Insapettatamente: Capitolo 2

Capitolo 2

Maggie ed io c’eravamo conosciute qualche anno prima ad un convegno. Per un errore, il mio badge era stato assegnato ad un’altra donna ed io, che ero una delle relatrici, non potevo entrare. Ero lì che discutevo con l’addetto alla sicurezza mostrandogli i miei documenti, quando sentii una voce alle mie spalle.

“La signora Rogers è con me, Walter. “

Una donna sulla trentina, si avvicinò mostrando il suo cartellino sul quale potetti leggere il nome: Maggie Suarez.

“Grazie, signora Suarez.” risposi.

Indossava una completo blu scuro e aveva legato i capelli in un morbido chignon.

“La conosco bene, io. “ mi disse mentre ci dirigevamo verso l’interno dell’edificio

“Oh, davvero?”

“Si, ho letto il suo libro.”

“Cosa?”

“Lei non ha forse scritto “I (veri) bisogni sessuali di una coppia?” mi chiese

“Beh, no. Non direi. Ho solo collaborato con lo scrittore fornendogli alcune consulenze, ma io non ho scritto proprio niente.” risposi ridendo.

Passammo il resto dell’ora, in attesa dell’inizio della conferenza, a chiacchierare come vecchie amiche. E da quel momento non ci separammo più. Era diventata per me una confidente fidata, l’unica alla quale avrei raccontato anche una cosa terribile come una lettera anonima.


inaspettatamente capitolo 2

“Pronto, Maggie?”

“No, la signora Suarez è fuori città e non tornerà prima di mercoledì prossimo. Posso fare qualcosa per lei?”

Rimasi per un attimo in silenzio mentre metabolizzavo il fatto che per almeno un’altra settimana non avrei potuto condividere il mio segreto con nessuno.

“Ehm, no. Non importa, grazie. Richiamerò io la settimana prossima.”

Decisi di tornare a lavoro, ma prima ancora che potessi prendere in mano la cartellina azzurra con la documentazione per la mia analisi, squillò il telefono.

“Harriette, ti avrei chiamata tra poco” dissi sperando che non sembrasse la solita scusa.

“Tranquilla, Juls. Ti ho chiamato per dirti che sto bene e che in fondo è stato meglio essere interrotte da Ronda.” La sua voce tradiva l’emozione.

“Ma no, che dici? Perché non me ne parli adesso?”

Speravo che me ne parlasse di persona così da poter fare attenzione anche ai più piccoli movimenti del viso. Con le parole si può mentre, ma con il volto no. E io avevo anche partecipato ad un meeting sulle micro espressioni facciali.

“Davvero, Juls. Ho esagerato io, come al mio solito. Tornata a casa, ho trovato Jim e abbiamo parlato; gli ho esposto i miei timori e lui mi ha rassicurata. E’ tutto a posto”

Sentivo che stava mentendo, ma come fare per farglielo ammettere? Dovevo per forza coinvolgere Scott: lui e Jim erano vecchi amici e avrebbe potuto indagare al mio posto. Mi ripromisi di parlargliene a cena. Dopo ovviamente, avergli rivelato il segreto.

Tornati in camera da letto e lentamente aprii il comodino: sotto alle camicie da notte avevo nascosto una cartellina: clinica Medicen, gli specialisti della tua fertilità.

Aprii lentamente la cartellina ed estrassi il referto.

Come avrei potuto dare la notizia a Scott. Noi non avevamo mai riflettuto sull’idea di allargare la famiglia: certo, sapevamo etrambi che prima o poi sarebbe accaduto, ma in quel preciso momento della nostra vita era quello che desideravamo davvero? Quello di cui avevamo bisogno?

Ancora non sapevo che quel foglio di carta avrebbe cambiato radicalmente le nostre vite.

Ilaria Quaresima

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