I papà in sala parto: assistere o no alla nascita? L’importanza di una scelta condivisa

Dopo i primi mesi di gravidanza, quando la coppia piano piano inizia a prendere confidenza con il nuovo ruolo genitoriale, si fa sempre più concreto il pensiero del parto.

Si decide dove sarà, nei limiti del possibile “come” sarà, e naturalmente ci si confronta sulla presenza o meno in sala parto del futuro padre: è meglio assistere la moglie solo durante le ore del travaglio o accompagnarla anche durante la fase finale?

I numeri parlano chiaro e non danno adito a troppe interpretazioni svelando una tendenza che è diventata ormai consuetudine: secondo il rapporto CeDap (Certificato di Assistenza al Parto) 2014 infatti, nove padri su dieci sarebbero presenti in sala parto, per confortare, assistere e supportare la futura madre.

Sembrano lontani e sempre più sfuocati gli anni Ottanta, quando i media propinavano una “narrazione” del momento della nascita totalmente diversa: il posto del futuro papà all’epoca era indiscutibilmente la sala d’attesa, dove veniva mostrato passeggiare nervosamente in attesa anche solo un cenno da parte del medico.

Molta acqua è passata sotto i ponti e la possibilità per il compagno di assistere a un momento così delicato che fino a qualche decennio fa era ad esclusivo appannaggio femminile è la cartina di tornasole di un cambiamento sociale da non sottovalutare.

La linea di demarcazione fra il corridoio e la sala parto rappresentava una distanza simbolica e reale su quali fossero le aree di competenza maschili e femminili non solo in un momento così delicato, ma nella vita e nella quotidianità. Ruoli chiari e molto diversi fra loro.

Ci troviamo da pochi anni in fase di cambiamenti radicali: da una società patriarcale nella quale i ruoli erano definiti e rigidi, si è passati a un contesto in cui divisione dei compiti e sostegno reciproco stanno diventando sempre più comuni. Un cambiamento che riflette veri stravolgimenti avvenuti nelle relazioni tra i generi rispetto agli impegni e alle responsabilità familiari.

I nuovi papà

Se gravidanza, puerperio, accudimento del neonato sono stati quindi considerati per millenni aree di competenza esclusivamente femminile oggi piano piano, complice anche il fatto che le famiglie sono sempre meno numerose e le figure di supporto attorno alla madre spesso scarseggiano, il padre è diventato sempre meno una figura di appendice, e sempre più protagonista, a partire proprio dalla gravidanza.

papa sala parto

“Nuovi padri” stanno lentamente popolando l’immaginario collettivo ma per l’uomo, che storicamente e culturalmente è sempre stato tenuto a margine rispetto a certe tematiche, la mancanza di “modelli” a cui ispirarsi e con i quali confrontarsi può creare un senso di inadeguatezza non sempre immediato da superare.  Al contrario, i modelli femminili a cui la donna può fare riferimento sul tema maternità sono invece pressoché infiniti, così come i libri a tema. La tecnologia infine anche in questo senso costituisce una risorsa preziosa: in rete abbondano siti e gruppi a tema, anche territoriali, in cui si può non solo chiedere consiglio ma confrontare su ogni aspetto della maternità, da quelli più pratici a quelli psicologici.

Per i padri questo non accade di frequente e sono spesso destinati a vivere il passaggio alla genitorialità in solitaria non trovando spazio per dare sfogo ai propri pensieri, timori, dubbi. 

Una scelta o un obbligo?

A dispetto dei numeri quindi che vedono oggi gli uomini in prima fila di fianco alle compagne non tutti sono completamente persuasi del fatto che questa tendenza rappresenti una reale scelta, ma che gli uomini non si tirino indietro più per “senso del dovere” e per consuetudine che per la reale volontà di essere presenti.

Il dubbio lo sollevano proprio le “addette ai lavori”, ovvero le ostetriche intervistate nel Libro “Diventare padri nel terzo millennio” edizioni Franco Angeli.

Diverse operatrici, soprattutto quelle meno giovani che hanno vissuto il passaggio dalla sala parto “vuota” a “piena” si sono domandate se la presenza paterna fosse veramente spontanea o se risentisse della pressione delle compagne o del contesto sociale:  “Perché mi sono interrogata. Io sono nata con la mentalità che i papà non dovevano esserci, ho visto la trasformazione. Ma poi mi sono anche chiesta: “Non è che questi poveretti li stiamo forzando? E che sono loro che non avrebbero voluto entrare e invece stiamo rispondendo a un bisogno che è in realtà della donna?

papà sala parto

Naturalmente ogni scelta è del tutto personale e rappresenta il vissuto di ogni uomo e di ogni coppia: sicuramente un “no” detto alla compagna in una circostanza così importante può scatenare sensi di colpa e di inadeguatezza, ma è anche vero che la scelta di essere presenti dovrebbe rappresentare un desiderio autentico non solo il timore di non essere all’altezza delle aspettative.

Una presenza non realmente sentita e desiderata, sostengono diversi psicologi, non solo è pressoché ininfluente, ma è potenzialmente dannosa per la coppia.

Il partner in primo luogo può non essere realmente preparato a vedere la compagnia soffrire sentendosi totalmente impotente, può essere spaventato dal contesto e infine una partecipazione “forzata” a una situazione tutt’altro che banale può portare a un importante calo del desiderio.

Niente di irrimediabile, ma come accade in molte situazioni, per affrontarle al meglio occorre arrivare preparati.

La scelta della presenza in sala parto, per avere un reale “valore” per la coppia dovrebbe forse essere l’apice di un percorso di condivisione che prende le mosse dalla gravidanza, dalla frequentazione ad esempio di un corso preparto in cui si dia spazio non solo alla mamma, ma alla “coppia” e al papà, dove gli uomini possano avvicinarsi a questi temi ed essere messi in condizione di metterli a fuoco e di essere a loro volta ascoltati se lo desiderano, supportati e compresi. Solo se si apre loro realmente la porta verso un universo, il “femminile”, così affascinante, complesso e misterioso insieme e li si lascia liberi di entrare in una relazione “autentica” e senza forzature, si sentiranno davvero partecipi ed entusiasti di dare quel supporto di cui ogni donna ha davvero bisogno. Al di là degli stereotipi, delle convenzioni sociali, ogni coppia potrà sentirsi in condizione di fare la scelta che più le somigli. E anche un “no” potrà essere pronunciato in modo consapevole, ragionato e motivato sulla base di riflessioni maturate nel tempo e non semplicemente scaturite da una paura momentanea.

Una risorsa preziosa

Diventare padre è un’avventura importante che cambia la vita in modo radicale, ma non sempre si tratta di una strada semplice. La paternità è in continuo mutamento e la presenza maschile rappresenta una discriminante fondamentale per mamme e bambini non solo durante la gravidanza ma anche alla nascita: la presenza di un padre volenteroso è una risorsa preziosa per la donna.

Troppo spesso forse gli uomini non si rendono conto di quanto siano necessari: abbiamo un enorme bisogno della figura paterna, uno dei nostri compiti è forse cercare di farglielo realmente comprendere.

A cura di Valentina Desario

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.