Bambini e smartphone, tablet, TV e videogames: come gestirli?

I bambini di oggi sono nati in un era dove gli smartphone sono il prolungamento della mano dei loro genitori, quindi per loro è una cosa del tutto “normale” che ci sia.

Si dovrebbe però  tenere a mente, pedagogicamente parlando, che  c’è un tempo per ogni cosa e i passaggi della vita dei bambini andrebbero rispettati.

Bisognerebbe inoltre porre dei limiti soprattutto nella prima infanzia.

Il Buon esempio

L’educazione tecnologica andrebbe appresa dagli adulti per semplificare il passaggio delle regole da adulto a bambino.

Gli adulti dovrebbero imparare ad appoggiare il proprio telefono, tablet ecc. quando interagiscono con i propri figli, quando sono a tavola insieme e non correre verso il telefono non appena suona per un messaggio, un WhatsApp o una notifica di qualsiasi genere.

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È importante portare rispetto alle relazioni che si stanno intrattenendo e per questo l’adulto dovrebbe sempre dare il buon esempio. Ormai si sa bene che il bambino impara soprattutto attraverso l’osservazione dell’adulto.

Ad ogni età gli stimoli giusti

Dai 0 ai 3 anni i bambini non dovrebbero interagire con la realtà virtuale, in virtù del fatto che prima di questa età i bambini hanno la necessità di interagire con l’ambiente attraverso esperienze che sfruttino tutti i cinque sensi per poter sviluppare le proprie risorse neuronali.

Spesso capita di sentire molti genitori dire ”a casa nostra la televisione è spesso accesa ma mio figlio non la guarda mai”. Questo schermo acceso anche solo per un’oretta, disturba il gioco del bambino impedendogli di sviluppare quella capacità di concentrazione attentiva che sarà fondamentale per il suo prossimo futuro.

Dopo i 3 anni e fino ai 6 circa sarebbe opportuno mettere delle regole chiare ed fondamentali sull’utilizzo dei videogiochi e dovrebbero comunque essere sempre vietato l’accesso ad Internet.

I bambini di quest’età sviluppano capacità collegate alla motricità fine, cominciano ad apprezzare di fare cose nuove, cominciano ad avere un’interazione relazionale e sociale sempre maggiore e sviluppano la capacità immaginativa. Non riescono ancora a distinguere chiaramente la fantasia dalla realtà ma cominciano ad aver un’idea del tempo.
Per questi motivi è fondamentale dare un tempo al gioco dei videogames che non dovrebbe superare indicativamente i 30 minuti giornalieri.

Il compito dei bambini di questa età è quello di imparare a stare insieme ai pari, giocando, manipolando, discutendo, accettando la frustrazione e magari all’aria aperta e a contatto con la natura per permettergli di provare esperienze corporee e mentali nuove.

Quando i bambini iniziano la scuola primaria, inizieranno a stare più seduti durante la mattinata a scuola e al pomeriggio per svolgere i compiti.

A maggior ragione avranno bisogno di giocare, immaginare, correre all’aria aperta e non di passare il resto della loro giornata davanti alla tv o ad un videogames.

Ciò non toglie che se il bambino ha la possibilità di stare all’aria aperta e fare esperienza relazionali, allora  mezz’ora o poco più di tv o videogiochi non gli farà di certo male.

Bisognerebbe però prima fare i compiti e poi mettersi davanti ad uno schermo, in modo che l’attenzione del bambino non ne venga disturbata.

Man mano che i bambini crescono e diventano ragazzi la richiesta di aver uno smartphone sarà sempre maggiore e saranno i genitori che sapranno scegliere ciò che è meglio per i loro figli e non per loro stessi.

Spesso, infatti, succede che siano i genitori a voler comprare un cellulare ai propri figli, perchè così placano la loro ansia eccessiva potendoli sempre rintracciare. Pensano così di proteggerli, oppure temono di passare per cattivi genitori se non gli danno il telefono.

Bisognerebbe sempre concentrarsi su cosa fa bene a loro e non agli adulti di riferimento.

La gestione di uno smartphone

Se si sceglie di comprare ad un ragazzino uno smartphone bisognerebbe vivere un momento di transizione nel quale il figlio impara il corretto utilizzo del telefono tramite quello del genitore, come scrivere, quando usarlo, quando tenerlo in silenzioso o spegnerlo. Come spiegato precedentemente l’esempio  dell’adulto è fondamentale per il comportamento del figlio nell’utilizzo del cellulare.

Il ragazzino deve essere informato sui rischi in cui può incorrere. Per rischi si intendono sia le incomprensioni dovute ad una scrittura talvolta molto frettolosa e abbreviata, sia i  veri e propri fenomeni di bullismo in una chat comune piuttosto che su un social network al quale il figlio è iscritto.

A tal proposito è opportuno chiarire in precedenza che regolarmente i genitori controlleranno i messaggi, le chat e le pubblicazioni nei vari social network e che comunque verrà dato un tempo per l’utilizzo, in quanto è un oggetto molto distraente per lo studio e rischia di isolare ancora di più quei ragazzi che hanno difficoltà di socializzazione con i pari.

Fondamentale per affidare uno smartphone ad un ragazzino è instaurare un ottimo dialogo e capacità di ascolto nei confronti dei propri figli. In questo modo in caso di prese in giro sulla rete o nei gruppi WhatsApp, il ragazzo sarà in grado di esporvi il problema e insieme potrete gestire il disagio che sta vivendo: si potrà così intervenire tempestivamente prima che il fenomeno possa trasformarsi in bullismo.

Bisogna ricordarsi di mantenere la calma e tenere sempre a mente che la cosa più importante è accogliere il disagio del figlio,  gestirlo e successivamente decidere quale strategia utilizzare per intervenire, potendo anche chiedere aiuto agli esperti.
Di fondamentale importanza rimane sempre il dialogo con i propri figli e le regole ben spiegate che sapranno indirizzare verso le scelte “migliori”.

Non si può e non si dovrebbe essere i migliori amici dei propri figli ma è estremamente fondamentale che loro possano fidarsi dei loro adulti di riferimento. Solo così se non sapranno come comportarsi in una determinata situazione sapranno però che potranno contare sull’ascolto empatico dei loro genitori ed insieme  risolvere la difficoltà incontrata

Per proteggersi e proteggere le relazioni che si hanno di qualunque natura esse siano, gli adulti stessi dovrebbero in primis stare più attenti a ciò che pubblicano in prima persona, dalle informazioni alle immagini specie dei bambini. Riducendo i rischi in cui si può incorrere usando la rete diventano modelli positivi per i propri figli.

Dott.ssa Erika Silighini

 

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Erika Silighini

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi e specializzata in Psicoterapia Sistemica Relazionale. Nel mio lavoro ho approfondito la conoscenza dei bambini, la loro spensieratezza, il loro modo di giocare e imparato anche a conoscere i genitori, con il loro dubbi e lo loro certezze.