Come il sistema immunitario della mamma difende il bambino nel pancione

Perché il corpo di una donna non rigetta il frutto del concepimento come farebbe  con un organismo estraneo? In  fin dei conti, biologicamente parlando, non è “estraneo” al suo corpo  anche il bambino che porta in grembo?

Si tratta di un campo di ricerca estremamente affascinante e i ricercatori sono riusciti a mettere in luce le negoziazioni molecolari che permettono  di mantenere il bambino in sicurezza (ma anche la mamma)  fino al parto.

Le delicate prime fasi della gravidanza

Durante la fase precoce della gravidanza la mucosa uterina si trasforma nella decidua, in cui la placenta fetale si impianta e dove le cellule trofoblastiche della placenta si mescolano e comunicano con le cellule della madre. Le interazioni trofoblasto-deciduali sono alla base di alcune importanti complicazioni della gravidanza, inclusa la pre-eclampsia e la morte fetale.

Nel recente studio pubblicato sull’autorevole rivista Nature,  si è andato ad analizzare cellula per cellula e molecola per molecola l’interfaccia tra la madre e il feto, e le comunicazioni molecolari che avvengono. Si è visto che esistono molte regolazioni che impediscono risposte immunitarie innate o adattative nocive contro il bambino, e tutto ciò per permettere il successo riproduttivo.

Si tratta di meccanismi estremamente complicati, ma comprendere le comunicazioni e quei “compromessi” tra le molecole, permetteranno di aiutare a ridurre aborti e altre complicazioni della gravidanza.

Le complicazioni spesso originano nei primi giorni della gravidanza  quando l’embrione inizia a muoversi nella decidua, il rivestimento dell’utero.  L’interfaccia materno-fetale è fondamentale per il successo di una gravidanza  e al centro dello studio, c’è proprio l’analisi dell’attività genica delle singole cellule dalla madre e dal feto durante questo periodo.

 sistema immunitario mamma gravidanza

Lo studio pubblicato su Nature

Sono stati studiate circa 70.000 cellule dai tessuti placentari e deciduali delle donne che hanno interrotto le loro gravidanze tra 6 settimane e 14 settimane di gestazione. Usando la tecnologia di trascrittomica a singola cellula, hanno valutato l’attività genica di ciascuna cellula, ottenendo una lettura di quali proteine ​​erano presenti e di quali cellule.

Sono state  identificate 35 tipi di cellule, alcune nuove e alcune già conosciute, tra cui varie cellule embrionali che invadono il tessuto materno e aiutano a scatenare la formazione di connessioni dei vasi sanguigni tra la madre e il  feto. I ricercatori hanno anche rilevato diversi tipi di cellule immunitarie, tra cui diversi tipi di cellule cosiddette natural killer, che normalmente distruggono le cellule infette e le cellule tumorali. I ricercatori sono andati a determinare quali di queste cellule interagissero tra loro sulla base  dei legami proteici esistenti.

Si è visto che le cellule embrionali stimolano quelle della madre a formare alcune cellule immunitarie che frenano le risposte immunitarie contro l’embrione stesso

I ricercatori hanno anche scoperto chedelle cellule natural killer della madre erano peacekeepers, e cioè impedivano  ad altre cellule immunitarie di attaccare il feto  e producevano al contempo  sostanze chimiche che promuovevano la crescita del feto e le connessioni dei vasi sanguigni con la madre. Queste cellule natural killer sono controllate, in parte, da alcune cellule della decidua chiamate cellule stromali.

Grazie a questa ricerca è possibile “vedere ” in dettaglio  come le cellule comunicano tra loro  e come l’immunità venga regolata a più livelli.

Si apre così un campo che sarà sicuramente tante risposte nell’ambito dell’immunità in gravidanza.

Il database con i risultati del lavoro svolto è accessibile a questo link: https://scb.sanger.ac.uk/decidua/

Riferimenti:

Roser Vento-Tormo, Mirjana Efremova, […]Sarah A. Teichmann, Single-cell reconstruction of the early materna-fetal interface in humans,  Nature vol. 563,  pages 347–353 (2018) Pubblicato: 

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