Miele e botulismo infantile

Recentemente ha avuto grande risonanza il caso di un bambino di 5 mesi colpito da botulismo infantile ad Ivrea. La patologia è stata diagnosticata a Roma, dove la famiglia si trovava in vacanza per alcuni giorni, ma l’Istituto Zooprofilattico ha confermato che il contagio è avvenuto attraverso il miele somministrato al bambino qualche giorno prima.

Perché il miele è così pericoloso?

Il miele, in sé non è pericoloso né tossico. Essendo un alimento di origine totalmente naturale e poco trattato, c’è la possibilità che al suo interno siano “nascoste” delle spore di Clostridium botulinum. Di norma questo non espone ad alcun rischio, in quando l’intestino dell’uomo è in grado di neutralizzare le spore ed evitare lo sviluppo della patologia.

Questo, però, non avviene nei bambini prima dello svezzamento. E’ con lo svezzamento che l’intestino dei neonati termina il suo sviluppo, arricchendosi di quella flora microbica e di quegli enzimi che forniscono protezione all’intero organismo.

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Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

Un bambino non ancora svezzato ha un intestino che, non potendo uccidere le spore del C. botulinum, ne consente la crescita, con sviluppo della tossina botulinica. Sintomi tipici sono pianto debole, espressione facciale piatta, eccessiva salivazione e difficoltà nel deglutire, fino ad arrivare a difficoltà respiratorie.

Questo è il motivo per cui i principali enti di riferimento (Commissione Europea, Ministero della Salute, v. bibliografia) per l’alimentazione del neonato in Italia e in Europa suggeriscono di evitare di somministrare miele almeno fino al sesto mese, quindi fino allo svezzamento e, per maggiore sicurezza, fino ad un anno.

miele

Fortunatamente i casi di botulismo infantile sono estremamente rari, perché l’Unione Europea ha sempre mostrato una grande attenzione nei confronti della sicurezza alimentare, ha emesso Regolamenti in merito (ricordiamo che i Regolamenti Europei sono direttamente attuati nei Paesi membri, senza la necessità di recepire la norma con una legge interna), che vengono frequentemente aggiornati. L’Italia, dal canto suo, vantando una produzione enogastronomica che la rende celebre in tutto il mondo, ha ulteriormente inasprito le procedure di controllo alimentare.

Ovviamente tutto questo discorso non vale per le produzioni proprie di miele. E’ usanza comune ritenere che qualunque cosa “fatta in casa” sia migliore del corrispondente industriale e spesso questo è vero, ma non nel caso del miele fatto in casa e, più in generale, delle conserve fatte in casa. Le conserve artigianali non hanno controlli rigidi come quelli industriali, una svista, in quel caso, può essere letale.

Poiché, però, le spore possono essere anche non rilevabili, essendo estremamente piccole di dimensioni, può capitare, una tantum, un errore nei controlli, motivo per cui le linee guida suggeriscono di non utilizzare questo alimento nei primi mesi di vita.

Inoltre, il processo di pastorizzazione del miele industriale non assicura la completa eliminazione delle spore di botulino, in quanto è un trattamento che viene fatto solo per mantenere il miele allo stato liquido più a lungo senza che ne avvenga la cristallizzazione.

E’ frequente, da parte dei genitori e dei nonni, l’abitudine di mettere un po’ di miele sul ciuccio del bambino, oppure di dolcificare una bevanda, magari perché il bambino ha mal di gola, oppure dare al bambino un alimento contenente del miele.

Al di là del rischio di intossicazione, però, è bene sottolineare che il miele è comunque una sostanza costituita per la gran parte di zuccheri.

Secondo le Raccomandazioni Europee per l’alimentazione dei lattanti (v. bibliografia), la sensibilità ai sapori, nei bambini, e di conseguenza le preferenze per i cibi, sono fortemente influenzate dalla frequenza di esposizione ad un particolare sapore e questo avviene principalmente durante lo svezzamento.

Ciò significa che se si abitua un bambino fin da piccolo ai sapori dolci, crescerà con una preferenza per questi rispetto al salato. Arricchire l’alimentazione con cibi di diverso sapore, ma anche diversa consistenza, colore, aromi, abitua il piccolo a mangiare di tutto, senza particolari preferenze.

Inoltre, abituare i bambini fin dallo svezzamento ai sapori dolci, come dimostrano vari studi (v. bibliografia), predispone il bambino stesso a sviluppo di insulino – resistenza, diabete e disordini metabolici, nonché ad obesità e problemi orali (es. carie frequenti).

 

Bibliografia:

BMC Obes. 2018; 5: 6.

The negative impact of sugar-sweetened beverages on children’s health: an update of the literature

Sara N. Bleich and Kelsey A. Vercammen

Circulation. 2017 May 9; 135(19): e1017–e1034.

Added Sugars and Cardiovascular Disease Risk in Children. A Scientific Statement From the American Heart Association
Miriam B. Vos, Chair, Jill L. Kaar, Jean A. Welsh, Linda V. Van Horn, Daniel I. Feig, Cheryl A.M. Anderson, Mahesh J. Patel, Jessica Cruz Munos, Nancy F. Krebs, Stavra A. Xanthakos, and Rachel K. Johnson.

Front Endocrinol (Lausanne). 2017; 8: 368.

Interactions between Genetics and Sugar-Sweetened Beverage Consumption on Health Outcomes: A Review of Gene–Diet Interaction Studies
Danielle E. Haslam, Nicola M. McKeown, Mark A. Herman, Alice H. Lichtenstein and Hassan S. Dashti

European Commission, Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni: raccomandazioni standard per l’Unione Europea

Linee Guida del Ministero della Salute per l’Infanzia.

Giovanna Corona

Giovanna Corona

Dottore di ricerca in Patologia Generale e master in Prevenzione Sanitaria Ambientale. Titolare di SINAS – Studio Integrato di Nutrizione, Ambiente e Salute, dove svolge la sua attività integrando tra loro i tre mattoni della prevenzione: nutrizione, fattori ambientali e gli effetti sulla salute umana.

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