Il Coronavirus in gravidanza: i primi dati sono confortanti

Il Coronavirus anche chiamato correttamente SARS-CoV-2, è un virus con potenzialità pandemiche, attualmente limitato, fortunatamente, soprattutto alla Cina.

coronavirus in gravidanza

Gli  studi si susseguono frenetici per capire  quali sono le caratteristiche di un patogeno che sta preoccupando il mondo  intero e che sta  paralizzato e isolando una delle potenze economiche più importanti,  causando  più di un migliaio di decessi  e decine di migliaia di contagi. Qui trovate il monitoraggio  in tempo reale dell’andamento dell’epidemia in tutto il mondo.

Il Coronavirus in gravidanza attraversa la placenta?

Una infezione di Coronavirus in gravidanza può essere trasmessa al bambino che si porta in grembo?

E’ ancora troppo presto per trarre conclusioni, i dati sono pochi e quindi statisticamente non molto significativi.

I risultati preliminari pubblicati mercoledì su The Lancet indicherebbero che il Sars-COV-2 non può essere trasmesso da madre a figlio nel corso del terzo  trimestre di gravidanza.

Un team  dell’ospedale Zhongnan di Wuhan, in Cina, dove è iniziata l’epidemia, ha valutato i casi di nove donne nel terzo trimestre di gravidanza che manifestavano una polmonite causata da coronavirus.

In sei casi, i ricercatori hanno cercato prove della trasmissione verticale intrauterina testando il coronavirus nei campioni di tampone di liquido amniotico, di  sangue cordonale e nei tamponi faringei dei neonati  prelevati in sala operatoria alla nascita di bambini.

Tutti i campioni sono risultati negativi per il virus, noto anche come sindrome respiratoria acuta grave 2.

Negli altri tre casi, il gruppo di ricerca si è limitato a  esaminare le  sole cartelle cliniche.

Tutti e nove le gestanti hanno ricevuto supporto di ossigeno e antibiotici. Sei di loro sono state sottoposte  a una terapia antivirale. Nessuna delle donne nello studio ha sviluppato una polmonite grave o è morta.

I risultati arrivano dopo che era stato segnalato  un caso in cui una donna incinta infetta da coronavirus aveva  dato alla luce a Wuhan un bambino che è risultato positivo al virus poche ore dopo.

Il professor Yuanzhen Zhang dell’ospedale Zhongnan dell’Università di Wuhan e coautore dello studio ha dichiarato in un comunicato stampa che in questa segnalazione di trasmissione  “mancano molti importanti dettagli clinici  e, per questo motivo, non possiamo concludere da questo caso se sia possibile un’infezione intrauterina”.

I dettagli dello studio

Tutte le madri nello studio avevano un’età compresa tra 26 e 40 anni; nessuna aveva altri problemi di salute anche se una di loro aveva  sviluppato ipertensione gestazionale dalla settimana 27 di gravidanza e un’altra pre-eclampsia alla settimana 31.

  • Tutti e nove le  pazienti hanno partorito con un taglio cesareo nel terzo trimestre.
  • Sette pazienti avevano la febbre.
  • Sono stati osservati anche altri sintomi, tra cui tosse (in quattro su nove pazienti), mialgia (in tre), mal di gola (in due) e malessere (in due).
  • Cinque delle nove pazienti presentavano linfopenia (<1 · 0 × 10⁹ cellule per L).
  • Tre pazienti avevano un aumento nelle concentrazioni di aminotransferasi.
  • Nessuna delle pazienti ha sviluppato la forma grave di polmonite da Coronavirus o è deceduta.
  • Sono stati registrati nove nati vivi senza problemi di asfissia.
  • Tutti e nove  hanno ottenuto  un punteggio Apgar  di 8-9 dopo  1 minuto  e un punteggio Apgar di 9-10 dopo 5 minuti.

Alla nascita, in 6 dei 9 parti sono stati prelevati campioni di liquido amniotico e  sangue cordonale.  I 6 neonati sono inoltre stati sottoposti al tampone faringeo. In 6 donne è stato testato il latte materno per valutare la presenza SARS-CoV-2. Tutti i campioni sono risultati negativi per il virus.

I ricercatori hanno anche scoperto che i sintomi dell’infezione da coronavirus nelle donne in gravidanza erano simili a quelli riportati nelle donne non in gravidanza.

Ci sono diversi studi che valutano gli effetti del virus sulla popolazione generale ,ma pochissime informazioni si hanno  sul virus nelle donne in gravidanza.

Questa condizione invece è molto importante da studiare perché le donne in gravidanza possono essere particolarmente suscettibili ai patogeni respiratori e alle polmoniti gravi, a causa di cambiamenti fisiologici legati alla gravidanza stessa , che potrebbero lasciarle a maggior rischio di infezioni e complicazioni.

Gli autori hanno anche osservato che  i loro risultati sono simili alle osservazioni registrate nelle donne in gravidanza durante la sindrome respiratoria acuta grave, o SARS, nel 2002-03.

Sebbene nello  studio nessuna paziente abbia sviluppato una polmonite grave o sia morta a causa dell’infezione, è necessario, secondo gli autori,  continuare a studiare il virus per comprendere gli effetti in un gruppo più ampio di donne in gravidanza. Fondamentali anche i futuri follow up delle donne e dei bambini per valutare la loro salute a lungo termine.

Dato che le affermazioni dello studio si basano su un numero limitato di casi, in un breve periodo di tempo, e si basano solo su donne che erano nel terzo trimestre della gravidanza e che hanno partorito con taglio cesareo, tutti i dati ottenuti sono da considerare con molta cautela

Non  è, infine, ancora  possibile stabilire, se il virus possa  passare da madre a figlio durante la nascita vaginale.

Fonte:

Huijun Chen, Juanjuan Guo, Chen Wang, Fan Luo, Xuechen Yu, Wei Zhang, Jiafu Li, Dongchi Zhao, Dan Xu, Qing Gong, Jing Liao, Huixia Yang,
Wei Hou, Yuanzhen Zhang
Clinical characteristics and intrauterine vertical transmission potential of COVID-19 infection in nine pregnant women: a retrospective review of medical records
Published Online February 12, 2020 https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30360-3

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!


Elena

Biologa ad indirizzo fisiopatologico, laureata con lode all’Università di Padova, nel 2007 dopo il primo “mi spiace non c’è più battito”, con mio marito diamo vita a Periodofertile.it, un punto di informazione e di incontro per donne e mamme.
Nel 2019 ho conseguito il Master di II livello presso l'Università di Padova in Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e Scienze della Riproduzione Umana.