Diventare genitori grazie all’eterologa: Enrico racconta le sfide e le difficoltà di diventare padre

Notti insonni, allattamento, cambiamenti fisici ed emotivi improvvisi.

L’arrivo di un bambino è un meraviglioso stravolgimento e una sfida quotidiana per la coppia, in bilico tra vecchie e nuove esigenze.
Ma che cosa succede, quando un figlio tanto desiderato non arriva? Dopo mesi di tentativi, di speranze, dopo tanto tempo speso a consultare medici per reperire informazioni?
Come si affronta un tema come questo? Come si rimane uniti davanti a un sogno che fatica a prendere forma, in bilico tra un desiderio sempre più forte e la possibilità che questo possa non avverarsi mai?
Tra le nostre lettrici, molte stanno attraversando o hanno attraversato questa fase di vita, e sappiamo bene quanto tutto questo sia complesso: da affrontare, in primo luogo, e anche da condividere, in una società che spesso ha poco riguardo nel porre domande che possono risultare scomode.
Tra tentativi, salite e discese, esistono sono coppie che realizzano dopo molto tempo il sogno di allargare la famiglia affrontando insieme le difficoltà e uscendone più uniti, compatti e forti di prima. E che decidono, con coraggio e trasparenza di mettere a disposizione la loro esperienza per dare un messaggio positivo a coloro che si trovano in questa situazione.
Periodo Fertile ha il piacere di intervistare Enrico e Verena di “Diario di una vita sincerologa“, buona lettura!

Per quale ragione a vostro parere l’infertilità maschile è considerata un grande tabù?

Negli uomini, fin dall’adolescenza, c’è una grande competizione in quanto a virilità e, finanche, potenza sessuale, pertanto l’infertilità viene vista come una non mascolinità (oltretutto in alcuni casi è associata a bassi livelli di testosterone) e una debolezza, quindi qualcosa di cui spesso ci si vergogna e che bisogna cercare di nascondere.

In realtà, secondo dati di Repubblica, dal 1973 al 2011 il quantitativo medio di spermatozoi è addirittura dimezzato, il 10% degli uomini sono infertili e il 40-50% dei casi di infertilità dipendono dall’uomo, contrariamente alla credenza comune che vede la donna come presunta causa di infertilità. Oltre ad essere preoccupanti da un punto di vista medico, questi numeri dovrebbero far riflettere e indurre a sdoganare l’infertilità maschile, che si configura come un disturbo non raro (oltretutto può essere causato o accompagnato da altre patologie, spesso a carico dell’apparato riproduttivo).

C’é mai stata una fase del percorso intrapreso in cui siete stati tentati di mollare tutto?

Dopo la diagnosi di infertilità maschile con totale assenza di spermatozoi, ci è stato consigliato di effettuare un intervento di TESE (estrazione di spermatozoi dai tessuti del testicolo) per sperare di poter procedere con la fecondazione in vitro omologa.

L’unico momento di riflessione durante il nostro percorso è stato quando, dopo aver ricevuto l’esito negativo di questo intervento, abbiamo dedicato del tempo a riflettere sulle diverse strade che ci si prospettavano e le loro implicazioni per i futuri figli: adozione ed eterologa. Siamo giunti alla conclusione di voler procedere con l’eterologa e fortunatamente i passi successivi sono stati abbastanza facili e rapidi.

diventare genitori grazie all'eterologa

Che cosa suggerireste a una coppia che ha ricevuto una diagnosi di infertilità?

In primo luogo è fondamentale che vi sia unione all’interno della coppia e che ci si fornisca reciprocamente sostegno: talvolta può essere più bisognoso di aiuto il componente affetto da infertilità, ad esempio nel momento in cui si apprende la diagnosi, mentre in altri momenti, ad esempio quando la donna deve sottoporsi alla terapia ormonale prima di un trattamento di inseminazione o di transfer, è lei a necessitare di maggior sostegno.

È altrettanto importante che all’interno della coppia non ci sia un componente dominante che trascina l’altro componente debole, il quale, per accontentarlo, accetta a testa bassa le decisioni prese. Oltre ad essere psicologicamente frustrante per il componente debole, ciò è suscettibile di causare tensioni represse all’interno della coppia.

In questo ambito è fondamentale affidarsi a Professionisti competenti nella materia: non è sufficiente un ginecologo o un urologo qualsiasi per affrontare i problemi di infertilità, bensì è necessario che il medico sia specializzato in procreazione medicalmente assistita e ancor meglio sarebbe rivolgersi a centri che trattano l’infertilità da un punto di vista della coppia e non del singolo.

L’infertilità pone le coppie affette nella condizione di permettersi di spendere somme considerevoli per i trattamenti, pertanto ci sono ahimè anche dei medici che, pur di guadagnarci e pur non possedendo le competenze nella materia, consigliano terapie, follow-up, interventi che non necessariamente sono la scelta migliore.

Purtroppo anche noi siamo incappati in un urologo che, a fronte di azoospermia (assenza totale di spermatozoi nel liquido seminale), voleva effettuare un intervento di biopsia “a scopo diagnostico”, senza tuttavia avere le attrezzature per il congelamento di eventuali spermatozoi recuperati.

Fortunatamente questa è stata per noi una parentesi molto breve: nonostante avessimo avuto già l’appuntamento per questa biopsia, ci siamo rivolti ad un centro PMA perché ci sembrava strano che non venissero conservati eventuali spermatozoi recuperati.

Infatti nel centro PMA questa biopsia diagnostica è stata definita come una pratica ai limiti della mancanza di deontologia professionale.

In che modo il Web può essere di aiuto in situazioni di questo genere?

Il web può essere d’aiuto se usato in modo consapevole e mirato, facendo un’attenta distinzione tra le fonti autorevoli e sicure da quelle popolari. Entrambe possono andare bene, ma quando si tratta di capire una patologia, una terapia o un trattamento non ci si dovrebbe affidare a forum, gruppi, comunità o siti “commerciali”, bensì bisognerebbe restringere le proprie ricerche a siti scientifici (università, medici, pubblicazioni).

Ad ogni modo, le comunità non sono fonti da scartare a prescindere: si possono usare, rimanendo nell’anonimato, per confrontarsi con altre persone sui propri problemi, per prepararsi ad un intervento o un esame e per scambiarsi opinioni sulla qualità dei servizi offerti da ospedali o cliniche. Nel fare ciò, consigliamo tuttavia mantenere un distacco da questo ambiente, una realtà virtuale in cui soggetti fragili possono lasciarsi influenzare dagli altri e prendere decisioni frutto non della loro ragione bensì dell’influsso esercitato dagli altri. Bisognerebbe anche fare attenzione a non farsi portare in una spirale depressiva dovuta al fatto di leggere storie negative o di difficoltà, anche perché in questi ambienti tende a scrivere maggiormente chi vive una situazione negativa.

Che cosa vi spinge un domani, a rivelare ai vostri figli la verità sul loro concepimento?

La verità sul loro concepimento la stiamo già rivelando a nostra figlia maggiore da quando ha circa 2 anni, grazie a un libro per bambini che, con le illustrazioni, ci aiuta a spiegarle come è stata concepita.

Per noi non c’era motivo di aspettare.

Le motivazioni della nostra sincerità sono diverse e vorremmo farne un elenco (non in ordine di priorità).

  • Evitare che vengano a scoprire la verità da soli, perché si sentirebbero mentiti e traditi da noi, con conseguenze psicologiche difficilmente prevedibili (ma sicuramente non positive).
  • Fondare un rapporto basato sulla fiducia reciproca, perché in mancanza di essa non vi sono certezze.
  • Evitare che rispondano in modo fuorviante a domande mediche relative a patologie/condizioni ereditarie, potenzialmente compromettendo le terapie, scelte sulla base di informazioni non corrette.
  • Il diritto di ogni individuo a conoscere le proprie origini
  • Evitare di vivere una vita nell’ansia che un giorno possano venire a scoprire la verità
  • Tacere equivarrebbe a una dichiarazione di vergogna.

Enrico, come ricordi la nascita del legame tra te e tuoi figli? E’ un legame sbocciato immediatamente oppure si è consolidato nel tempo?

Il legame si è instaurato fin dalla prima ecografia, se non persino da quando abbiamo ricevuto l’esito positivo del test di gravidanza. Entrambi questi momenti sono stati un turbinio di emozioni forti e di gioia per aver raggiunto ciò che fino a poche settimane prima ci sembrava inarrivabile e già da allora non ho mai dubitato circa il mio ruolo di padre, perché padre non è necessariamente colui che fornisce i geni, ma chi prende parte in modo attivo alla crescita dei propri figli.

Il legame è stato fin dall’inizio molto intenso ed emozionale e, ciononostante, quando hanno raggiunto un’età tale da essere in grado di esprimere il loro affetto, questo legame si è espanso ulteriormente.

In generale posso affermare che non è un legame o amore di seconda scelta, pur non avendo loro il mio patrimonio genetico e nessuna somiglianza fisica riconducibile a me.

In quali termini la società in cui viviamo contribuisce a farci sentire isolati nell’affrontare questa tipologia di problematiche?

Come può un disturbo che colpisce ben 1 coppia su 5, il 20%, creare così tanto isolamento? Dovrebbe essere “sulla bocca di tutti”, basti pensare agli orientamenti sessuali LGBT, che fino ad alcuni decenni fa occupavano una posizione nascosta nella società mentre adesso, almeno nella nostra zona, sono largamente accettati e apertamente discussi, nonostante riguardino una percentuale molto inferiore della popolazione. Invece dell’infertilità si parla poco.

Perché? Secondo noi i due aspetti maggiori sono la vergogna di avere un corpo che non riesce a fare ciò che dovrebbe essere normalissimo (in realtà la fertilità sta calando costantemente, quindi non è più così infrequente non essere in grado di fare un figlio), la paura del giudizio e di essere osservati dagli altri (domande se si è incinta, consigli poco graditi).

Fate spesso riferimento alla sincerità: può essere liberatoria per gestire una situazione come questa?

Probabilmente sì, anche se noi non abbiamo mai pensato di non dire la verità, né a famigliari e amici quando chiedevano perché ancora non avevamo figli, né ai nostri figli.

Soprattutto durante il percorso di PMA, la sincerità verso gli altri permette di vivere più serenamente questa situazione di difficoltà, perché ci si può presentare per come si è davvero e non bisogna mettersi una maschera e fingere sempre che vada tutto bene, quando in realtà tante volte ci sembra che non ci sia nulla che va bene.

Non dovevamo nasconderci o inventare scuse perché non ci andava di uscire, perché a una certa ora volevamo essere a casa per fare le punture di stimolazione ovarica, perché non bevevamo alcol, perché da un giorno all’altro partivamo per un paio di giorni in Svizzera per visite e trattamenti e sicuramente tante altre situazioni che chi sta affrontando un percorso di fecondazione assistita conosce benissimo.

Non neghiamo di aver ricevuto dei commenti inopportuni, ma nel complesso abbiamo trovato nelle persone molta comprensione, riservatezza e sensibilità.

Dopo la nascita, la sincerità diventa un dovere morale nei confronti del figlio, ma anche in questo caso è liberatoria, perché così facendo non bisogna vivere costantemente nell’ansia che il figlio possa scoprire il segreto.

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.