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Quando si sviluppano i 5 sensi del bambino nel pancione

Quando il feto inizia a sentire i suoni? Quando comincia a vedere qualcosa? Sente il "gusto " del liquido amniotico"? Il tatto e l'olfatto quando si formano?

Tutte noi mamme ci chiediamo nel corso nei nove  mesi come possa essere la vita dentro il pancione. In effetti la vita intrauterina nonostante l’ambiente chiuso, è ricca di stimoli che però arrivano in modo molto ovattato, e in un certo senso filtrato.

Se nuotate  e avete immerso la testa sott’acqua sapete che i suoni arrivano in modo molto diverso (questo perchè le onde sonore nell’acqua viaggiano molto più velocemente che nell’aria, ma il nostro sistema uditivo è fatto per sentire meglio le onde sonore trasmesse nell’aria).

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Il  feto usa i sensi che si stanno via via affinando per raccogliere ed elaborare informazioni,  e già a 20 settimane di gravidanza il suo sistema nervoso è sviluppato in modo tale da permettergli già di calciare e comunicare con la mamma.

Progressivamente il tatto, la vista, l’udito, il gusto e l’olfatto sono stimolati da tutto quello che accade nel corpo della mamma e dalle sensazioni che gli arrivano dall’esterno.

Cosa mangia la mamma, quanto riposa, come reagisce alle varie situazioni, tutto viene trasmesso  al feto. Per questo motivo una volta che il bambino è nato la voce della mamma gli sarà famigliare così come i cibi che riceverà attraverso l’allattamento materno e la musica che avete ascoltato e continuate ad ascoltare.

Come il feto “ascolta” la mamma

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Il bambino si accorge di ogni cambiamento che avviene nella vita della mamma, nel suo quotidiano.

Quanto si riposa, quanto sta in movimento, e i diversi gradi di rumore a cui viene esposta.

Se la mamma è sotto stress  il suo corpo rilascia un ormone, il cortisolo (chiamato anche  l’ormone dello stress) , e il feto risponde a questi cambiamenti regolando i suoi livelli di cortisolo.

È molto interessante anche quello che è stato scoperto  durante uno studio riguardo i ritmi sonno veglia della mamma.

Si è visto che le mamme che si alzano presto al mattino, tendono ad avere figli che  si svegliano presto, mentre quelle che vanno a letto tardi tendono ad avere figli che si addormentano tardi.

Intorno alla 32ma settimana di gravidanza il bambino in genere ha sviluppato 4 tipologie distinte di attività: sonno attivo, sonno tranquillo, veglia attiva, veglia tranquilla.

La fase di sonno attiva è simile alla fase REM,

Fino alla 32ma settimana il bimbo passa molto tempo nella fase di sonno attiva ma poi comincia a stare più tempo sveglio nella fase attiva o quieta.

Si pensa che più regolari e ripetitive sono le abitudini della mamma (dormire, mangiare, esercizio fisico o rilassamento), più  facile sarà per il bambino sviluppare le proprie abitudini dopo la nascita.

Il tatto

Il tatto è il primo senso  che si sviluppa nel feto. Comincia a formarsi tra le 7-8 settimane di gravidanza  quando comincia a muoversi.

Il senso del tatto inizia con lo sviluppo del recettore sensoriale nel viso, principalmente sulle labbra e sul naso. Nel corso delle settimane successive i recettori tattili iniziano a svilupparsi su altre parti del corpo.

Intorno alle settimane 10 e 11 i palmi delle mani cominciano a diventare sensibili e con loro possono “sentirsi” il volto, anche se sono portati ad allontanarsi dallo stimolo se si sfiorano la guancia.

All’inizio hanno poco controllo dei movimenti ma verso la fine della gravidanza tendono ad avvicinarsi al tocco.

Questo può  essere un segno del riflesso di suzione fondamentale per l’allattamento: se accarezzate un bambino ai margini della bocca o sulla guancia, tenderà a voltarsi verso lo stimolo pronto a succhiare.

Entro le 12 settimane diventano sensibili i piedi.

Verso la 14ma settimana tutto il corpo del feto risponde agli stimoli tattili e mano a mano che lo spazio diventa più angusto nell’utero, più frequentemente il cordone toccherà il bambino.

Ecografie in 4D fanno spesso vedere i bambini che “giocano” con il cordone ombelicale.

Come i neonati tendono a a usare la bocca per esplorare qualsiasi cosa nei primi mesi, così anche nel pancione mettono in bocca le dita delle mani o dei piedi. Probabilmente si divertono a succhiare il pollice anche se  non hanno ancora associato l’azione a una consolazione alla fame.

In prossimità del parto il feto viene leggermente schiacciato dalle contrazioni di Braxton Hicks. Oltre che preparare l’utero al parto sembra che servano anche per stimolare i sensi e il cervello del nascituro.

Le scansioni cerebrali sui bambini non ancora nati suggeriscono che i feti non percepiscono il dolore fino a dopo 30 settimane, quando i percorsi neurali somatosensoriali finiscono di svilupparsi. Tuttavia entro la metà del terzo trimestre, il feto è in grado di apprezzare una gamma completa di sensazioni, tra cui calore, freddo, pressione e dolore in ogni parte del corpo.

L’udito

È il senso probabilmente più studiato di tutti perchè è anche quello più semplice da stimolare prima della nascita. I primi studi sul tema  risalgono agli anni 80′ quando è stato dimostrato che i bambini sentono mentre sono in utero e sono in grado di distinguere e identificare alcuni modelli.

In uno studio classico, DeCasper e Spence (1986) hanno chiesto alle donne incinte di leggere ad alta voce da Il gatto con il cappello durante le ultime sei settimane di gravidanza.  Si è  visto che dopo la nascita i bambini mostravano una preferenza  per questa lettura  presumibilmente basata sulla loro esposizione prenatale.

Dopo questi studi iniziali, sono state pubblicate ulteriori ricerche che suggeriscono che i feti sono in grado di ascoltare e persino imparare nel grembo materno.

I bambini reagiscono ai rumori intorno alle 24 settimane quando gli ossicini dei condotti uditivi  si induriscono e iniziano a lavorare insieme.

L’ambiente uterino è ricco di suoni o provenienti dall’interno come  il battito del cuore, la peristalsi intestinale o il suono del sangue pompato attraverso il cordone ombelicale.

I rumori che arrivano dall’esterno giungono al bambino in modo molto ovattato.

Molte onde sonore vengono rimbalzate direttamente dal nostro corpo, altre assorbite dai tessuti  e dalla pelle.  I suoni ad alta frequenza vengono rimbalzati più facilmente mentre i suoni a bassa frequenza riescono ad arrivare al bambino. Per questo motivo probabilmente il feto riesce a sentire la voce del papà abbastanza facilmente.

La vista

Da circa 27 settimane il bambino apre e chiude gli occhi ma la vista sarà l’ultimo dei 5 sensi a maturare durante la vita intrauterina.

Tutto è abbastanza buio ma se la mamma è al mare in costume può probabilmente vedere un bagliore arancione.

Probabilmente riesce a vedere il tono del bagliore piuttosto che il colore  perchè si pensa che la visione del bambino in utero sia in bianco e nero. La percezione del colore si pensa si sviluppi intorno ai 2 mesi dopo la nascita e questo è il motivo per cui alcuni giochi per bambini piccoli vengono creati in bianco e nero, in modo da facilitare il bambino a vederli più in dettaglio.

Sebbene sia buio all’interno dell’utero, la pelle umana lascia passare la luce e fornisce un po ‘di illuminazione per il feto in via di sviluppo. Secondo lo psicologo Vincent Reid dell’Università di Lancaster che ha studiato questo problema, l’utero può essere un luogo sorprendentemente luminoso, “analogo all’essere in una stanza dove le luci sono spente e le tende sono tirate”.

Sulla base di questa premessa, Reid e i suoi colleghi hanno studiato la reazione dei feti del terzo trimestre ai modelli di punti di luce. Le reazioni dei bambini a diversi modelli di luce sono state monitorate utilizzando ultrasuoni ad alta definizione. I ricercatori hanno scoperto che i feti avevano circa il doppio delle probabilità di seguire il movimento di schemi di punti che assomigliavano a un volto umano, lo stesso schema e preferenza che è stata dimostrata nei bambini dopo la nascita.

Ciò suggerisce che la nostra preferenza per i volti umani può essere innata e non semplicemente il risultato di esperienze che si verificano dopo la nascita. Inoltre dimostra chiaramente che il feto risponde attivamente al mondo esterno molto prima di venire alla luce.

L’olfatto e il gusto

Il gusto e l’olfatto sono intrinsecamente intrecciati perché il nostro senso del gusto è in realtà al 90 percento fatto di olfatto.  Alcuni aromi, come vaniglia, carota, aglio, anice e menta, si è visto essere  trasmessi nel liquido amniotico, in cui i bambini vivono e bevono abitualmente diversi centilitri al giorno.

Da circa 12 settimane di gravidanza il bambino inizia a deglutire il liquido amniotico.

Questo liquido porta con sé i sapori e gli odori del cibo che mangia la mamma.

Intorno alle 35ma  settimana le papille gustative sono sufficientemente  sviluppate da riconoscere i sapori di ciò che mangia la mamma.

Alcuni studi hanno dimostrato che i feti iniziano ad avere le loro preferenze culinarie già durante la vita nel pancione. Per questo motivo è importante variare i cibi in gravidanza in modo tale che il bambino inizi ad abituarsi a una varietà di sapori.

Per testare questa teoria, a un gruppo di donne incinte è stato chiesto di bere succo di carota ogni giorno durante la gravidanza, mentre a un altro gruppo è stato detto di evitarlo completamente. Una volta che i bambini hanno iniziato a mangiare cibi solidi, i ricercatori li hanno nutriti con cereali fatti con acqua o succo di carota. Hanno scoperto che i bambini esposti alla carota nel liquido amniotico mangiavano più cereali aromatizzati alla carota.

Per quanto riguarda invece il senso dell’olfatto, questo è già ben sviluppato alla nascita. È stato dimostrato che già a tre giorni di vita il bambino riconosce l’odore del latte della propria mamma.

Fonti

Reid et al., 2017, Current Biology 27, 1825–1828 June 19, 2017 ª 2017 The Authors. Published by Elsevier Ltd. http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2017.05.044

DeCasper, Spence  Infant Behavior and Development, Volume 9, Issue 2, April–June 1986, Pages 133-150, https://doi.org/10.1016/0163-6383(86)90025-1

Nishitani et al 2009, The calming effect of a maternal breast milk odor on the human newborn infant, Neuroscience Research, 63 (1), pp. 66-71; 2009

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