
  • La decisione della posizione da assumere durante il parto è soggetta alle stesse valutazioni del periodo ordinario, non legato all’emergenza COVID-19, tenendo conto delle scelte della donna.
  • Il clampaggio precoce del cordone ombelicale (entro un minuto) non sembra produrre vantaggi per il neonato.
  • Il clampaggio tardivo del cordone (1-3 minuti) è indicato per i noti benefici di salute per il neonato.

Presenza di un accompagnatore durante il parto

  • Alle donne deve essere GARANTITA la presenza di una persona di propria scelta per tutta la durata del travaglio, il parto e durante la degenza a sostegno di una migliore esperienza della nascita documentata da evidenze.
  • Una singola persona, asintomatica, può rimanere accanto alla donna durante il travaglio e il parto, tranne in caso di anestesia generale.
  • Quando una donna accede al servizio di maternità le deve essere chiesto se lei o la persona di sua scelta abbiano avuto segni e sintomi suggestivi di COVID-19 (febbre, tosse persistente, congestione e secrezione nasale, difficoltà respiratoria, mal di gola, respiro sibilante o starnuti) nei 7 giorni precedenti. In caso affermativo, la persona di sua scelta non può accedere al servizio e la donna può scegliere un’altra persona di fiducia, asintomatica.

Contatto  pelle a pelle con il neonato per mamme Positive al COVID19

  •  Il contatto pelle-a-pelle NON è controindicato perché i suoi benefici per la salute del neonato, incluso l’avvio tempestivo dell’allattamento, superano i rischi potenziali della trasmissione e della patologia legata al COVID-19.
  • Durante il contatto pelle-a-pelle e la prima poppata sono raccomandate le misure di prevenzione previste per i casi di positività COVID-19.
  • Le madri e i bambini dovrebbero essere messi nelle condizioni di rimanere insieme e praticare il contatto pelle-a-pelle e il rooming-in giorno e notte, soprattutto dopo il parto e durante l’avvio dell’allattamento.
  • La gestione di madre e bambino deve consentire alla madre di allattare con la frequenza e per tutto il tempo che desidera.
  • La separazione della mamma dal bambino va valutata caso-per-caso, in base alle condizioni cliniche di entrambi, al desiderio della donna e in considerazione degli effetti che tale separazione avrebbe sul loro benessere e sull’allattamento.

Il documento intero qui: ” Indicazioni ad interim per gravidanza, parto, allattamento e cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID-19

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Redazione

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