Pensate a una gravidanza senza ecografie, esami, libri, web…riuscireste a viverla così?

Credit: William A. Ryan/UNFPA

Ogni settimana  su Periodo Fertile in collaborazione con ActionAid,  riportiamo testimonianze di adozione ma anche di vita vissuta, di donne o di bambini. Donne che condividono con noi il fatto di voler essere felici, di voler diventare madri, di vedere crescere il proprio bambino in salute. Sentimenti che ognuna di  noi ha provato sulla propria pelle. Sogni che ha potuto realizzare o vedrà realizzati a breve.

Per molte di noi la gravidanza è stata un meraviglioso cammino verso il primo abbraccio con nostro figlio. Se fossimo nate in uno dei tanti, troppi Paesi poveri spesso maternità non fa rima completamente con felicità. Perchè si sa in partenza che il proprio figlio avrà molte probabilità di non arrivare a due anni di vita o che il suo futuro sarà caratterizzato da molte difficoltà.

Con che spirito metteresti al mondo un figlio in un paese come l’Afghanistan, l’Africa, il Bangladesh e  in condizioni di indigenza? Già in Italia è difficile prendere la decisone di avere un figlio a causa della crisi e delle difficoltà economiche che imperversano nel nostro paese. Immaginatevi cosa succede dove si lotta quotidianamente con fame e violenze o guerre.

Mi chiedo spesso cosa avrei fatto io donna e madre se fossi nata lì. Presumibilmente mi sarei trovata nella più completa ignoranza e incapacità di reagire. Mi sarei trivata incinta per sbaglio, come spesso accade in quelle zone e completamente impreparata ad affrontare un percorso di maternità.

Qui da noi sappiamo bene che una volta  constatatata la gravidanza con un test, ci sono un sacco di controlli e accorgimenti che ci accompagneranno nei nove mesi: analisi del sangue, ecografia, ma anche corsi preparto, libri, ostetriche e doule che danno il loro supporto prima e dpopo la gravidanza. E non dimentichiamo il web che è una grade fonte di informazioni e di condivisioni. Provate a immaginare una gravidanza senza tutto questo e magari con l’incognita se riusciremo ad avere qualcosa ne piatto più di una volta al giorno.

Sembra improponibile vero? E invece in molte parti del mondo è la normalità.  Nonostante in Bangladesh ad esempio,  si cerchi di dedicare più attenzioni alla donna in stato interessante, c’è ancora molto da fare per tutelare la futura madre. Soprattutto le donne che vivono nelle zone più rurali, per la lontanaza dagli ospedali  sono costrette al parto in casa assistite da levatrici . Fortunatamente AtionAid ha in corso progetti di istruzione per queste operatrici in modo da ridurre i rischi di mortalità ma anche le disabilità nei bambini legate a problemi sorti durante il parto. Ricordiamo che i bimbi disabili sono molto discriminati in quelle società.

Leggevo tra le varie testimonianze e questa cosa mi ha fatto un enorme piacere , che in quelle zone il figlio è comunque una bella notizia, e non ci sono discriminazioni sul fatto che nasca un bimbo  o una bimba. Insomma antiche tradizioni e superstizioni che sembrano superate. E anche questo è un grande passo in avanti, meglio della vicina Cina dove le bambine femmine spesso non hanno futuro.

Grazie al lavoro di ONG  e di Onlus come ActionAid, le cose non possono che migliorare. La cultura della vita e  una società dove vengono rispettati i diritti umani anche quelli più basilari passa anache attraverso il loro lavoro aiutiamoli.

Foto: http://www.flickr.com/photos/75746135@N03/6835892964/

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