Coronavirus in gravidanza: prevenzione e responsabilità collettiva prima di tutto

Le donne in gravidanza possono essere  particolarmente sensibili alle infezioni respiratorie, questo vale anche per il nuovo coronavirus COVID-19?

coronavirus gravidanza

Allo stato attuale delle cose, dato che si tratta di un virus comparso verso la fine del 2019, abbiamo ancora pochi dati a disposizione.

Questo non deve spaventare ma spingere ancora di più ad adottare quelle norme di prevenzione per tutelare la propria salute e quella del bambino.

Sembra, in questo articolo il condizionale è d’obbligo,  che le donne in gravidanza non abbiano più probabilità di chiunque altro di sviluppare le gravi complicazioni  del coronavirus. Secondo un report  pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ai primi di marzo, dall’analisi di 147 donne in gravidanza, solo l’8% aveva sviluppato le complicazioni più gravi e solo l’1% era in condizioni critiche.

È ancora troppo presto  per conoscere le conseguenze per i bambini di queste donne. Almeno ad oggi, con i dati a disposizione (secondo uno studio di nove donne in gravidanza e dei loro bambini pubblicato il mese scorso su The Lancet), i bambini nati da donne con infezione sembravano esenti dal virus e apparivano sani alla nascita.

Da quello che conosciamo ad oggi quindi , il dott. Wei Zhang, epidemiologo della Northwestern University e uno degli autori dello studio Lancet ha dichiarato che “Fortunatamente, non ci sono prove di trasmissione verticale da madre a figlio“.

Attenzione, lo studio, come ha sottolineato lo stesso autore, è piccolo  e  non offre alcun indizio sull’effetto dell’infezione da coronavirus sulle donne nelle prime fasi della gravidanza.

Cosa conosciamo dalle epidemie del passato

Alcuni studi riportano come  la  febbre  all’inizio della gravidanza possa  essere associato a difetti alla nascita. Alcuni virus inoltre  possono avere conseguenze gravi  per il feto come il virus Zika ad esempio,  o  l’Ebola.

Le pandemie influenzali del 1918 e del 1957 avevano tassi di mortalità tra il 30 e il 50 percento tra le donne in gravidanza. Erano sicuramente tempi diversi.

La tendenza nelle donne in gravidanza affette da SARS, la parente più stretta e recente  del nuovo coronavirus, non è però più rassicurante: in un piccolo studio su 12 donne in gravidanza a Hong Kong che hanno sviluppato la SARS durante l’epidemia del 2003, tre sono morte e quattro delle sette donne che erano nel loro primo trimestre ha subito un aborto spontaneo.

La SARS però aveva una letalità molto più alta  ( 9,6%) riaspetto al  COVID-19.

Il report  dell’OMS sul nuovo  coronavirus e lo studio del Dr. Zhang offrono entrambe ragioni per essere più OTTIMISTI, ma è necessario avere dati più numerosi per trarre conclusioni scientificamente più attendibili.

L’importanza della prevenzione

Le donne in gravidanza dovrebbero prendere le stesse precauzioni di tutti gli altri, ma avvisare  immediatamente il medico se compaiono i sintomi.

Ricordiamo che sul Sito del Ministero della Salute  vi è un’area dedicata al Coronavirus  con tantissime risposte alle vostre domande.

Altra prevenzione riguarda la gestione del neonato dopo la nascita.

Le madri positive che danno alla luce i bambini, dovrebbero essere  tenute separate dai loro figli, fino alla loro negativizzazione. 

Non è semplice farlo ma è necessario per tutelare la salute del neonato. I casi segnalati di neonati infetti, come ha spiegato Zhang, probabilmente erano dovuti a contatti che i neonati avevano avuto con le madri subito dopo la nascita.

Le madri infette nello studio Lancet del Dott. Zhang sono state subito isolate dai loro bambini. Tutte e nove le donne hanno partorito con taglio cesareo per ridurre al minimo l’esposizione dei neonati al virus.

Il dottor Zhang è stato attento a sottolineare che il suo studio offre “buone notizie” solo alle donne in gravidanza avanzata.  “Non conosciamo” ha dichiarato ” il vero effetto del virus sulle donne all’inizio della gravidanza”.

Se le donne nelle prime fasi della gravidanza risulteranno  essere a rischio, saranno le prime candidate per un vaccino.

Sta partendo un trial clinico negli  Stati Uniti per il vaccino ma attualmente  i suoi criteri non considerano le donne in gravidanza.

Affinché un vaccino sia offerto alle donne in gravidanza, gli scienziati devono prima valutare e bilanciare  rischi e benefici: in questo caso entrambi sono sconosciuti. I ricercatori inoltre  dovrebbero conoscere la natura e la prevalenza della malattia nelle donne in gravidanza, nonché eventuali effetti collaterali potenzialmente pericolosi del vaccino, come la febbre.

Stiamo affrontando una situazione nuova per tutti, per medici, ricercatori, epidemiologi. Servono molti dati, accuratezza nella raccolta e tanta ricerca, una task force internazionale per poter debellare il prima possibile il COVID-19.

La responsabilità collettiva

Tutti devono collaborare, dagli addetti alla salute,  ai pazienti, che devono rispettare le regole e i protocolli. Ma anche la popolazione generale, quella che non è infetta, deve fare di tutto per evitare l’espandersi dei contagi. Le misure adottate, soprattutto in Italia, sono tantissime, bisogna necessariamente rispettarle.

Responsabilità collettiva è il più bel termine  che abbiamo sentito in queste ultime difficili  settimane. 

Ne ha spiegato bene il significato la dott. Chiara Carrisi in un post FB che vi invito a leggere nella sua interezza.  Quel 3% non è solo un numero, è uno di NOI:

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Elena

Biologa ad indirizzo fisiopatologico, laureata con lode all’Università di Padova, nel 2007 dopo il primo “mi spiace non c’è più battito”, con mio marito diamo vita a Periodofertile.it, un punto di informazione e di incontro per donne e mamme.
Nel 2019 ho conseguito il Master di II livello presso l'Università di Padova in Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e Scienze della Riproduzione Umana.

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