Esogestazione: i primi nove mesi del bambino

In collaborazione con Humanitas San Pio X Milano

I nove mesi di gravidanza (endogestazione) portano il bambino a uno sviluppo fisico appena sufficiente per il suo ingresso nel mondo. Una gravidanza più lunga di 9 mesi avrebbe permesso al bambino di essere più sviluppato dal punto di vista cognitivo e motorio ma le dimensioni raggiunte dal bambino non sarebbero state compatibili con quelle del canale del parto.

Questo adattamento (anticipazione della nascita) ha una conseguenza importante: una volta nato un neonato non è assolutamente autosufficiente e dipende completamente dai genitori per la sua sopravvivenza.
Pertanto il periodo di 9 mesi che seguono la nascita del bambino, rappresentano una continuità dello sviluppo iniziato in utero, e viene chiamato esogestazione, cioè gestazione fuori dell’utero.

Abbiamo chiesto alla dott.ssa Stefania Del Duca, Coordinatrice delle Ostetriche di Humanitas San Pio X di Milano, come andrebbe vissuta al meglio questa importante fase.

L’esogestazione, spiega Stefania del Duca, sono i 9 mesi in cui mamma bambino imparano a conoscersi e a crescere insieme. Sono i 9 mesi più dinamici della maternità. In questo lasso di tempo, che è effettivamente breve, il bambino evolve in modo straordinario .

Da un bambino sempre sdraiato a pancia in su che è incapace persino di grattarsi il naso, i genitori  in pochi mesi, si ritrovano un bimbo che sa gattonare, che mangia del cibo solido che dice le sue prime parole.
Sono mesi intensi anche dal punto di vista del cambiamento corporeo della donna.

esogestazione

Cosa succede alla donna in questa fase?

Nei primi due mesi post -parto, l’utero ritorna alle condizioni pre-gravidanza, le perdite smettono, l’allattamento è avviato e la mamma può finalmente cominciare a rilassarsi.
Possiamo fare una sorta di paragone con i tre trimestri della gravidanza.
Nel post parto i primi tre mesi dalla nascita rappresentano una sorta di adattamento corporeo alla nuova condizione di mamma, i successivi tre mesi sono quelli della tranquillità, mentre dai 6 ai 9 mesi dopo inizia la paura della separazione.

Soprattutto nei primi tre mesi, grazie al congedo di maternità, le mamme possono dedicarsi totalmente all’accudimento del bambino, per un buon 70% circa allattano al seno, percentuale che scende intorno al 50-60% verso lo svezzamento.

Trai 6 ei 9 mesi del bambino molte mamme smettono di allattare e i bambini cominciano ad acquisire la loro autonomia, cominciano a muoversi nello spazio di casa e cominciano a stare con altre persone: i nonni, la babysitter, o cominciano ad andare all’asilo nido.

Come mai secondo lei si smette così presto di allattare?

L’allattamento purtroppo viene visto come una fatica, e questa sofferenza si trova anche nei rapporti mamma- bambino.
Per questo è importante affrontare il tema della genitorialità nei corsi preparto.

Perché è così importante il contatto fisico mamma-bambino?

Il contatto è un bisogno e i bisogni in quanto tali vanno soddisfatti. Non si deve temere di viziare il bambino. Tenere in braccio un neonato, risponde a un bisogno fisico di sopravvivenza.
Non dimentichiamoci inoltre, che quando i bimbi stanno molto in braccio alle madri colonizzano la loro pelle e il loro intestino più velocemente di quelli che restano di più nel lettino.

Quanto più è alta la flora batterica sana residente tanto meno si ammalano sia da bambini che da adulti.

Tenere in braccio il bambino e allattarlo, pertanto, non ha solo valore dal punto di vista affettivo e nutrizionale, ma rappresenta anche una prevenzione verso le malattie croniche importanti dell’età adulta .

Qual è il ruolo dei papà nell’esogestazione?

I papà dovrebbero avere un ruolo di accompagnamento, condivisione e partecipazione. Il 20% dei papà vive questo ruolo in modo del tutto naturale e spontaneo: sono quei papà che durante la gravidanza per sintonia con la mamma accumulano un po’ di grasso addominale, e producono alti livelli di prolattina, che è l’ormone dell‘accudimento. Sono papà che partecipano attivamente alla cura del neonato e si adattano ai tempi della donna e del bambino.

Un altro 20% si adatta più razionalmente e gli altri restano un po’ al di fuori di questa relazione lasciando lo spazio alla compagna ma al contempo sentendosi esclusi.
Una buona parte degli uomini, infine, fatica a inserirsi in questo rapporto madre-figlio e spesso la donna si stacca prima del dovuto dal bambino proprio per avvicinarsi al compagno.

esogestazione papà

Dott.ssa del Duca che consiglio si sente di dare alle mamme e ai papà?

Più le mamme tenderanno a vedere questi mesi del post parto come un dono per loro e per i loro figli, più saranno felici, diminuirà la probabilità depressione post parto, e la probabilità di conflitti con il loro bambino e con il loro compagno.
Il papà deve essere parte integrante di tutto questo, e le donne devono invitarli a farne parte.

L’ esogestazione dovrebbe avere questo moto come regola generale:
“usciamo dal tempo e regaliamoci del tempo”, da vivere assieme per crescere insieme.

I bambini crescono velocemente, andranno all’asilo, alla scuola, e quel tempo non tornerà più indietro ma è in questa fase iniziale della loro vita che si pongono le basi della loro esistenza da adulti.

Sono stati raccolti tanti studi che dimostrano che gli adulti sani hanno avuto un sano contenimento iniziale , hanno avuto un sano approccio con i genitori: fisico ed emotivo. Impariamo a lasciarci andare, a stare con i bambini e a coccolarli.

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