Partorire in casa: il racconto della nascita di Lilith

Fin da prima di avere in pancia il mio bimbo sapevo che avrei fatto il possibile per partorire in casa. Odio l’ambiente asettico degli ospedali, la sensazione di essere un numero, la freddezza di quelle mura.

Non appena scopro di aspettare un bimbo prendo quindi subito contatto con un’ostetrica di zona che fa parti in casa e inizio a seguire il corso preparto con lei.

Tutta la gravidanza è stata molto serena, ho fatto i controlli previsti ma nulla di piu (anzi, ho evitato di fare l’ultima ecografia).

Non ho mai voluto sapere il sesso perché volevo vivere in tutto e per tutto la magia della gravidanza e del parto. Il termine ultimo era il 20 maggio ma sentivo che sarebbe nata/o prima e in effetti il 15 maggio alle 4 e 20 del mattino mi sveglio e mi sento un po’ strana, con dei leggerissimi dolorini…ma non erano quelli a farmi capire che di li a poco sarebbe iniziato il viaggio piu bello della mia vita, quanto piuttosto la sensazione di sentirmi strana.

Mi riaddormento e alle 7:30 mi sveglio e la giornata scorre normale, anche se i dolori rimangono.

So che il mio corpo si sta preparando e che anche per la piccolina/il piccolino si sta avvicinando la fatidica ora x. I dolorini scompaiono a pranzo per ricominciare nel pomeriggio, piu forti e regolari.

Ogni volta che arrivano mi “assento” con la testa e poi riprendo a parlare e a fare le cose che stavo facendo…fino verso le 17:30 quando si fanno piu forti, insostenibili e decidiamo di chiamare l’ostetrica, che arriva subito, mi visita ma dice che ci vuole ancora tempo.

E in effetti sarà così.

I dolori continuano sempre piu forti e regolari…non ce la faccio più, sono troppo forti, mi sento davvero morire ogni volta che arrivano queste ondate. So che sono ondate di amore e questo mi da la forza di sopportarle, ma qui capisco perché molte donne ricorrono all’epidurale.

Il mio compagno è sempre stato con me, sostenendomi fisicamente ogni volta che arrivavano, invece l’ostetrica quasi non la vedevo, è sempre stata una presenza discreta e si faceva avanti solamente quando doveva monitorare il battito del bimbo/a.

Passo gran parte del tempo in bagno, dentro e fuori la doccia, perché l’acqua calda mi rilassa moltissimo. Durante una contrazione sento fortissimo il bisogno di spingere, mi aggrappo a Christian e sento il fuoco dentro di me.

I dolori cambiano. Sono sempre più forti, ma la voglia di spingere li rende più sopportabili perché in questo modo sento di poter “buttare fuori” il fuoco che ho dentro. Vado in salotto dove nel frattempo l’ostetrica aveva rivestito il divano e mi metto sulle ginocchia sopra di esso.

Nel frattempo arriva la seconda ostetrica.

Inizia il periodo espulsivo e sento i piedini del bimbo/a spingere contro il mio ventre…stiamo lavorando assieme per nascere e rinascere e questa cosa mi da molta forza!

Parlo a lui/lei, dandogli coraggio perché immagino che sarà un viaggio faticoso e che potrebbe avere paura e così passiamo gli ultimi momenti a lavorare.

Esce la testa e già vorrebbe piangere!

E’ stato un bellissimo gioco di squadra e a mezzanotte e 25 nasce, alla luce soffusa del salotto di casa. La mettono sul mio cuore e per minuti interminabili la guardo negli occhi innamorata persa…fino a che “ritorno in me” e mi ricordo di chiedere se era maschio o femmina. “E’ Lilith!” risponde Sofia (l’ostetrica).

Questo mi rende ancora piu felice! Rimane addosso a me, sul mio cuore, provo a farla attaccare al seno però era troppo stanca e si addormenta in continuazione. Il cordone è stato tagliato solo dopo che ha smesso di funzionare. Abbiamo deciso di non lavarla subito e alle 3:30 andiamo a letto anche noi, io, il mio compagno e Lei…nel mio letto, noi tre.

Sono stata davvero felice di farla nascere in casa, nell’intimità del mio nido, con la luce soffusa, con le persone che hanno seguito questa gravidanza assieme a me e al mio compagno. Mi sono sentita in famiglia, circondata da persone che mi volevano bene. Sono stata felice perché sento che è stata una nascita dolce, naturale, per nulla traumatica ed è questo che desideravo per mia figlia!

Silvia

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