Io mi svezzo da solo. La mia recensione

Lucio Piermarini è il pediatra che tutte le mamme vorrebbero. Ha lavorato come pediatra ospedaliero, per poi occuparsi per circa vent’anni della formazione delle mamme nell’ambito dei corsi preparto.
Scrive Io mi svezzo da solo insieme a Franco Panizon, pediatra e fondatore della rivista Un pediatra per amico (UPPA) . Ama definirsi “pittore con l’hobby della pediatria”, suoi i disegni all’interno del libro.

Tra le prime righe del libro trovo una parola tecnica ma di facile comprensione soprattutto per le mamme come me che, volente o dolente, prima o poi incontrano un pediatra lungo il loro percorso. Questa parola è alleanza tarapeutica, la fiducia che fa da base nel rapporto medico-cliente.

Quante tra di noi hanno un buon rapporto con il pediatra? Quante si fidano ciecamente dei suoi consigli? Quante invece mettono in discussione le sue parole e costruiscono un confronto arricchente?

Ma soprattutto quante hanno un dialogo sincero con il proprio pediatra, magari che porti anche ad uno scontro per divergenza di opinioni?

Questo libro è un dialogo con noi genitori, un’ammissione sincera da parte di un pediatra di vecchia leva che ha saputo trasformare i suoi errori in un approccio a completa tutela del bambino, senza troppe intromissioni esterne, mettendo l’osservazione in primo piano.

È un libro che da’ tante risposte, che parla chiaro e tondo di latte materno come alimento migliore ed esclusivo per i primi 6-8 mesi del bambino. Un libro che parla di curve di crescita, di come debbano essere “percepite” anche in base  alla peculiarità della crescita dei bambini allattati al seno in un determinato paese nel mondo.
Un libro che parla di formule alimentari sostitutive del latte materno anche qui in modo chiaro e senza nascondere l’importanza dell’innovazione ma sempre a scapito di qualcos’altro, quasi venga proposto come panacea ad alcuni “mali” il più della volte del tutto reversibili attraverso un ascolto attivo da parte di operatori sanitari (ostetriche, consulenti…).
E se il ricorso al latte formulato risulta necessario:

[…]se pure più grossolanamente, come abbiamo detto, anche le formule sostitutive, date in modo esclusivo almeno fino ai sei mesi, o come integrazione di un allattamento naturale insufficiente, garantiscono un apporto nutrizionale migliore di qualunque altra possibilità.

All’inizio di ogni capitolo si trova il dialogo tra Tranquillo e Candida, marito e moglie, due genitori “alle prese” con lo svezzamento del loro bambino. Riportano dei dialoghi che fanno parte o hanno fatto parte in qualche modo anche della nostra storia di genitori in crescita, nell’approccio ai cambiamenti dei nostri figli, in continua lotta tra quello che vorremmo fare e quello che ci viene quasi imposto di fare da famigliari, parenti, amiche mamme e operatori sanitari.  Sono confronti tra scuole di pensiero, sono la voglia di un padre di sostenere una madre in preda a 1000 domande e insicurezze. Sono uno spaccato di quotidianità nella vita di due genitori.

Ciao, posso accompagnarti nei primi mesi del tuo piccolo?
Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. Elena.
  
Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

Raccontavo le mia, anzi l’esperienza della mia bimba con lo svezzamento qui e rileggendomi affiorano i ricordi di quel periodo e anche le preoccupazioni. La paura di non saper fare, la paura di sbagliare e di non poter tornare all’ allattamento vissuto serenamente e non come un “qualcosa in più che vizia”.

IO MI SVEZZO DA SOLO

Ormai è abbastanza risaputo che prima di iniziare lo svezzamento il bambino deve mostrare segnali di via, deve aver raggiunto alcune abilità, il libro ce ne elenca 3 (sottolineando comunque il fatto che normalmente, fino all’età di 6 mesi circa i bambini non sono in grado di assumere in modo corretto, come noi pretenderemmo, cibi diversi dal latte):

  1. i meccanismi di assunzione di un alimento liquido come il latte sono ovviamente differenti dai meccanismi di assunzione di cibi semisolidi o solidi, devono quindo scomparire alcuni movimenti riflessi cioè contrazioni involontarie di muscoli in risposta ad uno stimolo.
    Uno di questi movimenti riflessi che deve scomparire impedisce al bambino di aprire la bocca se si toccano le labbra. Nel momento in cui, toccando le labbra al bambino con un cucchiaio ad esempio questi aprirà la bocca, allora potremmo interpretarlo come un segnale positivo all’accettazione di qualcosa di diverso dal latte.
  2. Altro riflesso che il bambino deve perdere è quello che lo porta a mordere ripetutamente e in maniera compulsiva tutto quello che si mette in bocca. Questo per evitare i movimenti di apertura e chiusura della bocca con il risultato di mandare un po’ di cibo in gola e un po’ di cibo in avanti fuori dalla bocca.
  3. Collegato al punto 2 è la progressiva comparsa volontaria di una serie di movimenti in senso laterale della lingua, guance e mandibola (processo che si completa al compimento dei 12 mesi circa) a discapito del movimento antero-posteriore sperimentato con la suzione.

Tutte queste competenze motorie compaiono dopo i 4 mesi e si completano e perfezionano intorno ai sei mesi.

Nel libro troviamo anche i consigli per i bambini prematuri, per i quali la velocità dello sviluppo neurologico è solo minimamente influenzata dall’esperienza e per i quali probabilmente ci sarà bisogno di più tempo e giusti accorgimenti per non forzare troppo i tempi.

Il libro prosegue con il capitolo dal titolo “Cosa”, nel quale viene fatta un’analisi ironica ma attenta sul classico dialogo tra pediatra (in questo caso abbastanza saccente e arrogante) e mamma scoraggiata dai tentativi falliti delle prime pappe. Non me ne vogliano i pediatri ma è la norma che propongano alle mamme le ricettine infallibili per lo svezzamento, con i brodini, le farine e le introduzioni varie (dal libro “Sua madre faceva tutto esattamente nello stesso modo che p stato consigliato a lei. Può anche darsi che le ricette stampate che le ha consegnato il pediatra siano ancora le stesse”) quando a volte la ricetta infallibile sarebbe quella di dare fiducia al bambino, ai suoi tempi e a quelli della famiglia.
In questo capitolo viene preso in esame il mercato degli alimenti dell’infanzia, il famigerato baby food ma non solo. Viene tirato in ballo il sale, il maiale, il glutine e le allergie.

Interessante (come del resto tutto il libro lo è!) è il capitolo intitolato Svezzamento a richiesta che avviene nel momento in cui i bambini riescono a convincere i propri genitori a fidarsi di loro. :D

[…] interpretare lo svezzamento non più come un cambiamento che deve essere programmato con precisione, deciso in base a criteri nutrizionali o statistici, ma come una fase di sviluppo obbligatoria, perché necessaria all’evoluzione del bambino verso la condizione di adulto autonomo.

Altra bella riflessione viene fatta nel capitolo Baby e il boia dove il bambino, nella parte di un immaginario accusato colpevole di imminente carenza nutrizionale viene legato al seggiolone e “processato” dal boia-mamma. Ok, immagine forte e decisamente provocatoria ma il capitolo merita una lettura attenta e approfondita. Non vi racconto altro.

C’è poi l’importanza della relazione tra genitori, la capacità di viaggiare sulla stessa “linea d’onda”, di come viene accolto il bambino all’interno della coppia di confrontarsi sullo stile educativo nella crescita del figlio, i loro vissuti famigliari e tutte le esperienze che li hanno cresciuti che li hanno portati a diventare genitori.

Come accennavo nel post relativo alla mia esperienza, una degli aspetti positivi dello svezzamento (poi trasformatosi in autosvezzamento) della nostra bambina è stato quello di mettere noi genitori nella condizione di fare più attenzione a quello che mangiavamo, come dice il libro “non potete assolutamente trascurare di imparare ad alimentarvi correttamente”, driblando il marketing sfrenato e assordante che ci circonda e tartassa.

L’autore analizza la piramide alimentare in maniera assolutamente non scontata e con molti spunti di riflessione.

Molte mamme nutrono una vera e propria ossessione per le dosi delle portate ( e prima ancore dei grammi che deve prendere il bambino con l’allattamento). Io per prima mi sentivo al sicuro nei grammi e nei decilitri indicatemi nella fotocopia del pediatra. Mi sentivo al sicuro leggendo una fotocopia…ma possibile? Ma in me non avevo un barlume di fiducia?
Sono tabelle, con quantità medie che andranno bene solo per quei pochi bambini che sono esattamente nella media, nello standard. Riflettiamoci.

Arrivo alle conclusioni perché penso di essermi molto dilungata, è un tema che suscita molte discussioni tra le mamme e che invece potrebbe essere trattato in maniera tranquilla avendo a disposizione un ampia gamma di informazioni attendibili provenienti da fonti autorevoli.

Tocca poi ad ogni genitore trarre le proprie personali conclusioni, ma consiglio vivamente la lettura di questo libro scritto da un Signor pediatra, con un linguaggio ironico, tagliente il giusto e ricco di spunti di riflessione.

Siti utili:

Alla prossima

Francesca Calori

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2 Commenti

  • Io ho avuto la fortuna di leggerlo quando il mio bimbo aveva 4 mesi e la pediatra mi consigliava di iniziare lo svezzamento (allattamento esclusivo e bimbo che cresceva bene) ma io non ero convinta, mi ha dato la sicurezza per continuare ad allattare fino a quando mio figlio non ha iniziato ad afferrare il cibo ed assaggiare e abbiamo evitato le guerre delle pappine. In sintesi è stato illuminante.

    • Grazie per tua testimonianza pasqui.
      Spero che tante mamme (e papà…e anche nonni!) prendano il tuo esempio per non farsi cogliere impreparati alle “richieste” di certi pediatri o ai “consigli” che tutti vogliono dare senza avere consapevolezza sull’individualità di ogni bambino.

      Un abbraccio

      F.