Grassi, fumo, alcol e sovrappeso, i nemici della fecondazione assistita

Dal 1° al 4 luglio 2012 s è tenuto a Istanbul il convegno annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre).

I dati più interessanti  che sono emersi del meeting riguardano il numero delle coppie che in Europa si sottopongono alle tecniche di riproduzione assistita (PMA) e un approfondimento sulle cause di insuccesso delle stesse.  Durate  il convegno si sono festeggiati i 5 milioni di bambini nati grazie alle tecniche di fecondazione assistita,  ma è anche emerso una diminuzione delle coppie che si sottopongono ai cicli  e sopratutto per motivi economici. Insomma la crisi si fa sentire anche in questo ambito. Non si registrano invece  flessioni nei paesi dove i rimborsi sanitari sono cospicui e permettono alle coppie di avere più cicli e quindi più bambini nati.

Un grande ostacolo alla maternità però più che quello economico è rappresentato dallo stile di vita.

Alcol, caffè e fumo interferiscono con la procreazione assistita

Alimentazione scorretta, alcol, troppo caffè, e fumo sono fattori che determinano una riduzione evidente della probabilità di successo delle tecniche di procreazione assistita.

Uno studio presentato durante il meeting dal danese Ulrick Schioler Kesmodel, della Fertility Clinic di Aarhus, ha messo in evidenza che circa 600 mg di caffeina al giorno (una tazzina  di moka nel contiene circa 80 mg mentre una tazza di caffè americano ne contiene circa 120) ridurrebbero del 50% la probabilità di successo della PMA.

L’influenza del peso corporeo

Anche il peso influisce considerevolmente. Uomini e donne sottopeso hanno problemi di infertilità così come i sovrappeso. Gli obesi infatti hanno una qualità peggiori di ovociti e spermatozoi. Alcuni stati come Malta ad esempio non permettono alle donne sovrappeso di accedere alla PMA , e nemmeno alle donne che hanno smesso di fumare da meno di sei mesi. E questo per diminuire le probabilità di insuccesso. Durante il convegno così sono sorte domande provocatorie come ad esempio se sia o meno  il caso di permettere la PMA solo a donne con in indice di massa corporea normale. Il peso quindi potrebbe diventare un criterio di esclusione, cosa che farà sicuramente discutere. Ma non bisogna dimenticare che la gravidanza  in una donna obesa comporta dei rischi non indifferenti.Sarebbe sempre meglio cercare di tornare nel peso forma prima di decidere di avere un bambino, indipendentemente dal fatto che si debba ricorrere o meno alla PMA.

Secondo alcuni ricercatori però più che il peso è il tipo di alimentazione a causare in successi nella Fecondazione assistita. L‘eccessiva assunzione di grassi farebbe diminuire il numero di ovociti buoni e causerebbero una peggiore qualità dell’embrione nella FIVET. Lo studio di Jorge Navarro, professore di Nutrizione ed Epidemiologia alla Harvard School of Public Health,condotto su 147 donne che si sono sottoposte a 198 trattamenti di PMA ha evidenziato che le donne che consumavano troppi grassi saturi (circa il 25% delle calorie totali) producevano circa 3 ovociti maturi in meno rispetto a chi aveva una alimentazione bilanciata.

Gli ovociti maturi sono gli unici che possono essere utilizzati per la fecondazione in vitro e la loro riduzione non è assolutamente favorevole al successo della tecnica.

Anche la qualità dell’embrione ottenuto, secondo lo stesso studio, è correlato al cosumo eccessivo di grassi. Più grassi si introducono con l’alimentazione, peggiore è la qualità dell’embrione ottenuto con la PMA.

Pertanto la raccomandazione è sempre quella, di condurre uno stile di vita sano, cosa che favorisce sia la riproduzione per vie naturali che per vie assistite.
Fonte: repubblica.it 

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