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Chi mi aiuta con l’allattamento al seno?

Quante mamme abbandonano l'allattamento al seno perché non correttamente supportate?  Come correre ai ripari? A chi chiedere aiuto?
allattamento al seno

Sebbene le mamme vengano informate sull’importanza dell’allattamento al seno, sui vantaggi per la donna e il bambino,   una  volta  a casa dall’ospedale, sorgono le prime difficoltà, come è giusto che sia,  soprattutto se si tratta della prima esperienza con un neonato. Sorgono  i primi dubbi, i primi problemi di attacco,  il bambino piange,  sembra non crescere,  e il baby blues fa il resto. A chi chiedere il giusto aiuto?

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L’allattamento al seno in Italia

Gli ultimi dati ISTAT che abbiamo a disposizione sono raggruppati in una pubblicazione dell’Istituto Nazionale di Statistica risalente al 2017.  Sino a quel momento in riferimento al ventennio precedente,  si  era registrato un  aumento sia delle donne che allattavano al seno, sia del numero medio di mesi  di allattamento.

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Sebbene l’aumento sia stato incoraggiante si notano delle forti discrepanze territoriali. Ad esempio  si sono registrati i più alti tassi di allattamento nella Provincia autonoma di Bolzano (89,3 per cento) e Sardegna (83,9 per cento) e i più bassi in Sicilia (50,9 per cento) seguita da Liguria (62,1 per cento) e Lombardia (66,5 per cento).

Nonostante l’aumento evidente dei mesi di allattamento, passati da 6.2 in media a 8.3 mesi, anche qui le differenze territoriali non possono essere trascurate.  La Sicilia si distingue, oltre che per la bassa prevalenza di allattamento al seno, anche per la più bassa durata media dell’allattamento. Non va però tralasciato il fatto che, sempre in Sicilia, negli ultimi anni si è registrato un leggero e costante aumento.

Questo incremento fa certamente ben sperare, anche se rimangono evidenti le carenze assistenziali nel  post-partum che non favoriscono la migliore diffusione e consolidamento  dell’allattamento al seno. Quello che viene definito il quarto trimestre di gravidanza, è uno dei periodi legati alla salute della donna, probabilmente più trascurato dalle politiche sanitarie. 

Invece manca una assistenza continuativa che punti a dare fiducia alle mamme e a sostenerle nei momenti di difficoltà.

Per quanto riguarda l’allattamento dai dati risulta che

  • l’11,9 per cento delle donne che hanno avviato l’allattamento lo abbandona prima del compimento del terzo mese di vita del bambino.
  • Solo il 30,6 per cento dichiara di avere raggiunto i sei mesi di allattamento esclusivo

Tra le cause che ostacolano l’allattamento al seno troviamo i motivi di salute del neonato che  impongono la separazione temporanea dalla madre (la separazione nelle prime ore e nei primi giorni di vita limita in modo evidente il successo dell’allattamento al seno):

Spesso tali caratteristiche si ritrovano più frequentemente nei bambini nati con parto cesareo.  Se queste caratteristiche e questi eventi si sommano durante il percorso nascita, possono incidere fortemente sull’insuccesso dell’allattamento al seno.

Altre cause che ostacolano l’allattamento al seno e il suo proseguimento /consolidamento, le  ritroviamo anche situazioni legate a  gravidanze meno complicate. Tanti i fattori che intervengono, ma a spostare la lancetta verso  il successo dell’allattamento, incidono  in modo sostanziale alcune pratiche adottate dai punti nascita nelle immediate ore dopo dopo l’evento nascita.

Ricordiamo che è importantissimo che in ospedale si adottino i 10 passi raccomandati  dall’OMS.

I 10 passi per il successo dell’allattamento al seno (OMS/UNICEF)

Ogni punto nascita e di assistenza al neonato dovrebbe:

  1. Definire un protocollo scritto per la promozione dell’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario.
  2. Addestrare il personale sanitario affinché possa mettere in pratica tale protocollo.
  3. Informare le donne già durante la gravidanza sui vantaggi e sulla conduzione dell’allattamento al seno.
  4. Aiutare le madri perché comincino ad allattare al seno entro mezz’ora dal parto.
  5. Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato.
  6. Non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, salvo indicazioni mediche.
  7. Praticare il rooming-in, permettere cioè alla madre e al bambino di restare insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale.
  8. Incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta.
  9. Non dare tettarelle artificiali o succhiotti durante il periodo dell’allattamento.
  10. Favorire lo stabilirsi di gruppi di sostegno all’allattamento al seno ai quali le madri possano rivolgersi dopo la dimissione dall’ospedale o dalla clinica.

Cosa fare una volta a casa

Le organizzazioni sanitarie internazionali (OMS, UNICEF) così come le Società Italiane, tra cui la SIN, concordano nel raccomandare alle madri di allattare i neonati esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita.

Sebbene le mamme vengano informate sull’importanza dell’allattamento al seno, sui vantaggi per la donna e il bambino,   una  volta  a casa dall’ospedale, sorgono le prime difficoltà, come è normale che sia,  soprattutto se si tratta della prima esperienza con un neonato. Sorgono  i primi dubbi, i primi problemi di attacco al seno,  il bambino piange,  sembra non crescere,  e il baby blues fa il resto. A chi chiedere il giusto aiuto?

Molte mamme in difficoltà  si rivolgono tramite i gruppi Facebook ad altre mamme,  nonne e madri. Spesso però ricevono in cambio una serie di opinioni o metodiche che possono risultare  controproducenti. Troppo spesso si chiede aiuto agli interlocutori sbagliati.

Da chi farsi aiutare?

Ci sono varie figure che possono venire in aiuto, dalle ostetriche alle consulenti certificate per l’allattamento.

Questa consulenza può essere fatta di persona, o , perché no, anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, che possono essere preferibili nel periodo storico che stiamo vivendo. Ormai è all’ordine del giorno fare videochiamate o conferenze con Zoom o altri software di comunicazione.

Il consulente è in grado di valutare la posizione dell’allattamento, l’attacco, il ritmo della poppata, suggerire nuove posizioni o correggere quelle adottate. Fondamentali i consigli e le rassicurazioni che arrivano dalla consulenza,   ma anche la possibilità diagnosticare ingorghi o dotti ostruiti, e  indicare soluzioni.

In Italia abbiamo a disposizione ad esempio le consulenti IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant). Si tratta di figure professionali “specializzate nella gestione clinica dell’allattamento al seno e della lattazione umana” – L’IBCLC può essere un professionista sanitario (ostetrica, infermiere, pediatra, etc.), ma anche una mamma alla pari o altra persona certificata.

 Alcuni ospedali si sono attrezzati con corsi pre e post parto. Consultate sempre il sito dell’ospedale dove avete intenzione di partorire per scoprire le iniziative in corso.

Ci sono infine  tantissime attività private alcune davvero ben gestite che seguono la futura mamma e la neonmamma  passo dopo passo anche tramite incontri online. Sono attività di ostetriche libere professioniste, o di doule o di educatrici perinatali come Gaia di Ilaria Magrinelli che vi consigliamo.

Allattare in epoca di pandemia da Covid19

Ricordiamo che dati gli indubbi vantaggi per madre e neonato derivanti dall’allattamento al seno e i rischi nulli o minimi di contagio, le Agenzie scientifiche internazionali e la Società Italiana di Neonatologia confermano l’indicazione all’allattamento al seno anche in presenza di infezione materna  da Covid-19.

Nello Speciale Allattamento al seno 2020 della SIN,  troviamo  evidenziato che

le madri affette da Covid-19 in modo asintomatico o pauci-sintomatico possono rimanere nella stessa stanza e allattare con le adeguate precauzioni igieniche e mascherina, mentre stanno allattando il piccolo e lavandosi le mani prima e dopo averlo toccato. Se una madre è troppo malata per prendersi cura del suo neonato, dovrebbe essere supportata per fornire latte materno tramite estrazione e conservazione del proprio latte. L’interim guidance di IASC sull’epidemia da Covid-19 indica per le donne malate di continuare l’allattamento perché il bambino che è già stato esposto al virus dalla madre e/o dalla famiglia trarrà maggiori benefici dall’allattamento diretto. Pertanto, qualsiasi interruzione dell’allattamento può effettivamente aumentare il rischio del bambino di ammalarsi.

In sintesi quindi l’allattamento al seno è consigliato anche nelle madri affette da Covid-19 e il compito del personale sanitario  è favorirlo attraverso il bonding in sala parto e il rooming-in successivamente.

Riferimenti

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