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Vivere la gravidanza dopo un aborto spontaneo

Quando il test diventa positivo per la prima volta dopo che pochi mesi prima hai affrontato un aborto spontaneo, il turbine di emozioni che ti travolge è fatto da un mix di sentimenti altamente contrastanti.

Da un lato la gioia per la nuova  gravidanza, dall’altro la paura, delle volte insostenibile che possa riaccadere di nuovo.

E’ incredibile come un minuscolo agglomerato di cellule possa letteralmente cambiarti l’esistenza in pochissime settimane. Basta una  lineetta che si colora su un test per provare un sentimento di euforia generalizzato,  che ti fa camminare un metro sopra terra.

Da quel momento tutto assume un significato diverso. E’ come se  il mondo improvvisamente si mostrasse con colori più intensi.

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Il primo aborto

Avevo 28 anni quando dopo pochi mesi di ricerca il ciclo non si è presentato, e con le mani tremanti una mattina abbiamo fatto il test. Il cuore batteva a mille mentre aspettavo quei pochi minuti che sono sembrati un’eternità. E poi è comparsa quella linea, forte e decisa .

Ricordo un forte abbraccio e le lacrime agli occhi e poi quel senso di leggerezza che probabilmente non ho più vissuto una seconda volta. Tutto sembrava andare bene, avevo i normali sintomi, gli ormoni impazziti,  a 5 settimane avevamo visto la camera gestazionale e avevo già iniziato a tenermi quella mano con la pancia, cosa che mi è sempre venuta naturale ogni volta che ho scoperto di aspettare un bambino.

Un mattino mi alzo, vado in bagno e noto delle perdite marroni. Poche ma c’erano. Non sapevo che fare, se farmi vedere, se aspettare. In genere ti raccontano che se non sono sangue vivo non sono motivo di preoccupazione, ma a questa cosa non ho mai creduto.

Ho aspettato qualche ora poi sono andata in ospedale a farmi vedere. Ero circa a 8 settimane e avevo l’ecografia fissata per quella successiva. Mi visitano dopo un paio di ore di attesa, mi stendo sul lettino e non guardo lo schermo dell’ecografo. Sento solo quel “mi spiace non c’è battito” che mi ha raggelata. Sono uscita con la mia cartella, e tutto di me piangeva: i miei occhi. il mio cuore e la mia anima. Non riuscivo a farmene una ragione. O meglio sapevo perchè queste cose capitano ma non accettavo fosse successo a me.

Lo consideravo un fallimento e al contempo faticavo a provare gioia per chi, proprio in quei giorni, diventava mamma  tra le mie amiche.

Sono stati giorni difficili:  il raschiamento è avvenuto dopo una settimana dalla prima valutazione in quanto non si era certi del battito. Nel frattempo 4 ecografie e una lunghissima agonia cercando di non dare spazio alla speranza, per non rimanere di nuovo delusa.

E poi quell’intervento da cui torni a casa con una sensazione di vuoto e silenzio assordante.

Con l’aggravante dei parenti che ti ripetono: “che vuoi che sia, eri solo all’inizio”, “capita a tante”o “la prossima volta andrà meglio”. Un minestrone di psicologia da quattro soldi, che non fa altro che fare aumentare la rabbia che si prova in quei momenti.

Con questa rabbia energizzante volevo riprovare, subito. Una parte di me (quella razionale, piccola ma ce l’ho)  era consapevole di non essere pronta mentalmente per ributtarci nella ricerca e così abbiamo atteso i classici 3 mesi.

La gravidanza dopo l’aborto

Veronica è arrivata dopo il primo tentativo, risparmiandomi l’ansia del “non riesco più ad  avere un bambino” . Nei tre mesi post raschiamento però già avevo pensato che nel caso le cose non fossero andate bene,  l’adozione era la via che faceva per noi. La mente viaggia in fretta vero? Ma avevo bisogno di sentirmi pronta a rispondere a a qualsiasi evenienza, non volevo più trovarmi impreparata come era successo con l’aborto.

E’ un po’ strano come vivi il nuovo test positivo in questi casi. Sai già che molto probabilmente sei incinta perché te lo senti, fai il test, è positivo. Lo guardi, sorridi ma non cammini più a un metro sopra la terra come prima, e rimani ben attaccata al terreno.

Corri subito a fare le beta perché hai bisogno di conferme. Passi gran parte della giornata in bagno perché ad ogni minima perdita vai a controllare che non sia di sangue. Non vuoi affezionarti perché temi un nuovo distacco.

Conti i giorni, le ore e i minuti per la prima ecografia. Terrore puro all’idea di affrontarla. Apnea totale i primi secondi che sembrano un’eternità mentre il ginecologo sistema la sonda.

Stavolta con me c’era mio marito, ho chiesto a lui di guardare il monitor e io guardavo  il suo volto per avere risposte. E stavolta ho visto un sorriso.

Mentirei se vi dicessi che poi sono stata spensierata per i restanti mesi. Almeno fino ai primi tre mesi di gravidanza avevo i radar  alla massima sensibilità. Stavo attentissima a tutto (e a tutti). Massima allerta per la toxoplasmosi, niente sesso, poche passeggiate, insomma vivevo in una sorta di campana di vetro. E sempre per quella necessità di avere tutto sotto controllo.

Ma più passavano i giorni più le fughe al bagno diminuivano, pian pianino tornavo alla mia solita vita e fare una ecografia al mese (si, lo so, non si dovrebbe fare) mi  ha dato quella tranquillità e quelle conferme di cui avevo bisogno.

Ci sono una marea di studi che confermano come le donne che subiscono un aborto spontaneo affrontino con maggior ansia la gravidanza rispetto a quelle che non lo hanno mai avuto. E questo indipendentemente dalla settimana in cui l’aborto si verifica.

Se avete vissuto anche voi questa esperienza non potrete che confermarlo.

La prima volta sbandierate al mondo intero che siete “incinti” non appena fatto il test; la seconda volta, arrivando da un aborto, aspettate la conferma dell’ecografia o l’ingresso nel quarto mese. La prima volta avete il sorriso stampato sulle labbra, la seconda volta non sapete bene che sentimenti provare. Ma sicuramente avete paura.

 Cosa fare per cercare di vivere serenamente una gravidanza dopo un aborto spontaneo? 

Ho cercato di raccogliere qui i consigli che mi sono sembrati più utili. A me è servito fare un percorso psicologico. L’ho fatto dopo il secondo aborto accaduto un anno dopo la nascita della mia prima figlia:

  • Appuntate i vostri pensieri, le vostre paure, le vostre gioie, come state cambiando e come sta evolvendo la gravidanza. Una sorta di diario di bordo anche giornaliero se volete che possa aiutarvi a liberare le emozioni e ad esprimervi.
  • Vivete il presente, per evitare preoccupazioni inutili. Nessuno riesce a prevedere il futuro, e ipotizzare eventi negativi non fa che creare ansie inutili. Concentratevi su di voi, sul bambino che sta crescendo dentro di voi e sul fatto che in quel momento sta andando tutto bene
  • svagatevi: non fissatevi sulla gravidanza 24 ore su 24. Trovate qualche attività che vi aiuti a rilassarvi e cercate di farla ogni giorno, occupando del tempo e tenendo libera la mente da pensieri negativi
  • non rimandate troppo  a lungo lo shopping per il vostro bebè. In molte evitano di farlo per scaramanzia. Le 20 settimane di gravidanza sono un buon momento per iniziare.
  • Rendete partecipate il vostro ginecologo e ostetrica delle vostre paure in modo che possano tranquillizzarvi.

Non dico che sarà tutto semplice  ma ce la potete fare. Sono la regina delle ansiose e se alla fine sono riuscita anche io a vincere le paure… ci riuscirete anche voi! Coraggio!

Vi abbraccio,
Elena

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Elena Crestanello

Biologa ad indirizzo fisiopatologico, laureata con lode all’Università di Padova, nel 2007 dopo il primo “mi spiace non c’è più battito”, con mio marito diamo vita a Periodofertile.it, un punto di informazione e di incontro per donne e mamme.
Nel 2019 ho conseguito il Master di II livello presso l'Università di Padova in Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e Scienze della Riproduzione Umana.