Solitudine delle madri: siamo sicure che non sia anche un po’ colpa nostra?

Io combatto la tua idea che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi al prezzo della mia vita, perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”.
Evelyn Beatrice Hall

 Da oltre dieci anni su Periodo Fertile cerchiamo di raccontare le sfumature della gravidanza e della maternità condividendo gioie e momenti di sconforto, festeggiando quando giunge la notizia, magari insperata dell’arrivo di un bambino, provando a dare conforto quando questa gioia tarda ad arrivare.

Supportiamo le neomamme con consigli pratici, proviamo in poche parole a fare la nostra parte nello starvi accanto in uno dei viaggi più entusiasmanti e difficili che una donna e una coppia possano scegliere di intraprendere.

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Cerchiamo insieme risposte che anche per noi non sono semplici da trovare, consapevoli del fatto che solo il dialogo con chi ci segue è lo strumento per comprendere in modo sempre più profondo che cosa significhi essere donna e mamma di questi tempi.

Molta acqua è passata sotto i ponti in dieci anni, molti sono i temi che abbiamo toccato e approfondito, e altrettanti i capitoli ancora da scrivere. Perché sull’essere donna e mamma probabilmente non si è detto e non si dirà mai abbastanza. Perché ognuna di noi ha un suo modo di vivere la maternità, perché ogni coppia ha le sue dinamiche e perché, soprattutto, su un tema così complesso non si può certo banalizzare con consigli pronti all’uso.

Eppure, tra la varietà di temi, di esperienze e di vissuti c’è come un filo rosso che le accomuna tutte, sempre di più: i racconti da parte delle mamme di una solitudine che si sta facendo sempre più palpabile e che renderebbe la maternità un vissuto sempre più emotivamente complesso a cui fare fronte.

mamma sola

Diventare mamma oggi

Ne abbiamo parlato anche noi di quanto diventare mamma al giorno d’oggi sia probabilmente più sfidante che mai: di quanto sia difficile districarsi tra pressioni che chiedono alle donne di tornare a lavorare come se nulla fosse cambiato nella loro esistenza, precarietà, corse quotidiane contro il tempo, costi esorbitanti per procurarsi qualche aiuto (nidi e babysitter) e coppie talvolta impreparate a gestire un cambiamento così profondo nella propria esistenza, a fare fronte in modo consapevole e sereno alla nuova ed enorme responsabilità di crescere un figlio.

Nessuno prepara la donna a quello che sarà e per quanto i nuovi media ci diano possibilità totalmente sconosciute ai nostri nonni, ad esempio, nessuna donna arriverà probabilmente mai davvero pronta e consapevole a questa fase di transizione così importante.

Esistono i corsi preparto, certamente, utili per un’infarinatura sommaria su diversi temi (tacendone sempre molti altri però, caso strano quelli più “scomodi” come la depressione postparto), ma di fatto, dopo il parto, la donna si trova a casa dopo pochi giorni da sola, sola come mai è avvenuto nel passato, in cui il famoso mese del puerperio la famiglia si prendeva cura di lei, della sua salute e della casa, permettendole di recuperare energie fisiche e mentali. Esisteva  una rete attorno alla coppia e alla famiglia, un supporto pratico ma soprattutto emotivo, una condivisione del “sapere” che si tramandava tra donne,  un passaggio del testimone tra generazioni, una condivisione di antichi saperi che sembra svanito nel nulla generando un evidente e comprensibile senso di smarrimento. C’era probabilmente una mano pronta a sostenere la neomamma che ora si fa fatica a trovare. Tutto questo sembra totalmente sfumato, lasciando il posto a una grande incertezza delle coppie lasciate sempre più a se stesse nell’affrontare i passi decisivi della vita.

Mai come ai nostri tempi si stanno diffondendo professionalità di supporto emotivo alla donna (la doula, ad esempio), figure preziose che forniscono quel calore e quel sostegno che prima si riusciva in molti casi a trovare nella propria famiglia e nei affetti più vicini. Ma non è assolutamente scontato che tutti abbiano la possibilità economica di avvalersi di assistenza e aiuti qualificati.

Per queste e per molte altre ragioni, un aiuto sta arrivando proprio dal Web dove proliferano sempre di più gruppi a tema di auto mutuo soccorso, in cui le donne, anche a grande distanza tra loro, possono trovare nuovi spazi in cui condividere dubbi ed esperienze.

Questi gruppi possono rappresentare un approdo importante, un punto di riferimento, una fonte di informazione, e perché no, un momento di sfogo in cui ci si aspetterebbe di trovare comprensione da persone che stanno vivendo le stesse situazioni e verosimilmente, gestendo le stesse problematiche.

Se li avete mai frequentati, sapete di che cosa stiamo parlando, sapete che cosa sarebbe auspicabile trovarci e che cosa invece spesso si incontra. Ci si illude spesso di trovare supporto e spesso si va incontro alla delusione di facili giudizi, alla solita estenuante competizione femminile che sembra metta sempre ogni donna e ogni madre in gara con le altre, e i soliti giudizi facili.

Stanchezza e solitudine

Quasi tutte lamentano stanchezza e solitudine, eppure, si fa sempre fatica a trovare una parola di conforto per gli altri. Ce ne è per tutti i gusti. Per chi allatta oltre un certo numero di mesi, per chi non lo fa, per chi torna presto al lavoro, per chi decide che le priorità sono cambiate. Ce ne è per chi è in crisi con il marito, per chi ha partorito in un modo piuttosto che un altro, per chi si avvale dell’aiuto dei nonni, per chi preferisce fare da sé, per chi sposta a 3 mesi i bambini in camera da soli, per chi dorme insieme a loro qualche anno. Nonostante tutto, ognuna si sente portatrice di una verità universale, indiscutibile e insindacabile.

Janice Turner, giornalista del Times, a tal proposito richiamò con forza sulle colonne del Sunday Times quel concetto estremamente in disuso che è la solidarietà femminile:

Non è tempo, di far risorgere un altro principio femminista dimenticato degli anni Settanta, la solidarietà femminile? Forse potremmo dimostrarci l’un l’altra un po’ più di gentilezza, riconoscere che per cambiare qualcosa c’è bisogno di una comunità più vasta. E che se vogliamo apportare un qualsiasi dannato cambiamento, il femminismo deve abbracciare sia le donne che lavorano che le ragazze che scuotono il sedere”.

stanchezza mamme

Solidarietà tra donne, un valore da riscoprire

La solidarietà è un valore empatico ed etico fondamentale che dovrebbe sussistere a prescindere da ogni singola scelta, perché senza di essa si perde totalmente il senso dell’accoglienza trasformando il nostro mondo, in quella giungla in cui tutti dichiariamo di trovarci a disagio, ma che evidentemente nessuna ha la forza di cambiare, almeno per la sua piccola parte.

In parte è vero, questo è un mondo che ci rende alla continua rincorsa di qualcosa lasciandoci poco spazio per il resto, è una società “liquida”, come la definì il sociologo Bauman, in cui l’individuo si ritrova sempre più privo di punti di riferimento stabili. Questo è innegabile.

Però siamo davvero sicure che qualcosa, nel nostro piccolo non possiamo farlo? Lamentiamo una solitudine sempre più opprimente, ma quante di noi sanno essere davvero amiche delle altre donne? Quante di noi corrono in loro aiuto per il semplice piacere di stare loro vicino, senza aspettarsi niente in cambio?

Abbiamo sentito tante volte le neomamme lamentarsi di non avere tempo nemmeno per una doccia. Ci siamo passate in molte e tutte sappiamo che cosa significa.  Abbiamo mai provato a essere noi a permettere a una neomamma di farsi una famosa doccia in santa pace? Abbiamo mai dato quello che tanto lamentiamo di non ricevere?

solidarietà femminile

Forse tornare anche a essere presenti nei confronti del prossimo, anche senza aspettare nulla in cambio, potrebbe essere un primo passo per tornare a restituire a noi stesse un senso di appartenenza che forse stiamo perdendo afferrando gli elementi che possano davvero rendere costruttivi i rapporti con gli altri. Forse questa solitudine, sicuramente reale, sta diventano una scusa troppo facile che diamo perfino a noi stesse per sfuggire anche alle nostre responsabilità.

Forse tornare a pensare a noi stessi come attori e non solo come spettatori passivi può essere il primo passo fondamentale per riprendere contatto le une verso le altre con un senso di solidarietà che è troppo tempo che sta venendo a mancare doveessere solidali non significa essere aprioristicamente d’accordo le una con le altre, tantomeno non essere mai avversarie.

Sarebbe bello iniziare per una volta a guardarsi così, qualche volta d’accordo, altre volte avversarie.  Certamente però, mai nemiche.

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.