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Trasferire blastocisti congelate o a fresco?

Secondo i risultati di uno studio controllato randomizzato, il trasferimento di embrioni congelati durate un trattamento di fecondazione assistita,  non ha  alcun vantaggio rispetto al trasferimento di embrioni "a fresco", in termini di gravidanza e nati vivi.
trasferimento congelato o a fresco

Quando una coppia si sottopone a un trattamento di fecondazione assistita, può essere che venga proposto loro dal centro a cui si sono rivolti,  di congelare gli embrioni ottenuti oppure di trasferirli a fresco cioè nello stesso ciclo di stimolazione. Ci sono differenze nell’esito del trattamento? È la domanda che si sono posti gli autori dello studio pubblicato ad agosto  2020 su TheBMJ.

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Non sempre questa scelta è possibile. Ci sono situazioni che rendono il congelamento obbligatorio,  ad esempio  nel caso si renda necessaria la diagnosi pre-impianto delle blastocisti (che comporta a conseguente vitrificazione degli embrioni analizzati per il successivo trasferimento), o in caso di iperstimolazione.

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Quando si parla di congelamento totale degli embrioni ottenuti,  dopo un trattamento di stimolazione ovarica si parla di strategia ” freeze-all”.

Questo congelamento elettivo degli embrioni  sta diventando molto comune poiché i tassi di gravidanza dopo il trasferimento da congelato si avvicinano a quelli dei trasferimenti a fresco.

Una strategia freeze-all inoltre può anche ridurre al minimo il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica ma, prima di questo studio,  mancavano pubblicazioni adeguate che confrontassero  le due strategie.

Per aiutare a colmare questa lacuna, un team di ricercatori ha deciso di verificare se la strategia di congelamento totale si traducesse in un tasso di gravidanza più elevato rispetto al trasferimento degli embrioni durante il ciclo di stimolazione (e quindi ” a fresco”).

Lo studio che mette a confronto il trasferimento a fresco e il trasferimento di embrioni congelati

Lo studio pubblicato su TheBMJ  ha preso i considerazione  460 donne di età compresa tra 18 e 39 anni con cicli mestruali regolari che hanno iniziato  il loro primo, secondo o terzo ciclo di trattamento di fecondazione in vitro (FIVET) o di  iniezione iintracitoplasmatica degli spermatozoi (ICSI) presso cliniche di fertilità in otto ospedali pubblici in Danimarca, Svezia e Spagna.

Si tratta di uno studio controllato randomizzato, e le donne partecipanti sono state suddivise in modo casuale  in uno dei due gruppi di trasferimento.

Sono state  escluse dallo studio le donne con endometriosi, anomalie uterine o malattie tiroidee. Non sono state incluse nemmeno le donne che avevano una condizione di comorbilità che poteva  portare a esiti avversi della gravidanza, come diabete, malattie gastrointestinali, cardiovascolari, polmonari, epatiche o renali.

La stimolazione ovarica è stata avviata il secondo o il terzo giorno del ciclo per entrambi i gruppi. Nel gruppo di trasferimento di embrioni congelati, è stato somministrato il giorno 5 o 6 un antagonista dell’ormone di rilascio delle gonadotropine. Nel gruppo di trasferimento di embrioni freschi, i partecipanti hanno ricevuto l’agonista dell’ormone di rilascio delle gonadotropine se avevano più di 18 follicoli con un diametro maggiore di 11 mm, per evitare la sindrome da iperstimolazione ovarica.

Entrambi i gruppi hanno ricevuto un singolo trasferimento di blastocisti.

Le donne nel gruppo di trasferimento a fresco che avevano  un numero eccessivo di follicoli maturi  il giorno dell’induzione, hanno dovuto ricorrere al  congelamento elettivo di tutti gli embrioni e il trasferimento è stato ritardato come misura di sicurezza.

I risultati mostrano che il tasso di gravidanza (definita con la rilevazione del  battito cardiaco fetale rilevabile dopo otto settimane di gestazione) non differiva significativamente tra i gruppi freeze all e trasferimento a fresco (62 su 223 o 27,8% contro 68 su 230 o 29,6% ).

Inoltre, non è stata trovata alcuna differenza significativa nel tasso di nati  vivi, con 61 su 223 o 27,4% per il gruppo con embrioni congelati e 66 su 230 o 28,7% per il gruppo che ha avuto il trasferimento della blastocisti a fresco.

Non sono state osservate differenze significative tra i due  gruppi  relativamente al tasso di aborti  e nessuna delle donne aveva una grave sindrome da iperstimolazione ovarica.

I rischi di complicanze non differivano tra i due gruppi tranne che per un peso medio alla nascita più alto dopo il trasferimento di blastocisti congelate e un aumento del rischio di prematurità dopo il trasferimento di blastocisti a fresco.

I ricercatori hanno indicato  alcuni limiti dello studio che potrebbero aver influenzato i loro risultati, ma al contempo hanno concluso  che  “nelle donne con cicli mestruali regolari, una strategia di congelamento  non ha comportato un aumento della gravidanza in corso e tassi di nati vivi rispetto  al trasferimento a fresco “. Hanno anche aggiunto che “i risultati richiedono cautela nell’applicazione indiscriminata di una strategia di congelamento quando non è presente alcun rischio apparente di sindrome da iperstimolazione ovarica“.

In pratica  questi risultati sottolineano che l’uso sempre più  diffuso del trasferimento di embrioni congelati potrebbe non essere necessario e rassicurano  sulla sicurezza  del trasferimento degli degli embrioni a fresco  nelle donne che hanno un numero da moderato a normale di follicoli.

Se tutto va bene e la donna non è ad alto rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica, allora va benissimo fare un trasferimento di embrioni freschi“.

Riferimenti:

Stormlund SachaSopa NegjypZedeler AnneBogstad JeanettePrætorius LisbethNielsen Henriette Svarre et al. Freeze-all versus fresh blastocyst transfer strategy during in vitro fertilisation in women with regular menstrual cycles: multicentre randomised controlled trial ,

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Elena Crestanello

Biologa ad indirizzo fisiopatologico, laureata con lode all’Università di Padova, nel 2007 dopo il primo “mi spiace non c’è più battito”, con mio marito diamo vita a Periodofertile.it, un punto di informazione e di incontro per donne e mamme.
Nel 2019 ho conseguito il Master di II livello presso l'Università di Padova in Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e Scienze della Riproduzione Umana.