I benefici del co-sleeping: “Il neonato da solo non esiste, esiste il neonato insieme a qualcun altro”

“È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie.
È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi del mondo, non ha creato una sola foglia identica all’altra”.

Paulo Coelho

Dorme? Quante ore? Dove? Alzi la mano chi non si è sentita rivolgere un milione di volte le stesse domande sul sonno del proprio bambino e sulle abitudini notturne della famiglia.

Tra le più criticate e malviste, probabilmente, c’è quella di permettere al piccolo di dormire nel “lettone”, in mezzo a mamma e papà.

Spesso viene vista come “debolezza” da parte dei genitori che fin da subito non riescono a imporsi e delimitare un confine al proprio spazio, o peggio ancora come il preludio di una crisi di coppia.

A volte le motivazioni sono molto più semplici di quello che si possa pensare: al ritorno dall’ospedale i neogenitori semplicemente desiderano avere il piccolo di fianco anche la notte, in altri casi rappresenta una comodità per le mamme che allattano.

Eppure quando ci si lascia andare a questa “confessione”, non si fa in tempo a concludere la frase che ce ne si è già pentite, perchè irrimediabilmente pioveranno giudizi non richiesti. “Non riuscirai più a spostarlo dal letto” è tra i più diffusi.

Eppure, contrariamente al parere dei più, gli esperti non sembrano avere tutte queste certezza nel concordare all’unisono sul fatto che si tratti di una cattiva abitudine.

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Il neonato da solo non esiste, esiste il neonato insieme a qualcun altro

A tal proposito, il  Dott. James J. McKenna, Professore di antropologia esperto di fama mondiale, soprattutto per gli studi sul sonno condiviso in relazione all’allattamento ha condotto una ricerca che può essere di grande aiuto ai neogenitori non solo per farsi un’idea più chiara e corretta su quali siano le reali esigenze del neonato ma a ritrovare fiducia nella propria capacità di decidere il meglio per sé e per la propria famiglia.

“La mia ricerca sul contatto notturno fra madre e bambino è iniziata quando abbiamo scoperto che mia moglie era incinta. Come molti futuri genitori, siamo corsi a comprare ogni genere di libri sull’essere genitori, ma, dopo averne letti alcuni sul miglior modo di accudire un neonato, la conclusione è stata: delle due l’una, o tutto quello che ci insegna l’antropologia (la mia specializzazione) è sbagliato, o tutte queste raccomandazioni occidentali sulla cura dei neonati non hanno nulla a che vedere con i neonati. Forse sono solo il frutto di ideologie culturali dell’occidente contemporaneo, o di quei valori sociali che più nello specifico riflettono i nostri desideri su come i bambini dovrebbero diventare, anziché su come sono in realtà e sui loro effettivi bisogni.

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Ashley Montagu diceva che quella del neonato è un’esogestazione, ossia una gestazione esterna. Accarezzare i neonati, produce modificazioni nel respiro, nella temperatura corporea, nel loro tasso di crescita, nella pressione sanguigna e persino nei livelli di stress. In altre parole, il corpo della madre è il solo ambiente al quale il neonato è adattato. Come affermato dal famoso psicologo infantile, il Dr. Donald Winnicott, “Il neonato da solo non esiste, esiste il neonato insieme a qualcun altro”.

Si tratta di un punto di partenza scientifico di assoluta verità e ci fa capire perché nessun neonato accetterà mai o potrà rispondere all’appunto secondo il quale dovrebbe dormire da solo. L’ambiente in cui un neonato dorme da solo è critico dal punto di vista neurobiologico, poiché si tratta di un micro-ambiente la cui ecologia non è in grado di soddisfare i suoi bisogni essenziali. La verità è che dormire da solo in una stanza e non essere allattato sono ora riconosciuti come fattori di rischio indipendenti per la SIDS (Sindrome della morte in culla – ndt), ciò che spiega come mai in gran parte del mondo non si sia mai sentito parlare di SIDS . Mia moglie e io restammo scioccati nel leggere quello che i ricercatori sul sonno in età pediatrica dicevano a proposito di ciò che era normale per i neonati umani, e del fatto che dovessero “autoconsolarsi”. Eppure, anche allora sapevamo che non era altro che una costruzione culturale senza alcuna evidenza empirica che ne sostenesse la veridicità”.

E prosegue: “ Quando nacque mio figlio, scoprii che potevo condizionare il suo respiro cambiando la velocità del mio, proprio come se dovessimo restare sempre in sincronia. Le mie ricerche successive confermarono che i ritmi del respiro di madre e bambino sono regolati dalla presenza reciproca – i suoni dell’inspirare ed espirare; il sollevarsi e l’abbassarsi del torace; l’anidride carbonica espirata da uno e inspirata dall’altro che accelera il respiro successivo!

Ho sostenuto nei miei articoli scientifici che questo è un ulteriore segnale per ricordare al bambino di respirare, un sistema di sicurezza nel caso in cui i vari passaggi interni del respiro infantile dovessero incepparsi. Ho studiato nelle scimmie gli effetti fisiologici negativi della separazione materna a breve termine, analizzando il battito cardiaco, il respiro, la temperatura corporea, la suscettibilità alle malattie, i livelli di cortisolo, la digestione e i tassi di crescita.

Potevo forse meravigliarmi del fatto che il primate meno maturo fra tutti – l’uomo – è ancor più sensibile degli altri a tutti i segnali sensoriali? Dormire con un neonato, tenerlo in braccio e portarlo non è solo un’idea graziosa, ma anche un prezioso contributo al suo benessere. Decisi di prendere le mie conoscenze in fatto di comportamento dei primati e di applicarle a noi stessi, per vedere se il contatto notturno (condivisione del letto e allattamento) regolasse davvero il neonato dell’uomo nei modi che avevo descritto, e cosa succedeva quando i bambini dormivano da soli. Mostrammo come le modalità sensoriali della relazione madre-bambino si influenzino a vicenda. Non è solo la madre che modifica il sonno e la condizione fisiologica del neonato, ma è anche il neonato che regola la condizione fisiologica e il comportamento materno.

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È importante ricordare che mentre la condivisione del sonno fra madre e figlio appartiene all’evoluzione, non si può dire altrettanto dei letti moderni e della biancheria da letto. Sono necessarie le dovute precauzioni. Ciò nonostante il co-sleeping può essere protettivo se abbinato all’allattamento. Sappiamo oggi che molte madri che allattano scelgono di condividere il letto proprio per riuscire a dormire di più, favorire la produzione di latte, e creare un legame più intenso con il proprio bambino.

Se fatta in sicurezza, la condivisione del letto rende felici madri (e padri!) e bambini, senza contare gli effetti positivi che ha sullo sviluppo e la crescita. Di certo nessuno stigma o accusa di irresponsabilità dovrà ricadere sulle madri che scelgono di condividere il letto con i propri figli. Di fatto, in una forma o nell’altra, il 90% degli esseri umani dorme insieme ai propri bambini!”.

Come spesso accade, le nostre convinzioni sul modo il cui “dovremmo” gestire i nostri bambini, su come “dovremmo” comportarci come madri e peggio ancora su come “dovrebbero” essere i nostri bambini, non solo ci portano continuamente fuori strada, ma diventano ogni momento e sui temi più svariati, fonte di frustrazione e infelicità. Troppo spesso ci convinciamo di essere inadeguati, di non essere stati in grado di insegnare le buone routine al piccolo, senza considerare l’evidenza più grande. Nessun bambino è uguale all’altro: sembra banale, ma non lo è poi così tanto. Lo sosteniamo a parole ma forse non lo crediamo fino in fondo, altrimenti smetteremmo di fare paragoni.

Conclude così McKenna restituendo fiducia ai genitori: “Fate ciò che è meglio per la vostra famiglia, nessuna autorità esterna può conoscere vostro figlio meglio di voi. Siete voi che trascorrete la maggior parte del tempo con lui, e ogni bambino è diverso. Neonati, bambini e genitori si relazionano nei modi più diversi possibili. Non esiste davvero un modello o schema prestabilito per le relazioni che sviluppiamo. Quando si tratta di organizzare la sistemazione notturna, molte famiglie elaborano e mostrano idee assai fluide su dove il loro bambino “dovrebbe” dormire.

I bisogni del bambino

I genitori con le idee meno rigide sul quando e il come del sonno, di solito sono anche i più soddisfatti ed è molto meno probabile che se la prendano se i figli non riescono a comportarsi secondo le attese…(ossia dormire per tutta la notte). Soprattutto, ricordate che i neonati non hanno orario, non stanno cercando di rendervi la vita difficile, nè di manipolarvi. Con un cervello tanto piccolo e poco sviluppato, sono più appiattiti sui loro geni di quanto possa mai esserlo qualsiasi essere umano, e hanno ben poco controllo sul proprio comportamento. Nei primi sei o sette mesi di vita non hanno “desideri o pretese” ma solo bisogni. Tenete a mente che i neonati sono “vittima” dei propri comportamenti almeno quanto lo siete voi.

Il segreto per la soddisfazione dei genitori è nel non accettare che gli altri vi dicano cosa dovete fare. Piuttosto, apritevi ai modi in cui le costellazioni di relazioni che definiscono la vostra famiglia si intrecciano e si muovono con le soluzioni che sembrano funzionare meglio. Cercate di non giudicare il sonno del vostro bambino. Non confondete la bontà percepita dal punto di vista medico di un sonno che dura tutta la notte con una “bontà morale” ossia l’idea che i bravi bambini debbano dormire tutta la notte. La peggior invenzione culturale di sempre, per i genitori, è stata la nozione di “bravo bambino”.

A cura di Valentina Desario

Riferimenti:

Libro: Di notte con tuo figlio. La condivisione del sonno in famiglia di James Mckenna

Intervista rilasciata dall’autore a HuffingtonPost.com

 

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