Quali sono le percentuali di successo di un trattamento di fecondazione assistita?

Molto spesso ci scrivono donne che si sono sottoposte senza successo a un trattamento di fecondazione assistita chiedendoci il motivo per cui non è andato a buon fine. Abbiamo girato la domana alla nostra genetista esperta in problemi di fertilità, da dott. ssa Daniela Zuccarello.

Ecco ciò che ci ha spiegato:

l problema delle statistiche di successo della PMA è davvero complesso perchè le percentuali dipendono da molti fattori, tra cui:

  • età della paziente: più giovane è la donna, migliori sono le percentuali di gravidanza a termine. In linea generale, fino ai 35 anni le percentuali di successo  sono intorno al 25% per trattamento, dopo i 40 anni calano drasticamente intorno al 10-15%.
  • patologie concomitanti: fattori uterini (anatomici o funzionali), anomalie coagulative, patologie autoimmuni, endometriosi, patologie sistemiche, etc… Tutti questi fattori fanno diminuire le percentuali di gravidanza.
  • stato di fertilità: dosaggi ormonali (FSH, E2, AMH) e ecografia dei follicoli antrali possono essere di aiuto per capire la riserva ovarica residua e l’eventuale risposta al trattamento
  • tipo di protocollo di stimolazione: più è personalizzato e non “standard”, migliori sono le percentuali di successo.
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  • timing del transfer: subito dopo la stimolazione o su ciclo fisiologico con congelamento embrionale (il secondo da delle maggiori percentuali di successo)
  • stadio embrionario: il trasferimento a blastocisti (5-6° giorno di sviluppo in vitro) offre qualche punto percentuale  in piu (rispetto al trasferimento dell’embrione al giorno 3).
  • ULTIMA MA PIU IMPORTANTE DI TUTTE:
    la diagnosi preimpianto per anomalie numeriche dei cromosomi.
    L’unica metodica per la quale è stato dimostrato, con studi scientifici randomizzati controllati, un aumento delle percentuali  di gravidanza, una diminuzione significativa degli aborti spontanei e, soprattutto, un netto miglioramento del “time to pregnancy“, ovvero del tempo che ci vuole per arrivare ad una gravidanza a termine. In altre parole, se la donna ha qualche ovocita buono, prima o poi (anche senza diagnosi preimpianto) lo troverò e lo trasferirò, ma facendo perdere alla donna tempo prezioso e esponendola a rischi come gli aborti spontanei.
    Se invece faccio la diagnosi preimpianto trovo subito l’embrione con corredo cromosomico normale, ovvero l’embrione che le migliori possibilità di impiantarsi e di arrivare a termine di gravidanza.
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In molti centri che effettuano la PGS (analisi preimpianto per aneuploidie cromosomiche) la percentuale di gravidanza a termine dopo transfert di singolo embrione con cromosomi normali arriva fino al 55%.

Per i motivi sovraesposti, le percentuali  di successo della PMA devono essere “personalizzate” su ogni singolo caso, ed è dovere del centro (e del ginecologo curante) esporre questo tipo di statistiche alla coppia prima di iniziare il ciclo.

Spero che questo chiarimento sia di aiuto a tutte le donne che intraprendono questo percorso!
Un abbraccio

Daniela ZuccarelloMedico genetista

In collaborazione con www.generapreimpianto.it(Centro diagnosi preimpianto)  e con il Poliambulatorio San Gaetano  Thiene (VI).

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Daniela Zuccarello

Medico, specializzato in genetica medica, esperta di malattie genetiche e medicina della riproduzione. Da anni mi occupo di infertilità maschile e femminile, di malattie genetiche trasmissibili ai figli, e dei percorsi da seguire per risolvere questi problemi.