Oggi volevo brevemente affrontare con voi questo tema: il parto in casa. Mi è stato chiesto più di una volta e quindi non posso sottrarmi dal parlarne
Premetto che io non sono favorevole, visto la grave emorragia che ho subito dopo la nascita di mia figlia . Infatti, se non fossi in stata in ospedale forse non sarei qui a scrivere.
Non voglio fare alcun tipo di terrorismo…ci mancherebbe, ma sono cose che possono capitare ed è giusto esserne consapevoli. Certo, fino a poche decine di anni fa si partoriva in casa ma vi ricordo che la mortalità neonatale e materna era molto più alta che adesso.
Il personale medico e le moderne attrezzature che si trovano negli ospedali infatti permettono di salvare nella maggior parte dei casi mamma e bambino in caso di necessità. Infatti il rischio di complicazioni a carico della mamma o del bambino non sono mai quantificabili a priori e quindi il parto in ospedale risulta indubbiamento più sicuro. Se fosse necessario ad esempio ricorrere al cesareo d’urgenza? Mi potreste dire “mi faccio trasferire in ospedale”. Certo ma magari il tempo per il trasferimento potrebbe essere determinante…
Ci sono poi alcuni casi particolari in cui il parto in casa va assolutamente evitato. Ad esempio in caso di placenta previa, quando il bambino è eccessivamente grande, se in precedenza si è avuto un cesareo, se si soffre di pressione alta , se il bambino è podalico, oppure se ci sono altre problematiche che richiedono la presenza di un medico durante il parto.
Fatta questa premessa, vediamo assieme quali sono gli aspetti positivi e negativi per chi decide di partorire in casa.
I pro sono questi:
- vivi il travaglio e il parto nel tuo ambiente famigliare assieme alle persone care
- potresti essere più rilassata e quindi affrontare meglio il dolore
- potresti essere assistita dalla tua ostetrica personale
Naturalmente i contro sono più rilevanti come abbiamo già avuto modo di capire:
- Il parto è una vera incognita e non si possono prevedere eventuali complicazioni
- Se nasce un’emergenza inaspettata , il trasferimento all’ospedale potrebbe richiedere troppo tempo o essere reso difficoltoso da lontananza e traffico
- L’epidurale si può fare solo in ospedale
- in caso di altri figli sarebbe molto difficile trovare del tempo per riposare dopo il parto.
Quindi riassumendo, gli aspetti positivi del parto in casa sarebbero quelli di sentirsi più proprio agio tra le mura domestiche . Considerate però che in genere in ospedale avete una stanza tutta vostra in cui affrontare il travaglio con le persone che volete accanto. In alcune strutture inoltre questi locali sono arredati in modo tale da renderli più famigliari e accoglienti.
Quindi secondo voi vale la pena di rischiare di partorire in casa?
Questa è chiaramente la mia opinione in materia. Per informazioni più dettagliate e non influenzate dall’esperienza vi rimando qui: http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/64
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L’incipit è chiaro: non desideri fare del terrorismo, ma inizi un articolo sul parto in casa raccontando di un’emorragia post parto e annunciando che non saresti qui a scrivere, se fossi stata a casa. Mi dispiace ma hai già compiuto un atto di disinformazione. Tanto per chiarire, l’emorragia post parto accade spesso perché la donna non ha avuto un’assistenza fisiologica e ‘hands off’ durante il parto. Mi riferisco a qualsiasi agente esterno che possa aver influito sul travaglio: basta una rottura del sacco compiuta artificialmente e già il travaglio non è più fisiologico. L’emorragia post parto, nonostante sia un’urgenza é una di quelle situazioni che possono essere gestita anche a casa (nonostante uno attivi subito i soccorsi) dato che le ostetriche hanno sempre l’ossotocina da infondere per evitare una perdita massiva di sangue. A volte la causa è solo dovuta alla vescica piena. Comunque non desidero parlare di questo, ma del fatto che, quantunque uno desideri effettuare informazione, già l’espressione “vorrei dirvi questa cosa, ma sappiate che a me non piace”. Mi pare di leggere gli articoli sull’allargamento scritti da chi é arrivata al parto senza informazioni a riguardo, ha avuto difficoltà e ha preferito passare al biberon e alla formula.
Tornando alla tua descrizione di vantaggi e svantaggi non si evincono nessuna citazione bibliografica né l’apporto di opinioni di donne che, invece, hanno scelto do partorire a casa dopo non uno, ma dopo due cesarei.
Non si può fare informazione avendo un’opinione.
Quindi io preferirei, ad onor di verità che tu dicessi chiaramente che la tua idea sull’argomento è questa, ma che ci sono forum dove sapere opinioni diverse (partonaturale.org) e siti dove reperire bibliografie aggiornate (saperidoc.it).
Detto ció, auguro una buona Informazione a tutte.
Mamma
vicenza
Età: 35
Ho iniziato l’articolo dicendo che ne parlavo brevemente e sottinteso anche superficialmente se vogliamo essere sincere, appunto per la mia esperienza. La premessa mi sembra possa giustificare la mia opinione. Questo in fine dei conti è anche un blog personale dove ritengo di avere il diritto di esprimere la mia opinione. Non volevo entrare nei dettagli però Rachele oltre all’atonia si era rotto anche un vaso con la conseguente formazione di un ematoma scoppiato 8 ore dopo. Ho subito un intervento di emergenza a 10 ore dal parto quando sono riusciti a capire che stava accadendo e mi hanno letteralmente preso per i capelli visto che ero al limite anche per una trasfusione..
Ho aggiunto il link al portale informativo così se una persona legge il mio post e vuole informarsi meglio può andare a leggere il sito più professionale.
Ciao Elena,
per rispondere alla tua domanda riguardo il costo del parto in casa, nel mio caso è costato circa 2000Eur di cui il 19% mi è ritornato con la dichiarazione dei redditi dell’anno seguente, quindi la spesa effettiva è stata 1600Eur. E’ una cifra molto importante, e nei 9 mesi di gravidanza ho dovuto in qualche modo rinunciare a varie cose per potermela permettere. Ho in seguito chiesto alla mia Regione un rimborso anche parziale in virtù del fatto che non ero stata un costo per la mia USL ma la risposta è stata negativa. C’è una petizione (per la Regione Veneto) in cui si chiede che vi sia un rimborso ma sinceramente non mi pare che le cose si muovano in questo senso. Comunque, si tratta di fare delle scelte e darsi delle priorità: un’amica che ha partorito nel mio stesso periodo ha speso circa 300Eur per avere la camera da 2 anzichè da 5 persone in ospedale; ha fatto le 7 visite di gravidanza con un medico privato a circa 100Eur a visita, tot. 700Eur. Ha pagato l’amniocentesi circa 150Eur. Io per la gravidanza mi sono rivolta al medico del consultorio che è gratuito e ho fatto gli esami e le ecografie previsti dal SSN a costo 0. Non ho acquistato le attrezzature per il bambino (porte-enfant, carrozzina, culla e quant’altro) ma ho scelto il minimo indispensabile in prestito da amiche che avevano già avuto bambini. Il famoso ‘Trio’ che la maggior parte delle famiglie in attesa ritiene irrinunciabile costa nuovo fino a 900Eur! Il corredino del bambino mi è stato prestato o regalato, non ho comprato niente. Sterilizzatore, biberon, ciucci, non li ho acquistati. Il pediatra è dell’USL (gratuito) e non privato, ci sono persone ad esempio che non si fidano del medico se non lo pagano almeno 120Eur a visita. (e nel primo anno le visite sono almeno 5 sempre se non si ammala!).
Quanto sopra solo a titolo di esempio, per ribadire il concetto che credo sia determinante: quasi tutte le famiglie spendono per il proprio figlio, si tratta solo di decidere per che cosa spendere.
Sinceramente spero che le Regioni si adoperino al più presto in modo da dare supporto alle persone che decidono per il parto in casa, non solo dal punto di vista economico che è importante ma anche dal punto di vista della professionalità degli operatori, per tutelare le famiglie da eventuali ‘incompetenti’ (purtroppo come in tutti i campi a volte ne trovi).
E qui riprendo la frase sopra di Tiz dell’OMS, che raccomanda di dare possibilità di scelta alla donna sul luogo che lei ritiene più adatto e sicuro.
Sui protocolli: io non ci sputo sopra, non mi pare di aver usato termini così forti a riguardo. Solo a me a volte sembra che sebbene non servano vengano osservati lo stesso (e non capisco il perché): a cosa serve l’episiotomia ‘di routine’? a cosa serve tagliare il cordone ombelicale immediatamente? a cosa serve portare via il bambino e tenerlo un’ora a fare il bagnetto impedendo alla madre il primo contatto? (la madre è incatenata al lettino, le stanno ricucendo l’episiotomia) a cosa serve obbligare la donna alla posizione litotomica in fase espulsiva?; è a questi protocolli che mi riferisco, non ai protocolli in generale che chiaramente hanno senso perché un minimo di regolamentazione deve esserci.
Non c’è dubbio che ci siano persone oneste e intelligenti in ospedale, ma come in tutti i luoghi ci sono anche le persone che preferiscono non rischiare a uscire dal protocollo solo per seguire la persona che hanno davanti. Certo che anche tra le ostetriche a domicilio ci sono delle persone meno brave, la differenza è che queste te le scegli e hai 9 mesi o più per conoscerle e decidere, mentre quando arrivi in ospedale trovi chi trovi e non puoi dire: ‘Scusate, questo operatore non è empatico e non mi ascolta, ne voglio un altro ..’ Sto un po’ ironizzando ma spero di aver reso l’idea: quando inizi a cercare le ostetriche per il parto in casa puoi vederne molte, fare colloqui, chiedere informazioni e anche notizie sul loro ‘curriculum’ .. e poi decidere, e puoi anche dire: ‘Nessuna di queste mi convince quindi scelgo qualcos’altro’. Ma quando entri in ospedale sei in travaglio non puoi scegliere niente. E se anche hai fatto la classica visita stile ‘giro turistico del reparto’ il mese prima, hai visto IL REPARTO non le persone; non sai bene chi c’è di turno e non hai idea se sia una persona intelligente e aperta o una meno intelligente, o semplicemente stanca perché sei la decima primipara della giornata: insomma ti fidi del primo che capita, di cui sai solo che ha un diploma di ostetricia e/o ginecologia (sennò non lavorerebbe in ospedale … si spera!).
La struttura a cui ti affidi, l’insieme di persone, non hanno più valore nella realtà: sei a tu per tu con una ostetrica e un ginecologo e sono questi due sconosciuti che hanno in mano la tua vita, non ‘la struttura’ che è solo un’entità astratta e priva di significato.
Buona giornata
Vanna
Mamma
vicenza
Età: 35
E poi non sputerei come sempre sui protocolli…E’ indispensabile che in ogni ospedale, come in un laboratorio esistano dei protocolli che devono essere seguiti adattandoli comunque alla situazione perchè questo è quello che si fa.Mi sembra che trattiate il personale ospedaliero come una sorta di automi incapaci di ragionare…Io non so di quale ospedali voi abbiate esperienza. Come in ogni ambito ci sono professionisti bravi e meno bravi. Ci saranno anche tra coloro che sceglieranno di di fare l’ostetrica a domicilio…
Sia che si scelga di partorire in casa, sia che si decida di partorire in ospedale alla fine la scelta è un discorso di fiducia che la partoriente ha nei confronti di una struttura (fatta di più persone) o di una singola persona. E l’errore può capitare in entrambi i casi.
Il discorso che fai sulla bravura dei professionisti è giustissimo. Io ho avuto i primi due figli in ospedale. La prima volta ho avuto la fortuna di trovare la stessa ostetrica che poi ha seguito il mio parto a casa (lavora part-time in ospedale) e il parto è andato benissimo. La seconda volta il parto è durato pochissimo (mio figlio è nato 35 minuti dopo il mio arrivo in ospedale) e in quel poco tepo sono riusciti a disturbarmi e a rovinare i primi momenti con mio figlio…
Come scrive Vanna: “arrivi lì e chi c’è c’è, potrebbe essere il miglior operatore del mondo oppure il peggiore e tu questo non lo sai”. Invece l’ostetrica la scegli, la conosci durante la gravidanza, ti segue per mesi (o almeno settimane) prima del momento del parto. Puoi commettere un errore di valutazione, è vero, e considerarla capace quando invece non lo è… però è molto più difficile che questo avvenga… molto più facile trovare l’incopetente (annoiato, stanco, arrabbiato…) operatore in ospedale che ti rovina un momento così importante.
Con questo non voglio dire che partorire in ospedale è sicuramente peggio: potrebbe andare benissimo e moltissimi operatori sono sicuramente preparati, empatici, bravissimi. Però in un caso sai in chi decidi di riporre la tua fiducia, nell’altro caso vai alla cieca…
Mamma
vicenza
Età: 35
Io vorrei chiedere una cosa a voi che avete partorito in casa…come la mettiamo con il discorso economico???
Come in tutti i casi una seria professionalità si fa pagare e anche profumatamente.
Il parto in casa potrebbe diventare elitario o mi sbaglio?
Non sbagli affatto. Purtroppo il costo c’è e non è proprio da poco. Un parto a domicilio può costare dai 1500 ai 2500 euro circa. Non è molto in base al servizio erogato: in queste cifre ci sono le visite durante la gravidanza, il parto stesso, il puerpuerio.
Ci sono Regioni che rimborsano questa spesa alle famiglie che la sostengono (non si tratta di soldi che la Regione spende in più: si tratta solo di spostarli dall’ospedale agli utenti, anzi, in ospedale il costo è più elevato)e molte altre dove questo non avviene. Per questo motivo ci sono petizioni con le quali si chiede il rimborso del parto domiciliare: finché questi costi resteranno a carico delle famiglie non potrà essere garantito alla donna il diritto di “partorire in un luogo che sente sicuro al livello più periferico al quale si possa garantire assistenza appropriata e sicurezza. Per una donna con gravidanza a basso rischio questo luogo può essere la casa, una casa maternità o l’ospedale” (OMS)
Ciao Barbara,
capisco cosa intendi, secondo me però non sempre una struttura ospedaliera ti assicura ‘il posteriore parato’ . E’ il personale che ti capita che fa la differenza e non poter scegliere mi dà l’idea di andare alla cieca nel giorno più importante della vita. Ed è una cosa a cui nessuno mai accenna: arrivi lì e chi c’è c’è, potrebbe essere il miglior operatore del mondo oppure il peggiore e tu questo non lo sai, ciecamente le/gli affidi la tua vita e quella di tuo figlio pensando di assicurarti la miglior assistenza possibile, ma come puoi esserne certa se non sai chi è?
A mio parere una persona preparata che ti segue da mesi e durante tutto il travaglio può essere in grado di valutare immediatamente eventuali fattori di patologia e trasferirti immediatamente all’ospedale, pre-allertando telefonicamente; il tempo di reazione totale si aggira attorno ai 15’ trasferimento compreso e mi sembra un tempo ragionevolmente sicuro. Durante il parto in ospedale, invece, può capitarti di essere lasciata da sola in sala travaglio per ore di fila, magari attaccata al monitor e obbligata a stare stesa. Allora la mia domanda è: cosa può succedere in questo tempo ? E’ chiaro che se l’emergenza viene presa tardi perché nessuno ti assiste in maniera adeguata, c’è poco tempo per reagire e poi magari ti dicono ‘per fortuna che eri qui che ti abbiamo salvato!’.
Altri due elementi fonte di rischio che contesto all’ospedale e di cui ho scritto in post precedenti sono:
- di non tenere conto della persona e delle sue sensazioni, che sono fondamentali perché è la donna che partorisce che sente il suo corpo e dovrebbe essere lasciata libera di agire non (solo) per amor di libertà ma perché seguendo il proprio istinto può evitare fonti di patologie. Un esempio per questo è la posizione sia in fase di travaglio che di espulsione: a quante donne è permesso muoversi in libertà per assecondare le necessità del proprio fisico? A quante è dato l’obbligo della posizione sdraiata che sappiamo bene può causare sofferenza fetale? A quante viene chiesto di spingere ‘a vuoto’ causando magari la distocia di spalla?
- di adottare delle misure di intervento che a volte possono causare la patologia o comunque la sofferenza di mamma e bambino, a volte inutili ma che sono rientrate nella prassi comune non si sa bene perché. Parlo nello specifico dell’episiotomia che è una vera mutilazione, dell’uso smisurato dell’ossitocina sintetica che crea un maggior dolore alla madre (al bambino non si sa ma poverino lui non può parlare) e soprattutto nelle primipare viene usata senza reali bisogni, ma solo per velocizzare, e del taglio precoce del cordone ombelicale: molti casi di ipossia sono dovuti proprio a questo!!! Per non parlare del fatto che lasciando finire di pulsare passa quasi mezzo litro di sangue, ed è tantissimo!, in più si evita l’anemia infantile .. insomma quanti danni solo per non saper aspettare 2 minuti! O anche il fatto di lavare subito il bambino, con che prodotti, poi? che danni può provocare tale operazione? (fastidiosissime dermatiti … altro?)
Concludo dicendo che se l’ospedale vicino a casa mia avesse assicurato una presenza costante di una persona brava e di mia fiducia, avesse assicurato di non praticare l’episiotomia e di non somministrare ossitocina, di lasciarmi libera nelle posizioni di travaglio e nelle posizioni di spinta, di fidarsi delle mie sensazioni e non seguire dei protocolli rigidi e generici, se mi avesse assicurato che il cordone ombelicale sarebbe stato tagliato dopo e non immediatamente, che il bambino non mi sarebbe stato tolto subito dopo il parto e riportato dopo un’ora lavato e vestito… ecco forse avrei potuto valutare di partorire lì. Ma ho scelto la casa perché a confronto con quell’ospedale era il luogo meno rischioso.
Riguardo alla tua domanda, se fosse andata male sarei ancora per il parto a casa, non so. Rigiro la domanda a chi ha avuto questa brutta esperienza. E formulo una domanda a chi ha partorito felicemente in ospedale: se fosse andata male sarebbero ancora della stessa idea?
Buona giornata
Vanna
Ciao Barbara,
non cercavo di convincere nessuno, per carità, e ho capito che non sei profana, solo ci tenevo a puntualizzare che la questione sicurezza del parto ‘in ospedale si e in casa no’ è un’idea radicata nel collettivo che però non trova riscontri nella realtà. Al contrario alcune complicazioni anche gravi avvengono in ospedale e non in casa. Sempre con il presupposto dei famosi criteri di gravidanza fisiologica, etc etc. che già di per sé ‘scremano’ e inviano all’ospedale quei casi che risulterebbero veramente rischiosi a casa.
Sulla paura dell’ospedale: io non ne ho, ho partorito un figlio in ospedale, ero fiduciosa negli operatori e ritengo che la maggior parte di loro cerchi di fare il proprio lavoro al meglio delle proprie capacità e in base a quanto ha appreso con lo studio e con la pratica. Solo che certe pratiche inutili e dannose (fatte non con dolo ma solo perché così si fa) non ritengo sia giusto subirle e basta.
Come scrive Stefano sopra, bisognerebbe migliorare gli ospedali, certo. Ma in attesa dei miglioramenti io evito subire e far subire a mio figlio ‘torture’ inutili. (il termine lo utilizzò una volta un ginecologo in ospedale : ) ).
Altro appunto che voglio fare: quando parlo di ‘ambiente’ io non mi riferisco ai mobili o all’arredo .. mi riferisco alle persone, a quanto empatiche e disponibili sono, a quanto gli interessa di me e di mio figlio come persone, alla disponibilità che hanno nei miei confronti …
In generale ritengo che in ospedale sei un numero, a casa sei una persona.
Dettaglio sull’episiotomia: non si tratta di scegliere tra episiotomia o lacerazione ma tra episiotomia e NIENTE, perineo intatto. !!!! E’ importante sottolineare che si può partorire senza subire danni al perineo, perchè continuando a ripetere ‘meglio taglio che lacerazione’ si dimentica completamente che c’è un’opzione migliore.
Sulla distanza da casa, già detto che 36km. sono troppi, mi pare che il max accettato sia 15-20 min di strada da casa a ospedale (circa 10-15 km) .
Dici che al piano di sopra del tuo ospedale c’è patologia e rianimazione neonatale, come in alcuni grandi ospedali italiani (ma non in tutti).
Quindi se il tuo ospedale non avesse questo reparto ti trasferiresti in una città dove c’è la rianimazione neonatale per partorire?
Ciao!
Sì, certo che partorirei dove ho maggiori servizi. Mentre a Cagliari impieghi dieci minuti a raggiungere la clinica pediatrica da qualunque ospedale o da casa, qui a Nuoro c’è solo questo ospedale per tutta la provincia e giustamente è stata dotata di tutti i reparti essenziali, manca solo la cardiochirurgia. Secondo te dovrei aspettare l’elicottero? L’avevo capito che con “ambiente” non parli dei mobili (sai il mio quoziente di intelligenza è abbastanza alto anche se forse non sembra). Ripeto, IO avrei partorito a casa mia con l’ostetrica che mi ha fatto da insegnante ed è una brava davvero, però non ho garanzie che vada tutto bene e non voglio rischiare per una mia convinzione e una mia preferenza. Mi piace anche l’idea del parto in acqua, più naturale di così…. Ma può darsi che alla fine scelga di fare l’epidurale, andrò in ospedale e tanti saluti.
Per quanto riguarda l’episiotomia, io non sono per niente a favore, però avendo assistito a diversi parti noto che non tutte raggiungono una dilatazione ottimale. Probabilmente la vita che conduciamo porta anche a questo, a essere sempre meno elastiche. In linea di massima i parti che si svolgono nel reparto dell’ospedale di Nuoro sono parti fisiologici e tranquilli, come ti ho scritto prima curano molto il farti sentire a tuo agio. Hai una stanza tutta per te dall’inizio del travaglio dove puoi metterti come ti pare e stare con tuo marito. Alla fine l’importante è che tutto vada bene.
Vogliamo anche discutere sul fatto “bambino in camera, bambino al nido”?????? Scherzo, in classe si era scatenato l’inferno su questo tema. E’ stato un piacere parlare con te Vanna. Alla prossima.
Ciao Barbara,
sul mobilio mi scuso di aver sottolineato, ma siccome viene spesso usato come indicatore di ‘ambiente positivo’ ci tenevo a puntualizzare che a mio avviso non sono le cose a fare l’ambiente ma le persone.
Sulla questione sicurezza: sembrerebbe che l’unico elemento che rende sicuro il parto in ospedale sia la presenza o meno del reparto di patologia neonatale… allora non capisco: perchè dire che il parto in casa è pericoloso e non che il parto dove non c’è il neonatologo è pericoloso?
Ci sono molti punti nascita in Italia privi di questo reparto, dove partoriscono molte donne .. corrono tutte rischi??
Mi piacerebbe chiedere a chi ritiene il parto in ospedale sicuro, quali sono i rischi che pensa di evitare andando appunto in ospedale.
Buona giornata
Vanna
Ciao Vanna, secondo me se il parto deve andare bene può avvenire nel tuo lettone, come nel bagno di una stazione! il problema del parto è che non si sa come andrà e non è una bella o una brutta gravidanza che può predirre questo! Avendo avuto puerpere nel mio reparto, la rianimazione, so per certo che può succedere di finirci sia a donne giovani primipare come a donne pluripare dopo altri parti tranquilli. Ricordo il caso di una bruttissima emorragia da rottura dell’utero che avrebbe portato alla morte in poco tempo se non ci fosse stata una sala operatoria nel raggio di 100 m, dopamina, trasfusione ecc. ecc. In questo caso il problema è stato della mamma e non della bambina che stava perfettamente, visto che il casino è successo in fase di secondamento (parto naturale e nella norma). Altre volte invece la mamma sta bene e il bambino ha problemi di distress respiratorio, di rischio di ipossia per motivi vari, ecc. Magari avrò un parto bellissimo e dirò “accidenti, potevo farlo a casa”, ma non ho la sfera di cristallo e preferisco avere il posteriore parato, come si suol dire. Forse se vivessi di fronte all’ospedale ci farei un pensierino, ma così non me la sento. Il fattore tempo è fondamentale. A te probabilmente è andata benissimo, ma se non fosse stato così saresti ancora della stessa idea? Non lo so.
Buonasera, scusate se mi intrometto nella discussione, peraltro uscendo un po’ dal tema portante, ma vorrei riportare in breve la mia esperienza sul parto presso l’ ospedale di Nuoro, definito dalla signora Barbara come estremamente attento alle esigenze delle partorienti. Io vi ho partorito lo scorso ottobre, nemmeno sei mesi fa, e se dal punto di vista strettamente clinico non posso che parlarne positivamente, dal punto di vista umano maledico il fatto che sia in pratica l’ unico ospedale a cui potrò rivolgermi per il mio prossimo parto, che avverrà in dicembre. Escludendo infatti la meravigliosa ostetrica che mi ha seguita ahimè solo in fase espulsiva e un medico perlomeno educato, non esito a dire che il resto del personale medico e ostetrico ha rasentato in certi momenti il sadismo. La cosa più carina che ha saputo dirmi l’ostetrica di turno durante il travaglio è stata che con le mie perdite le avevo macchiato tutto il pavimento della sala travaglio e che ci sarebbe voluto l’ intervento della donna delle pulizie. Mio marito è stato tenuto lontano da me durante TUTTA la fase di travaglio nonostante le mie ripetute richieste di chiamarlo a me, e questa è stata la cosa più dolorosa. Inoltre non ho potuto fare il travaglio come mi pareva perchè mi hanno tenuta praticamente sempre attaccata al tracciato. Se esprimevo a voce il dolore ero una palla al piede, se chiamavo per avere sostegno si presentava l’ostetrica maniaca del pavimento pulito con aria seccata. Ci sarebbe molto altro da dire ma mi dilungherei troppo. Semplicemente sono rimasta colpita da come la realtà possa avere punti di vista così diversi da persona a persona, da esperienza a esperienza.
Sicuramente, se non mi sentissi più sicura nel sapere il mio bambino appena nato in mano ad a struttura ospedaliera, dopo un parto emotivamente così infelice la prossima volta partorirei mille volte più volentieri a casa. Saluti e buona continuazione.
Guarda non so se hai letto il mio primo post, forse no altrimenti avreste capito che la penso come voi su certe cose. A me il parto terrorizzava proprio perchè sentivo certe cose dell’ospedale che non mi piacevano. Da lì la decisione che se mai mi fosse capitato l’avrei fatto a casa. Poi lavorandoci mi ha fatto meno spavento, forse perchè il reparto di ostetricia dove lavoro è nuovissimo, il travaglio e il parto si svolgono nella stessa stanza, tutte e tre arredate con mobili pastello (tipo cucina di casa), letti ampi e imbottiti, liana, spalliera svedese, una con la vasca per il parto in acqua. L’episiotomia si fa se serve, ma la lacerazione non mi è sembrata migliore! Quello che io ribadisco, e insisto in questo caso, che l’idea che ci siano i presidi e il reparto di patologia e rianimazione neonatale al piano di sopra mi rassicura ed è la cosa che mi ha fatto cambiare idea e optare per il parto in ospedale. Ho 39 anni e mezzo, abito a 36 km dall’ospedale e ci vuole più di mezz’ora a raggiungerlo. E ribadisco anche un’altra cosa, non è me che dovete convincere, e scusa se in materia non stai parlando con una principiante o una profana.
Ciao a tutti,
mi aggiungo alla discussione per precisare alcuni punti: il parto in casa non viene scelto ‘per tranquillità’ della mamma e ‘a discapito’ del bambino come alcune persone affermano. Chi sceglie di partorire a casa lo fa perchè capisce che è importante per entrambi, ma soprattutto per il bambino, per la sua sicurezza e per una nascita esente da traumi. Puntualizzo questo perchè troppo spesso mi sono sentita dire che ho scelto di stare a casa ‘per ascoltarmi il mio CD preferito’ non pensando ai gravissimi rischi che avrei fatto correre a mio figlio. Ciò non è assolutamente vero. Ci sono rischi insiti nel parto, ovviamente, e in aggiunta ogni ambiente ne porta con sè di propri: in ospedale rischi che ti creino delle complicazioni (con posizioni obbligate o divieti di movimento o parti indotti o velocizzati etc.),mentre a casa corri il rischio che la persona che ti segue non sia abbastanza brava da riconoscere un cambiamento dal fisiologico al patologico in tempo utile per il trasferimento all’ospedale. Certo che anche in ospedale, se ti lasciano in travaglio da sola e vanno ad occuparsi di altro (come spesso succede purtroppo per vari fattori tra cui l’afflusso troppo elevato di partorienti) è possibile che ciò succeda anche lì.
Ognuno si prenda i rischi che preferisce, ma non si dica che chi sta a casa rischia e chi va in ospedale no. E’ falso.
Chiaramente mi riferisco unicamente a gravidanze che rientrano nei parametri previsti, cioè fisiologiche, non gemellari, bambino non podalico, non diabete o ipertensione etc etc (la lista completa è disponibile sui siti appositi oppure ve la fa l’ostetrica). E la distanza dall’ospedale è un parametro anch’esso, se abiti troppo lontana non partorisci a casa.
Riguardo invece gli studi esistenti sul parto in casa, ce ne sono parecchi e gli esiti un po’ dipendono dal Paese dove vengono svolti; in generale comunque un parto a casa (per gravidanza ‘selezionata’ in base ai criteri indicati sopra) seguito da un’ostetrica competente e ben inserita nel sistema, è meno rischioso di un parto in ospedale. Ci sono meno complicazioni sia per madre che per neonato. Mi riferisco a studi fatti in Canada e in Olanda.
Ad esempio le infezioni batteriche sono molto più presenti nei parti in ospedale che a casa – lo preciso perchè ho letto anche qualcuno che scriveva che per partorire bisognava disinfettare casa .. Tanto per farvi capire quante sono le ‘credenze’ false in giro.
Se serve vi aggiungo i link.
Buona giornata!
Vanna
Il protocollo per il parto a domicilio prevede alcuni parametri secondo i quali un parto può avvenire in casa: gravidanza fisiologica, nessun cesareo pregresso, gravidanza a termine, non gemellare, non podalico, non oltre il 4° parto, ospedale a non più di 30 minuti ecc… Oltre a questo l’ostetrica può in ogni momento consigliare il trasferimento in ospedale.
Quanto al numero statistico che chiedi non è valutabile: come puoi sapere se un parto “normale” che avviene in ospedale necessita di un intervento urgente perché comunque ne avrebbe necessitato o se è proprio l’ambiente ad essere causa dell’emergenza? Un esempio è la distocia di spalle che spesso porta ad un cesareo urgente: nella maggior parte dei casi si tratta di una complicanza creata dall’operatore (ad esempio facendo spingere la donna quando non ci sono contrazioni – lo dice la SIGO, non io). Ecco, tutti questi TC per questo motivo probabilmente non sarebbero stati interventi necessari se la donna avesse partorito in casa perché lì l’ostetrica ha tutto il tempo e l’attenzione per seguirti.
In ospedale tutti i giorni nascono bambini con parti ipermedicalizzati. Cosa mi dici dei troppi cesarei inutili (l’Italia vanta un triste record)? Queste donne subiscono un danno permanente spesso per incuria dei medici. O dei parti indotti prima del termine? Le episiotomie spacciate per un qualcosa di positivo quando sono solo mutilazioni inutili?
La differenza tra il tuo “caso 2″ e tutti questi (tanti) casi è una sola: se il danno avviene in ospedale hai qualcno a cui attribuire la responsabilità, se avvengono in casa la responsabilità è tua perché l’hai scelto. Io preferisco correre i rischio (perché consapevole e calcolato) piuttosto di seguire quello che fanno tutti per disinformazione.
Con questo non voglio promuovere il parto in casa. Dico che nella vita ci sono sempre dei rischi: ognuno sceglie quali correre…
Uhm, attenzione Tiz. Il parto in ospedale dovrebbe essere più sicuro di quello in casa perché ci sono strumenti che in casa non hai. Se in ospedale l’eccessiva medicalizzazione porta a dei danni, la prima cosa da fare è migliorare l’ospedale non scappare da esso per restare a casa… anche se capisco la difficoltà.
Che la sigo poi dica che l’ospedale crea più danni di quanto dovrebbe è un bel mistero, visto che sono proprio i ginecologi i medici che presenziano al parto. Inoltre, non so come sia negli altri ospedali, ma è una ostetrica che fa partorire, il medico è presente solo per la gestione delle eventuali complicanze mediche. Questo, sono concorde perché l’ho visto, può creare delle non positive situazioni di attrito tra i due.
Ancora, ripeto, è da migliore l’ospedale, non fuggire da esso.
Per quanto riguarda le statistiche al caso 2, io credo che non sia difficile determinare se una condizione di urgenza è stata causata dalla medicalizzazione o no. In ogni caso parlavo di danni gravi dovuto all’impossibilità di intervenire medicamente in tempi rapidi a causa del trasferimento.
Danni causati da manovre sbagliate, come esempio, non si contano: la manovra può essere fatta bene in ambo i posti, casa e ospedale.
Consideriamo poi anche questo aspetto: una ostetrica in casa lavora da sola, in ospedale, se è necessario, ci sono anche altre persone che possono dare una mano apportando la propria esperienza o la propria competenza… non tutte le ostetriche hanno 30 anni di esperienza!
sono d’accordo in toto con te. si vede che la signora in questione non ha visto il numero di parti che ho visto io, i quali per la maggior parte per fortuna vanno benissimo. Ma arrivare a dire che è l’ambiente ospedaliero che genera il danno, veramente ce ne vuole, aiuto!
Ciao Barbara,
per farti un piccolo esempio: la posizione supina è generalmente sconsigliata in gravidanza in quanto il bambino può subire un rallentamento del battito, se prolungato è sofferenza fetale, che in casi estremi può portare anche al cesareo d’urgenza. Ora, in ospedale la posizione supina in alcuni casi è obbligata anche durante il travaglio (magari per monitoraggio continuo perchè l’ostetrica di turno deve seguire anche altre persone e non può restare lì con te) e sicuramente in fase espulsiva in moltissime strutture dove la posizione litotomica è l’unica permessa. Questo è quello che io definisco un danno generato dall’ospedale o danno iatrogeno.
Ciao
Vanna
Uhm, la discussione è interessante, ma ci sono delle precisazioni da fare. E’ ovvio che quando un bambino viene alla luce, che la mamma sia sulla sedia della sala parto o sia sul letto di casa, posizione a parte, quello che succede è lo stesso. Il mondo è andato avanti per milioni di anni senza le sale parto.
E’ però abbastanza scontato che le statistiche (mediche) siano le stesse (tra parto in casa e in ospedale). Le stesse, infatti, sono state fatte su donne che si presentavano al parto in condizioni “normali” e che, quindi, non presupponevano rischi o necessità di interventi.
In questo modo abbiamo già dato per scontato che poter partorire in ospedale è fondamentale per abbassare la mortalità di mamma e neonato.
Ora, tra tutti i parti che possono svolgersi in casa come in ospedale perché si presentano come “normali”, ci sarà il caso sfortunato dove capita il disastro.
Il problema può essere di varia entità:
1. con esito mortale o danno permamente in ogni caso
2. con esito mortale o danno permanente perché si interviene con ritardo (tragitto da casa in ospedale)
3. senza esito negativo perché c’è il tempo per l’intervento medico
La statistica che vorrei vedere io è: quanti parti valutabili come “normali” sarebbero ricaduti nel caso 2 se fatti in casa?
O ancora: se ci sono casi del tipo 2 proprio perché fatti in casa, cosa ne pensano la mamma o il bambino, ammesso che possano esprimere la loro opionine?
bravo Stefano, è quello che intendevo io. Può andare bene un parto di una brutta gravidanza come può andare male un parto di una splendida gravidanza. Si chiamano complicazioni e spesso non sono assolutamente prevedibili. Io credo che se deve andare bene andrà bene in qualunque posto e non ci sarà bisogno di medici. Ma il mio dubbio è: e se per il mio egoismo di voler stare a casa tranquilla capito nel caso 2? Nonostante la cara Tiz creda di sapere tutto di me, ho solo ragionato e ho scelto la via che ritengo per mia figlia più sicura.
Scusami Barbara, ma non mi sembra affatto che siamo state aggressive, né io né Francesca. Abbiamo solo esposto il notro punto di vista facendo presente che non è vero che il parto a domicilio è indubbiamente più pericoloso di quello in ospedale.
Le ostetriche che seguono il parto in casa sono ostetriche preparate che sanno quello che fanno, probabimente più di molte (non tutte) che lavorano in ospedale e “tanto c’è il ginecologo” se qualcosa va storto.
Il cesareo di urgenza di tuo nipote, detto così non dice molto. Perché gli hanno fatto il cesareo? Com’era andato il travaglio? Era a termine o era un parto indotto? Insomma, spesso sono gli operatori sanitari a causare i problemi che poi portano al cesareo… Se guardi le statistiche su Saperi.doc noterai che tra le donne che hanno partorito in casa c’è un’incidenza minore di problemi e interventi.
Con questo non voglio “litigare” per convincervi che il parto a domicilio è migliore: non si tratta, lo ripeto, di una battaglia su chi fa la cosa giusta o chi è più brava. Semplicemente non è corretto lasciare intendere che chi partorisce a casa è un’incosciente che mette a repentaglio la vita e la salute di suo figlio. Così come chi partorisce in ospedale non è una donna debole e chessò io. E’ questione di libera scelta. Ma per operare una scelta consapevole bisogna avere le giuste informazioni e dire che il parto a domicilio è pericoloso non è fare informazione corretta. Dire che si percepisce il parto in ospedale come più sicuro è un parere personale e può andare bene…
Guarda, ti rispondo giusto per correttezza, ma continuo a trovarti aggressiva e non mi piace. Il parto di mio nipotino è seguito a una gravidanza splendida di mia cognata, un travaglio spontaneo iniziato dopo la 38 settimana compiuta. Semplicemente all’improvviso si è bradicardizzato, e dopo aver tentato ancora per via naturale di farlo nascere è stato, giustamente, ritenuto opportuno ricorrere al cesareo d’urgenza. Tra l’altro il bambino ha poi necessitato di un periodo di incubatrice con lampada per ittero. In ogni caso, a me sembra che stiamo dicendo tutte la stessa cosa, solo in modi diversi. Io l’ospedale lo odio proprio, nonostante ci lavori (o forse proprio per questo!) ma non mi perdonerei mai e poi mai, nè lo farebbe il mio compagno, di non aver dato la possibilità a mia figlia di ricevere tutte le cure in caso di emergenza, fosse solo una semplice incubatrice o l’ossigeno o altro. Chiudo qui l’argomento.
Mi dispace Barbara che tu metta la discussione in questi termini: un dialogo e un sano confronto arricchiscono sempre entrambe le parti. Ho riletto i miei interventi e non capisco proprio cosa tu ci abbia trovato di aggressivo…
Non conosco la storia di tua cognata e non sono un’ostetrica quindi non mi permetto di giudicare l’operato dei medici. So solo che, sia il mio secondo che terzo parto sono stati caratterizzati nella fase espulsiva da un calo importante del battito cardiato fetale (è fisiologico). E che se ci fossero stati problemi l’ostetrica l’avrebbe capito abbastanza presto da riuscire a trasferirci in ospedale.
Nascere in casa, poi non significa non poter eventualmente andare in ospedale se si rendesse necessario per altre cause (come un ittero “importante”).
Penso che questo tuo aggredire sia una sorta di “attacco per difesa”… forse il tuo desiderio di partorire in casa era davvero molto profondo e forse non ti piace l’idea di averci rinunciato mentre altre donne sono riuscite ad ottenerlo… Magari sbaglio, ma il fatto che tu ti senta aggredita da parole che sono pacate e non offensive mi fa pensare che questo argomento ti stia molto più a cure di quanto tu non voglia ammettere.
ecco vedi? Rileggiti: “Penso che questo tuo aggredire sia una sorta di “attacco per difesa”… forse il tuo desiderio di partorire in casa era davvero molto profondo e forse non ti piace l’idea di averci rinunciato mentre altre donne sono riuscite ad ottenerlo… Magari sbaglio, ma il fatto che tu ti senta aggredita da parole che sono pacate e non offensive mi fa pensare che questo argomento ti stia molto più a cure di quanto tu non voglia ammettere.”
ma come fai a sentenziare così? E’ questo che intendo quando dico che sei aggressiva. Guarda, veramente, lascia perdere. E con questo chiudo davvero perchè stai sconfinando.
“Penso che… forse… forse… magari sbaglio…” Non mi pare un sentenziare. In ogni caso hai definito i miei commenti precedenti come aggressivi, prima che scrivessi questo.
Ti ripeto: mi dispiace che la discussione sia finita così, buttata sul personale quando poteva essere un bell’argomento per uno scambio di opinioni.
Lo sai che le parole contano solo per un 7% nella comunicazione? Il resto lo fanno gli atteggiamenti del corpo e la voce. Cose che qui non puoi percepire. Quindi, quando dai dell’aggressiva ad una persona riflettici un momento prima… perché le parole che leggi le filtri attraverso il tuo stato d’animo e attraverso la percezione che hai di quell’argomento e puoi travisare il tono che l’interlocutore stava tentando di usare.
Mi sono scusata con Elena perché non volevo si sentisse offesa dalle mie parole, pacatamente ho espresso la mia opinione e mi sono scusata con te spiegandoti che non era mia intenzione aggredirti… Non mi sembra affatto di essere stata maleducata, saccente e aggressiva. Fino ad ora. Tu, invece, lo sei stata nei miei confronti giudicandomi duramente senza cercare un dialogo e un confronto. Ecco, adesso dì pure che sono stata aggressiva. Questa volta avresti ragione.
E io non chiudo… resto aperta per un confronto sul tema, con te o con chi desiderasse intervenire.
Scusate, non per difendere Elena, ma trovo in alcuni commenti un’aggressività davvero fuori luogo che mi spaventa non poco. Il parto è una cosa dal decorso talmente imprevedibile che non ha alcun senso litigare sul dove sia meglio farlo! Io ho sempre sognato di farlo in casa forse perchè io sono nata in casa di mia nonna materna 39 anni e mezzo fa, senza complicazioni. Per il secondo figlio, 37 anni fa, mia mamma ha scelto la clinica e ci stavano lasciando le penne entrambi, perchè se la sono dimenticata in sala travaglio a causa delle numerose nascite in concomitanza. Però è anche vero che mio nipotino è nato con un cesareo d’urgenza all’ultimo minuto, dopo una gravidanza e un travaglio normalissimo. A casa sarebbe morto. Magari poi il parto va bene, ma il bambino ha bisogno di cure e che fai? Io abito a 36 km dall’ospedale e non mi sento di rischiare. Lo dico con rimpianto, ma non me lo perdonerei mai.
E, ribadisco che, essendo nel settore (sono infermiera in rianimazione e abbiamo avuto diverse puerpere con emorragia post parto, tra cui una per rottura dell’utero al 5 figlio…) le ostetriche di nuova formazione non saprebbero girare un podalico neanche a colpi. Le scelte sono molto personali, ho cambiato idea solo perchè è vero che con il parto in casa penso alla mia tranquillità, ma ritengo di non pensare alla sua sicurezza. Questo è il mio pensiero.
se partorire in casa fosse rischioso come dite pensate che ci sarebbero ostetriche disposte a farlo? disposte a rischiare le pelle vostra e dei vostri bambini? denunce penali? perdere la reputazione o peggio venire radiate dall’albo perdendo così il lavoro? nessuna sarebbe così sprovveduta! In chi generalmente non è sufficientemente informata sull’argomento prevale la paura… è la paura dell’ignoto ed è comprensibile. Ma la paura è un concetto tanto soggettivo quanto facilmente alimentabile da preconcetti e terrorismo psicologico. Se analizzate le vostre paure una ad una vi renderete conto che non esiste luogo più sicuro che casa vostra, e che non esiste operatore più scrupoloso e attento ai vostri bisogni che la vostra ostetrica domiciliare (se non altro perchè l’assistenza è one-to-one, e la fiducia e la conoscenza reciproche vengono consolidate durante la gravidanza e non improvvisate nella contingenza del travaglio-parto come in ospedale). E se invece (provocazione… ma neanche tanto) i parti “miracolati” per cui occorre ringraziare di aver scelto l’ospedale piuttosto che casa propria fossero stati compromessi proprio dall’ambiente ospedaliero (vuoi per prassi routinarie basate su rigidi protocolli anziché sulla valutazione ad personam, vuoi per la preponderanza della medicina difensiva rispetto alla miglior scelta per la salute di “quella” gravida e del suo bambino)? Se scalfite la superficie delle (dis)informazioni normalmente spacciate per verità assolute vi renderete conto che esiste un mondo sommerso di cui non conoscevate nemmeno l’esistenza… E le paure si ribaltano.
Scusami Elena se il mio tono non è risultato amichevole… non era mia intenzione, anzi. Ho scritto che il tuo articolo è “volutamente” superficiale proprio riferendomi al fatto che tu stessa hai scritto di voler trattare “brevemente” la questione… non voleva essere un’offesa… semmai un’attenuante!
).
Il “senza fondamento” si riferisce al fatto che tu abbia scritto che “il parto in ospedale risulta indubbiamento più sicuro”… ecco, il termine “indubbiamente” fa diventare questa frase inequivocabilmente un’asserzione difficimente riconducibile ad un parere personale. Solo questo volevo sottolineare.
Lo so che i numeri non sono tutto, che molti altri fattori vanno considerati… tant’è vero che io questi numeri me li sono studiati in questi ultimi due mesi… a più di un anno dal mio parto in casa! E non ho scritto quell’articolo per screditare il tuo: era quasi pronto da un bel pezzo, avere letto questo tuo post mi ha fatto scattare la voglia di terminarlo e di pubblicarlo (grazie
Mi preme sottolineare un’ultima cosa: trovo perfettamente logico che, alla luce delle tue esperienze, tu abbia scelto di partorire in ospedale. Probabilmente l’avrei fatto anch’io. E ti ricordo che io ho avuto i miei due primi figli in ospedale… e se dovessi averne un altro non so cosa sceglierei: valuterei le mie sensazioni durante quella specifica gravidanza e farei quello che “sentirei più sicuro” per me. Sapendo, però che da un punto di vista scientifico il parto in casa è sicuro quanto uno in ospedale.
Spero che questi mie interventi vengano letti come un approfondimento o come un altro punto di vista e non come un’accusa o un attacco… a volte via web non è facile trasmettere quello che si vuol davvero dire. Immagina che tutto quello che sto scrivendo se te l’avessi detto di persona l’avrei fatto con un sorriso amichevole…
Ciao, buona serata
Mamma
vicenza
Età: 35
io ho l’impressione invece che tu stia facendo una crociata…Prima accusandomi di superficialità e poi di dire cose senza fondamento… Ho scritto il MIO punto di vista alla luce delle MIE esperienze e l’ho scritto chiaramente nella premessa.Non mi sembra di aver usato termini di costrizione, ho semplicemente elencato alcuni punti che a te risulteranno banali ma che per molte non lo sono. Nessuno qui ha la presunzione di voler fare trattati scientifici.Ragionare per numeri non sempre ha l’effetto voluto , spesso nei “siti per mamme” si cerca di avere un tono più colloquiale e amichevole…e questo è in genere il tono che manteniamo qui.
Elena, Sil, io non voglio fare una crociata per il parto in casa per tutte. L’OMS dice che la donna dovrebbe avere il diritto di “partorire in un luogo che sente sicuro…”; indubbiamente voi vi sentireste più al sicuro in ospedale e avete tutto il diritto di andarci, non critico la vostra scelta e non penso nemmeno che non siate “coraggiose” o sciocchezze simili…
Quello che critico di questo tuo articolo sono asserzioni come “il parto in ospedale risulta indubbiamento più sicuro” perché, come dimostrano anche gli studi che ho citato nel mio blog, non è vero. Anzi, per la mamma risulta addirittura più sicuro dell’ospedale…
Non voglio affatto convincerti che io ho avuto ragione a partorire a casa e tu torto perché sei andata in ospedale… credo che la questione non vada proprio posta in questi termini… Volevo solo puntualizzare il fatto che non è vero che l’ospedale è più sicuro per il bambino.
Quando sei seguita in casa hai un’ostetrica (o due) tutta per te… al minimo segnale che qualcosa non va se ne accorgerebbe subito e si avrebbe tutto i tempo di provvedere con un trasferimento in ospedale (per il protocollo dei parti a domicilio non può distare più di 30 minuti). In ospedale, invece, se arrivi al momento “sbagliato” potrebbero non avere il tempo di seguirti, potrebbe succedere qualcosa di cui i medici si accorgono solo troppo tardi.
Se poi parliamo di sicurezza in generale potrebbe capitarti un incidente mentre vai in ospedale, oppure che tu figlio contragga là qualche malattia, o che il parto è troppo veloce e partorisci in macchina…
Insomma, la vita stessa è un rischio e ognuno fa le scelte che reputa migliori per sè e i suoi cari. Solo che in un sito “per mamme” sarebbe corretto dare informazioni giuste e non fare affermazioni senza fondamento…
Ciao Tiz,
io ho avuto due parti naturali che sono andati entrambi a meraviglia, dopo due magnifiche gravidanze ma, per quanto io sia una persona che ama vivere il parto in modo più naturale e spontaneo possibile, non me la sono sentita nè me la sentirei di rischiare un parto in casa… E’ un pò come giocare alla roulette russa, metti la vita di tuo figlio nelle mani del destino rischiando di dover fare un cesareo d’urgenza o peggio e non avere il tempo di arrivare in ospedale. Oggi giorno c’è la possibilità di essere seguite e non lasciare nulla al caso…perchè rischiare? Anche a me, come ad Elena, i numeri non danno nessuna sicurezza! Hai mai provato a pensare a come ti sentiresti se qualcosa fosse andato storto con la tua terza figlia? Poi ogniuna è libera di scegliere, questa è solo la mia opinione!
Ciao,
Anch’io ero convinta che il parto a domicilio fosse, seppur di poco, meno sicuro di quello in ospedale. Ciononostante la mia terza figlia è nata in casa. Col tempo, però, mi sono documentata e ho scoperto che le ricerche e gli studi finora condotti sul parto a domicilio hanno determinato che NON c’è maggior rischio (in condizioni di inizio travaglio ottimali) per chi decide di partorire a casa. Ti invito a leggere questo documento http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/512 e, se ti va, il post che ho scritto sul tema. Ho citato questo tuo articolo come esempio di “superficialità” nel trattare l’argomento, cosciente del fatto che tu per prima hai voluto affrontarlo “brevemente” e senza supporto statistico, ma solo per un tuo “sentire” legato al tuo vissuto.
Ciao
Mamma
vicenza
Età: 35
Ciao Tiz,
io non avevo alcuna intenzione di fare un trattato scientifico di alcun tipo, Questo sito è, in ultima analisi, un blog personale dove mi sento libera di esprimere le mie opinioni che possono più o meno superficiali a seconda dell’argomento. Indipendentemente dai numeri che riporti i pro e i contro rimangono comunque validi e di questo ne sono più che convinta.
Chiaramente sono di parte ma credo che chiunque abbia passato la mia disavventura avrebbe tratto le stesse conclusioni,. La mia era stata una gravidanza praticamente perfetta e nessuno avrebbe potuto prevedere quello che poi è successo. Vengo anche da due aborti spontanei e quindi il timore che qualcosa andasse storto era molto vivo. Se le mie esperienze di parto (naturale) fossero state bellissime, se non avessi avuto precedenti negativi, se tutto sempre fosse andato a meraviglia, al terzo -quarto figlio avrei potuto pensare a un parto in casa. Ma il destino ha scelto in modo diverso.
Rispetto le tue opinioni ma nessun numero riuscirà a convincermi che il parto in casa sia la scelta migliore. E’ una scelta alternativa e rispettabile ma che va fatta in modo consapevole.
Io l’avrei fatto,ma il mio ginecologo ha smesso di fare i parti in casa qualche anno fa…
Mi dispiace molto però…
Lucia e Agnese 33+3
ciao Elena anche a me del parto in casa attirava ovviamente il fatto di essere a casa appunto, ma lavorando anche nel settore vedi tante situazioni che sconsigliano farlo. Inoltre anche le ostetriche non sono più le stesse. La mia insegnante è un’ostetrica di esperienza che ogni anno parte in somalia a far nascere bambini anche nella strada e un podalico te lo gira con una mano. Oggi le ragazze sono sicuramente più preparate da una laurea, ma non sono pronte a cose del genere, sanno lavorare solo in strutture protette, medicalizzate e con sala operatoria pronta e usano l’episiotomia praticamente sempre. Però, come dici tu, la sicurezza di sapere che c’è sia l’assistenza per te che per il tuo bambino ripaga tutto.
Mamma
vicenza
Età: 35
Di sicuro le levatrici di una volta avevano una grande esperienza frutto di tanti parti eseguiti. Al giorno d’oggi sicuramente la preparazione è più teorica, e parlo anche per me che sono biologa. La parte pratica è molto più limitata e chiaramente in queste situazioni non c’è cosa migliore che l’esperienza diretta!.
L’episiotomia la praticano di prassi ormai…me lo ha confermato anche il mio ginecologo…e anche questo perchè , dalle statistiche si è visto che è meglio praticare un taglietto in più che subire una lacerazione…
Però magari intervenendo meglio in fase di spinta forse non ce ne sarebbe bisogno…chissà…
Secondo la mia ostetrica (quella che ha seguito il mio parto in casa e che lavora a domicilio da 30 anni e più) questa dell’episiotomia che ti salva da una lacerazione è solo una scusa dei ginecologi che non sanno fare bene le suture. Un taglio netto è molto più facile da suturare, mentre una lacerazione richiede molta più pratica e pazienza.
Quando lei è in ospedale si trova spesso col fiato sul collo del ginecologo “Taglia! Taglia!” si calmano solo quando lei si offre di occuparsi della sutura…
Tieni anche presente che l’episiotomia taglia il muscolo, mentre la lacerazione nella stragrande maggioranza dei casi non arriva a intaccarlo. Quando è nata la mia terza figlia la lacerazione si stava rimarginando da sola già dopo due giorni… i punti me li sono fatti dare lo stesso solo perché c’era un punto messo male dal secondo parto. Quello del perineo è un tessuto “fatto apposta” per lacerarsi e rimarginarsi da solo…
Aggiungo che l’episiotomia è stata più volte accusata da molti medici come inutile ma in Italia tutti ancora sono convinti che serva. Informiamoci!!!
http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/55
ciao,
Vanna
Io sono sfavolrevole al parto in casa anche se magari ti puo far affrontare il travaglio piu rilassato ma preferisco 100 volte andare in ospedale e farmi seguire dai medici che sono li !
Come hai detto tu sopra nell’articolo i contro sono molto piu pericolosi dei pro quindi meglio evitare!