Inaspettatamente, capitolo 9: un salto nel vuoto

Inaspettatamente, Capitolo9

Gentile Signora,

la presente in merito alle risposte delle analisi di feritilità…

…La invitiamo a presentarsi presso i nostri uffici il giorno 07 c.m. alle ore 17.00 per un colloquio informativo con la dottoressa Kim…

La lettera era lunga circa una pagina e mezza e in alcuni punti era piuttosto dettagliata, ma la mia mente riuscì a mettere a fuoco solamente i dati relativi all’appuntamento.

D’istinto presi il telefono dalla borsa e composi il numero della clinica.

«Buongiorno, sono una paziente della dottoressa Kim – dissi cercando di formulare le frasi limitando il tremore della mia voce – ho ricevuto una lettera»

«La dottoressa Kim è dovuta partire per un’urgenza – mi interruppe la voce dall’altro capo del telefono – e non tornerà prima della prossima settimana. Mi dica il suo nome e le fisserò il primo appuntamento disponibile»

Una settimana intera prima di poter parlare con il medico e sapere le risposte delle analisi. Una settimana. Quando si parte per una vacanza, sette giorni sembrano durare un battito di ciglia, ma in quel caso, mi sembrarono un’eternità.

Quella sera stessa, raccontai tutto a Scott, mostrandogli la lettera e informandolo dell’appuntamento.

La sua reazione mi stupì. Oggi so che lo ha fatto per non agitarmi ulteriormente.

«Bene – disse – sono contento che la dottoressa Kim abbia spostato l’appuntamento»

«Cosa?» quasi gridai

«Sì, perché ho prenotato questo!» disse estraendo dalla borsa un biglietto.

«Un lancio con il paracadute? Ma sei impazzito?» lo guardai stupita e sì, lo ammetto, anche eccitata.

«Ma sì, dài, è un’esperienza nuova, diversa. Che potrà mai accadere?»

«Ma le senti le notizie ai tg? Io non vengo!» risposi alzandomi da tavola

Non so bene dire perché, ma una parte di me, quella che stava prendendo il sopravvento era spaventata e infastidita da quel gesto.

Ci mise un po’ a convincermi. Mi mostrò perfino i dati statistici degli incidenti provocati dai lanci con il paracadute e, devo ammettere, che sono davvero bassi.

Due giorni più tardi eravamo pronti a partire e, mentre chiudevo la borsa con il cambio,  mi sentivo agitante, ma allo stesso tempo  piena di vitalità.

«Non vedo l’ora di fare quel lancio» dissi improvvisamente, quasi senza rendermene conto.

Scott rise e mi abbracciò facendomi cadere sul materasso.

«Finalmente ti vedo ridere di nuovo!» disse accarezzandomi il viso

«Avevi ragione, questo lancio è stata proprio un’ottima idea»

«Mmm come suonano bene le parole “avevi ragione”: dovresti dirmele più spesso!»

«Ah si? E tu dovresti sbagliare di meno, allora» risposi tirandogli una gomitata sul fianco.

Ci chiudemmo la porta alle spalle e ci avviammo verso la macchina.

«Aspettate!! – sentimmo gridare alle nostre spalle – Juls? Aspetta!»

Mi voltai e chiusi lentamente e vidi Sophie con indosso una tuta rosa pastello

«Sophie, va tutto bene?» chiesi insospettita

«Mi avevi chiesto…»  si piegò sulle ginocchia a causa della corsa che aveva fatto

«Riprendi fiato, cara – dissi posando una mano sulla sua spalla – vuoi che ti prenda un bicchier d’acqua?»

«No, sto bene, ce la faccio – rispose- L’altro giorno mi avevi chiesto della mia minestra speciale, ricordi? »

Ero confusa. Aveva corso tutta quella strada per la sua “minestra speciale”?

«Ehm, sì – balbettai – a Scott piace molto»

«Beh, non posso certo darti la ricetta, che è un segreto di famiglia, ma posso regalarti questo» disse allungandomi un vasetto sigillato da un tappo rosso.

«La zuppa di funghi? » chiesi  meravigliata

«Oui!»

Che gentile! Era una donna strana, Sophie, particolare e alternativa, ma di una gentilezza e cortesia uniche.

La salutai calorosamente, ringraziandola e promettendogli che l’avrei cucinata non appena fossimo tornati.

Non trovammo traffico e poco più di mezz’ora dopo, mi chiusi la porta della stanza d’hotel alle spalle.

Mi ero volontariamente rifiutata di controllare la casella della posta, per timore di trovare un’altra email e Scott lo aveva fatto per me. Niente.

Mi sfilai le scarpe e le riposi nella scarpiera, poi con uno scatto veloce presi il telecomando del televisore per sentire le previsioni meteo per l’indomani.

Quella notte, non dormii molto bene. Feci un incubo: mi trovavo in un edificio a due piani e salivo delle scale rovinate dal tempo. Stavo sfuggendo a qualcuno, di cui potevo solo sentire i passi sempre più vicini. D’improvviso mi trovavo di fronte ad una vetrata, senza via di fuga e udivo i passi a poca distanza da me: ero terrorizzata, non sapevo casa fare e quando la porta che mi separava dal mio aguzzino si spalancò, io feci un balzo giù.

Ebbi la sensazione di cadere nel vuoto e mi mossi velocemente nel letto, svegliandomi infreddolita e sudata. E con la nausea.

Ilaria Quaresima

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