Il congedo di maternità o paternità: come funziona l’astensione obbligatoria

I “vecchi” concetti di astensione obbligatoria  non esistono più e sono stati sostituiti dai congedi di maternità e paternità

L’astensione facoltativa è stata sostituita dai congedi parentali che abbiamo trattato qui.

ll congedo di maternità obbligatoria:  cosa spetta alla mamma

Per la donna lavoratrice in attesa di un figlio è prevista la sospensione del rapporto di lavoro per una durata complessiva di cinque mesi. Si devono contare i due mesi precedenti la data presunta del parto, e i tre mesi dopo il parto.

Qualora la madre ne faccia richiesta, è stata riconosciuta la possibilità di astenersi dal lavoro a partire da un mese dalla data presunta del parto, e fino a quattro mesi successivi al giorno del parto: rimane quindi ferma la durata complessiva del congedo di cinque mesi.

Questa soluzione (c.d. flessibilità del congedo di maternità) sarà possibile solo a seguito della presentazione, entro il compimento del settimo mese di gravidanza, di una certificazione medica dalla quale risulti che la prosecuzione del rapporto lavorativo non possa essere nociva per la donna o per il bambino.

Il questo periodo, la madre ha diritto a percepire un’indennità giornaliera corrisposta dall’INPS pari all’80% della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro.

Il congedo di maternità:  casi particolari

  1. Gravidanza gemellare: la durata del congedo maernità non cambia
  2. Il congedo può essere sospeso per il tempo di ricovero del bambino in ospedale ( diritto esercitabile una sola volta per ogni figlio)
  3. Adozione o affidamento: congedo obbligatorio per 5 mesi a partire dalla data di ingresso in famiglia del bambino
  4. In caso di morte del bambino a partire da 180 giorni dall’inzio della gravidanza,alla nascita o durante il congedo di maternità, le madri lavoratrici dipendenti o iscritte alla Gestione separata  possono astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità.

Pare opportuno sottolineare un aspetto: ai sensi del dettato dell’art. 56 del T.U., la madre ha diritto non solo alla conservazione del proprio posto di lavoro, ma anche, al termine del periodo di congedo, di rientrare nella stessa unità produttiva ove operava all’inizio del periodo della gravidanza.

A chi spetta?

  • alle lavoratrici dipendenti assicurate all’INPS anche per la maternità,
  • apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti con un rapporto di lavoro in corso
  • lavoratrici agricole a tempo indeterminato o determinato che, nell’anno di inizio del congedo, siano in possesso della qualità di bracciante con iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo (articolo 63 del TU);
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti),
  • lavoratrici a domicilio
  • lavoratrici  impiegate in attività socialmente utili o di pubblica utilità
  • lavoratrici iscritte alla Gestione separata INPS e non pensionate. Le libere professioniste iscritte alla Gestione separata INPS non hanno obbligo di astensione; tuttavia la permanenza al lavoro comporta la perdita del diritto all’indennità di maternità;
  • lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche

Se la madre è disoccupata?

Secondo l’articolo 24 del Testo Unico maternità/paternità (TU)

  • Le lavoratrici gestanti che si trovino, all’inizio del periodo di congedo di maternità, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione, ovvero, disoccupate, sono ammesse al godimento dell’indennità giornaliera di maternità purché tra l’inizio della sospensione, dell’assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni.
  • Qualora il congedo di maternità abbia inizio trascorsi sessanta giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si trovi, all’inizio del periodo di congedo stesso, disoccupata e in godimento dell’indennità di disoccupazione, ha diritto all’indennità giornaliera di maternità anziché all’indennità ordinaria di disoccupazione.
  •  La lavoratrice che, nel caso di congedo di maternità iniziato dopo sessanta giorni dalla data di sospensione dal lavoro, si trovi, all’inizio del congedo stesso, sospesa e in godimento del trattamento di integrazione salariale a carico della Cassa integrazione guadagni, ha diritto, in luogo di tale trattamento, all’indennità giornaliera di maternità.

Per approfondire: Testo unico sulla maternità e paternità, Decreto legislativo, testo coordinato 26/03/2001 n° 151, G.U. 26/04/2001

Il congedo di paternità per i neopapà

Il congedo di paternità spetta ai lavoratori solamente in tre casi:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del figlio al padre.

In questi casi, anche al padre spetta una indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro, ma il periodo coperto da questa indennità sarà solamente quello dopo il parto (i tre mesi di cui si è parlato prima), o per la parte residua che sarebbe spettata alla madre lavoratrice, a far data dalla morte o grave infermità della madre, dall’abbandono o affidamento esclusivo del figlio al padre.

Un esempio per chiarire: se la madre si ammala gravemente dopo un mese dal parto, al padre spetta l’indennità per i due mesi restanti.

Per i padri la legge 28 giugno 2012, n.92, ha inoltre introdotto in via sperimentale misure a sostegno della genitorialità .

Che cos’è l’astensione anticipata?

In caso di grave rischio per la salute della madre e del nascituro la lavoratrice ha diritto all’astensione anticipata del lavoro (con indennità) prima del settimo mese di gravidanza su disposizione dell’Azienda sanitaria locale, se la gravidanza è a rischio, o della Direzione territoriale del lavoro se le mansioni sono incompatibili con la gravidanza.

A quanto ammonta l’indennità?

L’indennità a carico dell’Inps e anticipata dal datore di lavoro, è pari all’ 80% della retribuzione media giornaliera o del reddito in caso di lavoro autonomo o di libera professione.

Come presentare la domanda

La domanda va presentata prima del periodo di inizio del congedo facoltativo. Se si presenta la domanda in ritardo, verranno pagati solo i giorni a parrtire dal quando è stata fatta la domanda.

La lavoratrice deve far pervenire all’INPS il certificato medico di gravidanza, tramite un medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, che provvederà all’invio telematico dello stesso.

La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni dal parto.

Le lavoratrici e i lavoratori possono presentare la domanda  di congedo parentale:

  • online sul sito INPS attraverso il servizio dedicato.
  • telefono: al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile
  • Enti di patronato e intermediari dell’INPS

Fonte : area dedicata sito inps

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