Quando perdi un figlio e ti feriscono anche con le parole

Le parole sono potenti, anzi potentissime. Possono far gioire, ma possono anche ferire profondamente.

Quando interagiamo con chi ha perso un figlio in gravidanza, o poco dopo la sua nascita, ciò che comunichiamo con il corpo e con le parole, se scelto nel modo sbagliato, può scatenare sentimenti di ulteriore sconforto.

Se non si sa cosa dire,  il silenzio e un abbraccio valgono più di 100 parole di circostanza.

Chi subisce un lutto perinatale, vive un’esperienza devastante.

Chi vive un aborto nelle prime settimane di gravidanza subisce un lutto che lascia un senso di vuoto indescrivibile.

Chi vive la morte di un bambino appena nato… vorrebbe morire con lui.

Inutile che ci giriamo attorno, la perdita, la terra bruciata che si crea attorno, i sensi di colpa, la rabbia, la frustrazione, il senso di vuoto, la paura, il senso di impotenza, sono solo alcune delle  sensazioni con cui convive chi  ha subito un lutto così forte e drammatico.

Ognuno reagisce in maniera diversa, chi con con il pianto, chi con lo sfogo verbale, chi con il silenzio … nessuna di queste è una modalità  giusta o sbagliata. Sicuramente in tutte c’è un forte bisogno di essere ascoltate e comprese nel proprio dolore.

Non tutti sono in grado di gestire il carico di sofferenza che viene riversato loro addosso  da chi ha subito il lutto perinatale, e parole di conforto scelte nel modo sbagliato, possono ferire ulteriormente chi si ha di fronte.


Ottobre è il mese della consapevolezza sul lutto in gravidanza e dopo la nascita, e in particolare il 15 Ottobre è la giornata dedicata,  conosciuta internazionalmente come il Babyloss Awerness Day.

L’evento in Italia è curato dal 2007 da CiaoLapo Onlus  associazione di riferimento e sostegno per le famiglie che subiscono una perdita perinatale e fonte di informazioni insostituibili per prevenzione e gestione del lutto.


Parole positive

Per dimostrare il potere delle parole, così come delle immagini, la  fotografa Melanie Paterak ha pubblicato una serie di ritratti diventati virali in rete, chiamati “Parole positive”.

Si tratta di una serie di splendidi ritratti di madri che hanno subito un lutto in gravidanza, che tengono in mano una lavagna con le frasi  peggiori e migliori che sono state loro rivolte a seguito della perdita del bambino.

Scopo di questo progetto fotografico è non  solo mettere in evidenza le frasi che hanno ferito, ma anche quelle parole che hanno dato speranza.

Le immagini in bianco e nero riportano i commenti che le donne protagoniste delle foto hanno ricevuto, e che le hanno fatte sprofondare ulteriormente nell’oscurità del loro dolore.

Le immagini a colori  sono quelle che contengono le frasi che  hanno  dato speranza alle donne dei ritratti, nei giorni più difficili.

È in un posto migliore

Perché quando muore un bambino ci viene detto che si trova in un posto migliore? La mamma nella foto infatti si chiede  “Non ero abbastanza brava per lui?

Quante volte quando si ha un aborto in gravidanza ci viene detto: “Per fortuna eri solo all’inizio!“. E quindi? Si dovrebbe soffrire di meno per questo motivo?

Sei giovane, puoi riprovare 

Questa frase la possiamo definire uno dei classici delle frasi peggiori da dire, e nonostante ciò in testa alle classifiche di quelle più citate.  Per le donne che hanno subito un lutto in gravidanza non rappresenta una frase confortante. È invece  irrispettosa dei sentimenti  di perdita che le donne stanno provando in quel momento.

Il tuo bambino sarà sempre con te

È bellissima

Si tratta di un messaggio semplice che si  concentra  positivamente sulla bambina, facendole un complimento (“è bellissima “) e al contempo aiuta la mamma a conservare il ricordo positivo della piccola, che ha portato in grembo per 36  settimane  e 3 giorni.

Tutte queste mamme si sono presentate spontaneamente nello studio della fotografa dopo che la stessa Melanie aveva lanciato l’iniziativa .

Le donne che hanno partecipato al progetto, hanno voluto sottolineare  che non servono frasi complicate per dare conforto, un semplice “sono qui per te” aiuta tantissimo. Concordano tutte infine, sull’importanza di  concentrarsi sul presente e sul positivo.

Per vedere l’intero progetto, visita Portraits di Melanie su Facebook.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!


Elena

Biologa ad indirizzo fisiopatologico, laureata con lode all’Università di Padova, nel 2007 dopo il primo “mi spiace non c’è più battito”, con mio marito diamo vita a Periodofertile.it, un punto di informazione e di incontro per donne e mamme.
Nel 2019 ho conseguito il Master di II livello presso l'Università di Padova in Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e Scienze della Riproduzione Umana.