Il mio bambino non mangia: cosa posso fare?

Tra le più grandi preoccupazioni dei genitori, spesso ritroviamo l’argomento cibo e bambini. Mamma, papà ( e nonni) spesso si chiedono se il bambino non mangi troppo poco, abbastanza o troppo, e in famiglia  fino ai 3-4 anni circa  durante i pasti  succede di tutto purché i bambini finiscano ciò che hanno nel piatto.

Perché i bambini rifiutano il cibo?

I motivi per i quali i bambini rifiutano il cibo possono essere molteplici, ma per prima cosa bisogna escludere che possano avere problemi di salute. Dopodiché ecco alcune ragioni per cui i bambini rifiutano il cibo che gli viene proposto durante i pasti:

  • spesso hanno fatto tanti piccoli spuntini nelle ore precedenti ai pasti;
  • sono consapevoli che se non mangiano ciò che gli proponete, presto gli verrà proposto un cibo che prediligono (spesso anche dolci, patatine, snack, ecc.);
  • vogliono mostrare di aver il controllo su una situazione e sfidare i genitori;
  • rifiutando il cibo che gli viene proposto sanno di ottenere molte attenzioni.

Innanzitutto ad ogni crescita del bambino corrispondono varie scoperte e un approccio diverso verso il cibo. Con lo svezzamento di solito iniziano le prime difficoltà, ma il bambino impara piano piano a conoscere e scoprire nuove consistenze, nuovi sapori e soprattutto non si nutre più solo tramite il seno della mamma o il biberon ma il bambino sta seduto da solo nel seggiolone, guarda i genitori o chi si occupa di lui, il cibo gli viene dato attraverso un cucchiaino ecc. Tutto quello che per un adulto può sembrare scontato, non lo è invece per un neonato in fase di crescita e scoperta. Man mano che cresce il cibo prende forma sempre più solida, gli viene data la possibilità di toccarlo, pasticciarlo e sentirne la consistenza, ciò lo aiuterà a prendere confidenza con quello che mangia.

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Le maggiori difficoltà solitamente arrivano verso i due anni, e spesso quello che si interpreta come un capriccio è in realtà una fase di crescita del tutto normale, infatti il bambino comincia ad essere consapevole di se stesso e costruisce la sua identità affermando la sua presenza nel mondo anche attraverso l’opposizione. I no, che fanno saltare i nervi ai genitori, e che il bambino dice continuamente in altri momenti della giornata confermano questa sua crescita e questo suo graduale processo di distacco dalla madre andando verso quella che chiameremo autonomia del bambino. Ad ogni modo è normale e sano che il bambino tenti, sin dagli 8-9 mesi a provare ad imporsi in maniera ostinata e sta nei genitori la capacità di rispondere in maniera adeguata alle richieste del bambino. Anche il cibo fa parte della relazione tra bambino e adulto e per questo se la relazione tra loro è adeguata sarà sicuramente meno difficoltoso affrontare il momento del pasto.

Se il bambino nel primo approccio con il cibo viene lasciato libero di pasticciare, assaggiare tutto e mangiare prima con le mani e poi con il cucchiaio sicuramente la fase dei terrible two ( come la chiamano gli americani ed è la fase che va dai 2 ai 3 anni) non sarà poi così “ terribile” e difficilmente un bambino che ha sempre assaggiato e mangiato un po’ di tutto di punto in bianco smetta di mangiare, salvo cambiamenti importanti e non ben sostenuti, come ad esempio la nascita di un fratellino, un trasferimento, la separazione dei genitori, ecc.

Ciao, posso accompagnarti nei primi mesi del tuo piccolo?
Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. Elena.
  
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Ad ogni modo bisognerebbe avere qualche accortezza durante il pasto e nei momenti che lo precedono per far si che diventi un momento piacevole.

Consigli utili

  • se si prova un cibo nuovo non bisogna insistere ma riprovarci nelle settimane successive per almeno una decina di volte;
  • proporre sempre una buona varietà di gusti e sapori;
  • mangiare insieme al bambino, i genitori dovrebbero sempre dare il buon esempio, e se ci si rifiuta di mangiare le verdure, probabilmente anche il bambino non le vorrà, anche se non per forza apprezzeranno tutto quello che mangeranno i genitori. Ad ogni modo condividere il pasto in famiglia, significa condividere un momento della giornata tutti insieme, talvolta l’unico tra settimana, dove poter raccontarsi come si è trascorsa la giornata e incoraggiare il bambino nelle nuove proposte di cibo. Imparare sin da piccoli a stare a tavola tutti insieme richiede, come in tutte le cose, un po’ di impegno da parte dei genitori, ma porterà nel tempo buoni risultati. Ad ogni modo qualche capriccio è giusto che il bambino ogni tanto lo proponga!!!;
  • tenere la televisione spenta e non occuparsi di altro mentre si mangia, quindi telefoni, tablet, giornali o altro non devono interferire durante il pasto;
  • quando il bambino cresce è giusto coinvolgerlo nella preparazione del pasto, potendo magari impastare, tirare fuori le pentole, spezzare l’insalata e aiutare anche ad apparecchiare, senza aver troppa paura che possano rompere il servizio di piatti e bicchieri, per imparare devono provare, sperimentare e può succedere che qualcosa si rompa. Ovviamente tutto sempre sotto l’occhio attento dell’adulto per evitare pericoli;
  • se il bambino comincia ad avere fame ad un’ora dalla cena si può proporre al bambino qualche verdura da sgranocchiare, ma non bisogna concedere nient’altro altrimenti arriverà al pasto senza fame;
  • evitare di somministrare ai bambini succhi di frutta, pastine conservate ecc. e preferire una merenda con yogurt, spremute o ciambelle semplici fatte in casa per evitare troppi zuccheri che non favoriscono la digestione e la giusta fame per il pasto successivo;
  • lasciare il bambino libero di scoprire il cibo, di mangiare con le mani, di sporcarsi ma aiutandolo quandosi trova in difficoltà;
  • non obbligare mai il bambino a mangiare infilandogli il cibo in bocca, in quanto così facendo assocerà il momento del pasto ad un momento sgradevole e se rifiuta quello che gli viene proposto bisogna far presente che fino alla merenda o alla colazione non potrà mangiare altro. Se il bambino è normopeso ed ha uno stato di salute sano non succederà nulla se salterà il pasto;
  • dopo che sono chiari i gusti del bambino sarebbe opportuno mischiare i preferiti con quelli meno preferiti oppure dare prima il meno preferito e poi l’altro e non importa la successione delle portate. Creare anche pietanze appetitose e divertenti può stimolare il bambino a mangiare più volentieri;
  • se il bambino ha difficoltà nell’alimentarsi evitare di parlare dei suoi “problemi” di fronte a lui, perché questo farà si che si possa sentire ancor di più al centro dell’attenzione consolidando sempre più il suo rifiuto per il cibo oppure può accentuare la connotazione sgradevole che il cibo ha assunto per lui;
  • spesso queste difficoltà nell’alimentare il bambino fanno si che i genitori si preoccupino eccessivamente, facendo pressione, creando sempre più resistenza e chi di solito da più spesso di dargli da mangiare si innervosisce facendo scattare forti tensione. In questo caso è meglio che questa persona lasci il posto ad un’altra per fare in modo che il pasto non si trasformi in un momento spiacevole.

Queste piccole e semplici strategie, se ben applicate, solitamente aiutano bambini e genitori a ritrovare quella serenità che si era persa durante il pasto.

Dott.ssa Erika Silighini

Erika Silighini

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi e specializzata in Psicoterapia Sistemica Relazionale. Nel mio lavoro ho approfondito la conoscenza dei bambini, la loro spensieratezza, il loro modo di giocare e imparato anche a conoscere i genitori, con il loro dubbi e lo loro certezze.