Bambini e rifiuto del cibo: come affrontare i no?

L’alimentazione del neonato sin dai suoi primi giorni di vita è fondamentale non solo per la sua sopravvivenza ma anche perchè qui inzia il suo rapporto con il cibo all’interno di una relazione fusionale con la propria madre, sia che venga allattato esclusivamente al seno, sia che si utilizzi il biberon. Il momento dell’alimentazione costituisce un’occasione di stretto contatto tra il piccolo e la madre favorendo la creazione di un buon legame di attaccamento.

La relazione tra madre e bambino, durante questi momenti a due, si costruisce e si fortifica perchè oltre al piacere di nutrirsi, il neonato è tra le braccia della madre, ne sente l’odore e il battito cardiaco. Tutto questo aiuta il bambino ad essere sostenuto nella sua prima ma grande autonomia, quella della suzione spontanea e il primo distacco che avviene con la madre, la quale lo sostiene in questa prima manifestazione di autonomia.

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L’importanza dell’autoregolazione

È fondamentale che la madre,e successivamente anche il padre, imparino, attraverso l’osservazione, i ritmi personali dei neonati e la loro capacità di autoregolazione, perchè in questo modo potranno essergli d’aiuto per stabilizzare i ritmi alimentari senza imposizioni.

Spesso, nei primi mesi di vita del neonato, la difficoltà che riscontrano i genitori è proprio quella di saper riconoscere i segnali del neonato. Di conseguenza, succede molto spesso, che ogni volta che il bambino piange gli venga proposto il cibo. Proponendo ad ogni pianto il cibo non lo si aiuta a riconoscere e a differenziare le sue sensazioni interne e a ritrovare il suo equilibrio.

È essenziale che la madre, soprattutto all’inizio, impari ad ascoltare e riconoscere, aiutando così anche il bambino a tollerare l’attesa mentre la madre cerca di dare il giusto sgnificato al pianto che in quel momento il neonato sta emettendo. Questo ascolto sensibile nei suoi confronti, aiuterà il neonato ad autoregolarsi verso il cibo.

Anche l’introduzione del prime pappe è fondamentale per una buona crescita relazionale del bambino.

9 consigli da applicare a tavola

Ci sono alcuni step fondamentali per permettere al bambino di stabilire un ottimo legame con il cibo:

  • il bambino è opportuno che sia seduto nel suo seggiolone con di fronte un adulto e non in braccio;
  • l’adulto deve essere fiducioso e non manifestare preoccupazione pensando che non ci posaa riuscire;
  • i primi cibi solidi possono non essere graditi, quindi è importante che l’adulto lo accetti e che rimanga sereno provando con un altro e riproporre periodicamente con tranquillità ciò che viene rifiutato:
  • proporre la pappa quando si hanno ben chiari i segnali del bambino, quindi quando ha veramente fame e se non mangia, sicuramente mangerà alla prossima proposta o a quella dopo;
  • aver bene a mente che il passaggio dal liquido al solido non è così automatico per un bambino, in quanto è una grossa novità quindi deve prendere confidenza con il cibo “nuovo”;
  • è molto importante che il bambino prenda confidenza con ciò che mangia e questo è possibile solo attraverso il toccare il cibo, pasticciarlo sporcandosi le mani, la faccia, il seggiolone e spesso anche per terra. Pazienza è la parola chiave per sopravvivere a stelline che volano e saranno più in terra che dentro alla bocca del bambino; nel frattempo in cui lui scopre il cibo con le mani lo si può imboccare con calma dandogli il tempo di sentire il gusto, masticare e deglutire;
  • man mano che cominciano a dimostrare sempre più interesse per il cibo, si interessano anche del cucchiaio, per questo motivo la loro spinta versa l’autonomia va sostenuta quindi lascarglielo e prepararsi di nuovo al “cibo volante” ma sostenendolo e riforzando posotivamente a parole i suoi comportamenti. Nel frattempo magari con un altro piatto uguale e un altro cucchiaio continuare ad imboccarlo finchè non sarà in grado di mangiare da solo;
  • quando si prepara la porzione per i bambini, bisogna mettere poco cibo nel piatto e al massimo aggiungerlo, in quanto si corre il rischio che i bambini si sentano frustrati nel vedere un piatto colmo da finire, quindi meglio tenerne un po’ da parte e aggiungerlo poco alla volta,
  • i bambini imparano soprattutto attraverso l’osservazione del comportamento dell’adulto e questo vale anche per come noi ci comportiamo a tavola, cosa mangiamo e come lo mangiamo, quindi se noi non mangiamo il pesce ad esempio e lo proponiamo solo a lui, è probabile che lo rifiuti per una questione empatica nei nostri confronti; infatti molto probabilmente se frequenta un nido d’infanzia li lo mangierà.

I due anni: le prime lotte con il cibo

Generalmete nei primi due anni del bambino la madre è associata al nutrimento per lui, dopodichè il bambino comincia a differenziare la madre dal cibo, ad essere più autonomo volendo scegliere cosa mangiare e cosa rifiutare ecc. In questo periodo infatti, spesso iniziano le prime “lotte” per mangiare le verdure e seguire una corretta alimentazione.

Il cibo non deve mai essere associato a nient’altro se non alla fame e i ricatti, “se mangi quello poi mangi questo...”, “ se mangi tutto poi ti do una caramella” ecc. perchè questo non farà altro che rendere ancor più speciale ciò che gli viene offerto.

Come gestire il rifiuto del cibo

Alcuni bambini che rifiutano il cibo stanno cercando di autogestirsi e utilizzano il cibo per esprimere rifiuto  ed ostilità nei confronti dei genitori spesso possessivi ed iperprotettivi.

Altri invece lo rifiutano perchè non hanno realmente fame oppure sanno che se quello proposto non lo mangiano riceveranno comunque quello che preferisocno in quanto i genitori molto spesso non li lasciano senza cena.

È vero, bisogna imparare a conoscere ed a rispettare i gusti dei bambini, ma i bambini che mangiano solo 3 alimenti, sono bambini abituati ad ottenere sempre ciò che vogliono e probabilmente non hanno imparato ad assaggiare, a sperimentare ed a scoprire il cibo.

I pasti sono momenti molto importanti che non devono essere caricati troppo emotivamente; dev’essere un momento piacevole fatto di condivisione e di scambi di parola sulla giornata trascorsa e su quello che magari si deve fare il giorno successivo.

Inventarsi aeroplanini per farli mangiare, canzoni, giochi o quant’altro non serve a far avere ai bambini un buon rapporto con il cibo ma solo a distrarli ed fargli inghiottire cibo.

Meglio utilizzare strategie di coinvolgimento, come apparecchaire insieme la tavola, oppure farsi aiutare a mettere le polpette nella teglia del forno e se qualcuna si rompe non succede nulla, sarà solo più buona perchè il bambino si è impegnato per aiutare. Cercare anche di variare con le pietanze, catturando anche l’attenzione del bambino sul piatto, stimolando la sua curiosità e il suo gusto, solo così potrà ogni volta scoprire sapori nuovi e piano piano capire meglio ciò che preferisce e come.

Bisognerebbe tenere a mente che più si insiste nel farli mangiare, più carichiamo emotivamente e negativamente il momento del pasto, quindi meglio utilizzare la sdrammatizzazione e con tranquillità passare al pasto successivo, facendo però rimanere il bambino a tavola finche tutti non hanno finito. Ovviamente i pasti devono essere consumati con calma e tranquillità ma non possiamo pretendere che i bambini stiano delle ore a tavola. Ma se abituati sin da piccoli piano piano tenderanno a riuscire a rimanere seduti più a lungo, ma non tre ore.

Dato che i pasti dovrebbero essere sempre molto variati, ad esempio per la colazione che è il pasto più importante della giornata lasciar scegliere ai bambini quale frutto o quale torta preferisce per l’indomani, favorisce la sua autonomia e lo stimola maggiormente a mangiare con gusto.

Un altro aspetto importante è lasciare che il bambino possa anche prender i biscotti da solo dal barattolo, ma insegnarli che quello che prendono, dato che lo stanno scegliendo loro in autonomia è da finire, quindi meglio un biscotto alla volta che quattro insieme e tre non vengono mangiati.

Ci vogliono sempre delle regole e dei limiti ben definiti e coerenza tra i membri della famiglia per poter essere presi da esempio e come guida per i bambini, perchè quando loro si rendono conto che qualcuno li sta “guidando” si sta prendendo cura di loro si sentiranno rassicurati e più propensi ad ascoltare gli adulti.

Dott.ssa Erika Silighini

Sito web:  arcadinoah.it

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Erika Silighini

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi e specializzata in Psicoterapia Sistemica Relazionale. Nel mio lavoro ho approfondito la conoscenza dei bambini, la loro spensieratezza, il loro modo di giocare e imparato anche a conoscere i genitori, con il loro dubbi e lo loro certezze.