Racconti di parto: Barbara e la nascita di Viola Ginevra

Sabato 27 agosto 2011 (DPP), dopo due tracciati senza contrazioni e altrettante eco che rivelavano tantissimo liquido, la bambina cefalica, in posizione anomala per essere stata podalica a lungo e molto molto in alto (anzi, per dirla come la gine, ce l’avevo in gola), la dottoressa mi dice che se non fosse avvenuto niente di spontaneo, entro la 41 settimana avrebbero tentato il parto con l’induzione per vedere se le contrazioni avrebbero fatto discendere in posizione Viola Ginevra. Prossimo controllo lunedì 29. Panico. Torno a casa in un silenzio terrorizzato, l’induzione non la voglio. Per la mia esperienza di infermiera, so già che sarebbero ore di sofferenza inutili per entrambe prima di finire con un cesareo d’urgenza, la bambina è troppo alta e storta. Mi viene da piangere.

Lunedì 29 torno in ospedale senza grandi speranze, ormai rassegnata. Dopo l’ennesimo tracciato piatto, la gine decide di fare la solita eco di controllo del liquido, ma con poca convinzione. E invece mia figlia, che solo per questo amo ancora di più ;-), mi fa la sorpresa. Sento la gine che dice: “Eh no, non è possibile! Mi cadono le braccia in terra! E’ di nuovo trasversa! Basta, a questo punto non ti illudo più, è inutile aspettare!”. Il mio cuore esulta, so che questo vuol dire una cosa sola: cesareo programmato! Infatti mi dice di tornare il 31 pomeriggio digiuna che, se non fosse cambiato niente, l’avrebbero fatta nascere. Trascorro la sera del 30 a farmi fare barba e capelli da mia mamma e tricotomia laggiù da Pietro, sperando che niente cambi e che l’indomani possa abbracciare la mia bambina, non ne posso più di aspettare!

Mercoledì 31 agosto 2011, (40+4). Arrivano mio padre e mia cugina, sono tutti iper allegri per camuffare una tensione palpabile. Io invece sono tranquillissima, solo impaziente, mi sembra che le ore non passino mai (anche perché non posso mangiare né bere!). Finalmente alle 14.30 entro in ospedale con valigie al seguito. La gine mi visita, ma mi sembra non abbia molta voglia di operare e infatti, dopo una visita dolorosa in cui tenta di aprirmi il collo dell’utero (!), arriva la doccia fredda: “potresti tornare domani mattina, sai oggi la sala operatoria è impegnata e non so se riesco a fartelo”. Sono furiosa e chiamo immediatamente Pietro che aspetta fuori con i miei. La fortuna è che lavoriamo proprio in area critica e mettiamo in moto i meccanismi giusti. Dal blocco operatorio infatti i colleghi ci comunicano che l’ultimo intervento è stato eseguito e che la sala sarà pronta entro venti minuti. La gine non ha più scuse! Mi chiede speranzosa: “la vuoi far nascere oggi 31 agosto o domani 1° settembre?”. “ADESSO!”. Finalmente lo capisce e vengo preparata. Mi viene consigliato il clistere che accetto di fare per avere un post parto migliore, mi fanno firmare i consensi e mi portano al mio letto per sistemare la roba e mettermi la camicia per la sala operatoria. Vengo messa in barella e preparata con ago cannula e flebo di liquidi e fastidiosissimo catetere vescicale (mentalmente chiedo scusa a tutti i pazienti a cui ho fatto queste manovre e a cui dovrò farle!) e finalmente, tutta sorridente, vengo portata in sala mentre tutti mi salutano al mio passaggio.

Entro in sala (fa strano stare dall’altra parte) e vengo trasferita sul lettino operatorio e posizionata per l’induzione dell’anestesia. Ho scelto l’epidurale con cateterino invece della spinale senza cateterino, così sono coperta dall’anestetico anche per le successive 48 ore. Dopo un paio di tentativi falliti, finalmente sento un calore alle gambe molto piacevole e capisco che è andata. Un po’ di ossigeno per un leggero calo di pressione e un po’ di nausea, subito rientrata con la giusta respirazione e, soprattutto, niente panico. Inizio a sentire il prurito dato dall’anestetico oppiaceo. Per distrarmi, penso a cosa scrivere alle mie amiche di PF, non vedo l’ora di dirglielo! La voce si è sparsa, la sala è piena di amici/colleghi accorsi per l’occasione, alcuni rientrati pure dalle ferie apposta. C’è un piacevole chiacchiericcio di sottofondo, sembra di essere ad una festa e in effetti lo è. Il mio amore è dietro di me che non mi stacca gli occhi di dosso per tutto l’intervento, che dura dieci minuti. E poi finalmente le parole magiche: E’ NATA!!! Sono le 16.59. Tutti applaudono al primo vagito, continuano a dire che è bellissima e a me scende una lacrima insieme alla tensione. Non avendo fatto l’amniocentesi chiedo subito conferma che sia sana e con un grande sorriso ringrazio tutti. Il mio primo pensiero è “così lo rifarei mille volte!”. Dopo la visita pediatrica, la mettono urlante in braccio a Pietro che me la fa vedere con una risata liberatoria e felice, un fermo-immagine che non dimenticherò mai. Ho ancora le braccia legate, ma le do un bacio e le dico di non piangere che ci sono io con lei. Mi riconosce e smette subito di piangere, un’emozione grandissima. E’ davvero bellissima, anche se tutta sporca di vernice. Poi scende un grande silenzio, spariscono tutti dietro a lei che va a fare il primo bagnetto al nido! E la collega di anestesia ridendo mi dice: “abituati, ora a te non ti considera più nessuno!!!!”. Io sorrido, stanca ma felice, e una gran pace scende dentro di me.

Barbara & Viola Ginevra

 

Per chi volesse pubblicare il proprio racconto del parto, basta mandare il testo con una foto a elena@periodofertile.it. Verrà pubblicato il primo martedì disponibile (alla ricezione invierò la data precisa). Grazie!

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