Babysitter: 5 consigli per scegliere il meglio per il nostro bambino

“Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere”.

Dalai Lama

Un argomento caldo e insieme un evergreen, il tema della scelta della babysitter è sempre attuale tra le mamme.

Il motivo è presto intuibile: delegare la cura dei propri figli anche per poche ore al giorno a un’estranea è un enorme atto di fiducia, spesso obbligato, quando la mamma lavora e non riesce in prima persona a seguire il bambino tutta la giornata.

Molte famiglie si orientano sul nido, ritenendo che una struttura pensata appositamente per i piccoli, dove educatrici esperte se ne prendono cura, sia indice di maggiori garanzie. Per altre il motivo principale è quello della socializzazione, specialmente dopo il primo anno di vita: il nido offrirebbe maggiori possibilità di interazione, scambio e apprendimento rispetto al rapporto “uno a uno” con una tata. Inoltre un ambiente studiato “a prova di bambino” sarebbe da ritenersi più stimolante e sicuro.

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Per altre, tenere a casa i bambini non rappresenta una scelta: dopo ripetute malattie non è raro che il pediatra stesso sconsigli fortemente la vita in comunità per un periodo e che quindi ritirarlo dal nido diventi una scelta per tutelare la salute. In questo caso, se i nonni non sono disponibili, la tata diventa necessaria.

Infine, altre volte si cerca una babysitter perché si ha una grande necessità di riposo o per concedersi qualche serata a due con il compagno: le motivazioni sono le più svariate e tutte altrettanto valide, ma spesso non sono tutte “rose e fiori” e trovare la persona adatta non è semplice.

Il mercato offre le più svariate figure professionali, dalle tate referenziate, alle studentesse che lo svolgono come lavoro occasionale per mantenersi agli studi, alle ragazze alla pari, a chi lo fa come ripiego in attesa di trovare un lavoro attinente ai suo percorso.

Una premessa però è doverosa: che si tratti di persone più o meno esperte, l’amore e la passione per i bambini non è un optional ed è un attitudine che si intuisce quasi immediatamente, e che colgono perfettamente anche i piccoli.

I migliori studi e specializzazioni in puericultura non eguaglieranno mai una figura magari meno “titolata” ma realmente empatica che davvero ha a cuore il benessere del bambino.

Come in ogni settore, si trova di tutto, e non è raro prendere qualche cantonata, ma ecco alcuni consigli per orientarsi nella scelta.

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1) Fidatevi del vostro istinto

Se è vero che spesso la prima impressione che si ha di una persona dopo un incontro di qualche minuto può non corrispondere alla realtà (sia in positivo che in negativo), è altrettanto vero che per istinto una mamma conosce a fondo il suo bambino e intuisce quasi immediatamente se la persona che ha di fronte può essere adatta a prendersene cura.

Anche di fronte a una babysitter “perfetta sulla carta”, quando qualcosa non ci convince, spesso è bene dare ascolto alle nostre sensazioni, perché probabilmente sono corrette.

La persona che sceglierete sarà quella che si sostituirà a voi in alcuni momenti della giornata e si occuperà di quanto avete di più prezioso, i vostri figli, quindi è più che legittimo che debba essere qualcuna con cui si possa costruire un vero rapporto di fiducia.

Se mancano le basi già in partenza, o se non c’è feeling caratteriale,  è meglio lasciar perdere e proseguire nella ricerca. 

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2) Fidatevi del vostro bambino

Che un bambino di fronte a chi non conosce scelga di rifugiarsi tra le braccia di mamma e papà è più che legittimo, tuttavia quando osservate i vostri piccoli relazionarsi verso persone che non conoscono, non potete fare a meno di notare segnali abbastanza chiari.

Esattamente come succede a noi adulti, ci capita di provare più o meno interesse per una persona senza che ci siano motivi che si possano “spiegare”.  Noterete che probabilmente ci sono persone che suscitano in lui maggiore curiosità, che lo divertono, che lo incuriosiscono, con cui lui ha piacere a rapportarsi e ha desiderio di scoprire mentre ce ne sono altre che suscitano in lui le reazioni opposte. Anche questi non sono segnali da trascurare né da sottovalutare: sarà proprio il bambino a trascorrere il suo tempo con questa nuova persona, quindi è più che legittimo che le sue preferenze e il suo “sentire” vengano presi in considerazione.

3) La sicurezza, prima di tutto

Questo sembra un argomento banale, le solite raccomandazioni trite e ritrite… tuttavia non solo banale non lo è affatto ma è da considerarsi una priorità assoluta.

Quando si lavora con i bambini, sbadataggine e superficialità non sono ammessi in nessun modo: mentre su altri aspetti a qualche compromesso si può arrivare, su questo decisamente non è possibile.

Su questo aspetto condivido la mia esperienza personale, perché se è vero di persone valide, motivate, appassionate e competenti per fortuna ce ne sono, è altrettantto vero che non sempre le cose vanno per il verso giusto: ho visto all’opera babysitter allontanarsi dal bambino nel momento del cambio lasciandolo anche per pochi secondi da solo sul letto perché avevano dimenticato di preparare il pannolino pulito prima di spogliarlo, chiedermi il telecomando per accendere la televisione a mio figlio di allora nove mesi al primo giorno di lavoro dopo mezz’ora, altre ancora dargli fuori orario biscotti e dolci vari recuperati a casaccio dai pensili della cucina per tranquillizzarlo in un momento di pianto, non solo senza averne ricevuto il permesso e senza ancora sapere quale fosse il suo livello di masticazione-deglutizione, ma senza sincerarsi che il piccolo potesse soffrire di allergie o intolleranze, in altri casi dopo momenti di gioco sul tappetto con tappi e oggetti anche di piccole dimensioni dimenticare di raccoglierli in parte, lasciando alla sua portata oggetti di piccole dimensioni che un secondo possono essere ingeriti e causare a soffocamento.

Questi esempi non sono riportati per fare da spauracchio, ma per ricordare, una volta di più, che anche un atto apparentemente innocuo ma in realtà molto superficiale, può portare a conseguenze che innocuo hanno molto poco e che gestire un bambino piccolo, con i suoi cambi di umori, con le sue necessità, con i suoi momenti, non significa “silenziarlo” con azioni, oggetti o abitudini che non corrispondono al suo bene, significa avere la capacità, la dedizione è la pazienza di confortarlo e rasserenarlo, il che, è molto diverso.

Con i bambini, soprattutto nelle fasi del gattonamento e quando iniziano a camminare ed esplorare la casa, cento occhi non bastano: quello che può sembrare scontato non lo è per tutti purtroppo, quindi affiancate la tata i primi giorni e accertatevi che sia sufficientemente competente per poter permettervi di allontanarvi in tranquillità.

In ogni caso, se non ha mai frequentato corsi di primo soccorso pediatrico, in ogni città svariati enti ne organizzano: fatela partecipare in modo che apprenda le nozioni base per ogni possibile evenienza. 

4) Gioco e interazione con il bambino

La babysitter trascorrerà diverse ore con il vostro bambino e per i piccoli, si sa, il gioco è qualcosa di molto serio. Non è solo un momento divertente di condivisione e di sorrisi, ma ogni giorno il bambino, giocando, impara qualcosa di se stesso, affina capacità acquisite, ne sviluppa di nuove, raggiunge traguardi, sfida i suoi limiti. Giocando i piccoli iniziano a gattonare, a camminare, a dire le prime parole. Il gioco è di primaria importanza.

Occorre scegliere quindi una persona che sappia stimolarlo in modo adatto alla sua età,  incoraggiarlo, incuriosirlo e quando è il momento fare un passo indietro per lasciare che scopra da sé, che sappia dire dei “no” fermi ma sereni quando si mette in pericolo e sappia confortarlo nei momenti in cui è stanco o cerca la mamma.

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5) Le referenze

Le referenze sono un modo per accertarsi che la persona che avete di fronte sia quella che state cercando e per verificare le informazioni che ha fornito. Chiedete alla babysitter almeno tre referenze dei precedenti datori di lavoro con la possibilità ovviamente di contattarli per chiedere tutte le informazioni di cui avete necessità.

Una volta che avete effettuato tutte le verifiche del caso, non vi resta da fare l’ultimo passo, quello necessario: dare fiducia alla persona che avete scelto, darle il tempo di ambientarsi, di conoscere il bambino, di farsi conoscere e apprezzare.

Non cedete alla tentazione di controllare in continuazione il suo lavoro, ci vuole tempo per creare il giusto equilibrio, per capire le routine di una famiglia, per prendere le misure e per conoscersi.

La riprova della vostra scelta sarà solamente nella serenità dei vostri bambini.

Valentina Desario

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.

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