Sono un buon genitore? Ogni giorno una sfida: impariamo ad ascoltare i nostri bambini

I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono, non dai loro discorsi
C.Jung

Sembra ormai trascorsa una vita da quando siamo tornati a casa con quel fagottino dolce che non ci stancavamo mai di coccolare, dai suoi primi passi, dalle prime pappe, dalle prime passeggiate.

Sembra passato molto tempo probabilmente perché c’è stato un giorno, un momento indefinito e imprecisato, in cui tutto è cambiato e quel tenero neonato ha iniziato sempre di più a fare sentire la sua voce in famiglia, come a voler dimostrare di essere “altro” rispetto a mamma, papà e le figure di accudimento, di avere una sua volontà che per farsi spazio e per trovare ascolto deve necessariamente trovare punti di rottura, quando affermarsi coincide con il riuscire a dire “no”.

Una parola breve utilizzata nelle più disparate situazioni, il “no” diventa una linea di confine tra il bambino e d’adulto, espressione della volontà nonché occasione di testare i confini: in poche parole, tutte le situazioni che fino a poco prima scorrevano tranquille, ora diventano motivo di contrasto e negoziazioni, che mettono a dura prova la pazienza dei genitori. Il momento del cambio, dei pasti, o semplicemente entrare a fare una breve commissione in un negozio, sembrano diventate imprese inaffrontabili, soprattutto quando si è di corsa.

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Nel linguaggio comune le nostre nonne li chiamavano capricci, la letteratura li definisce “terrible two“, la psicologia evolutiva identifica questo passaggio di vita come “affermazione di sé”: un processo che può durare più o meno tempo e che con modalità più o meno intense invita, o dovrebbe farlo, i genitori a ripensare ogni giorno alle modalità di comunicazione in famiglia, trovando sempre nuovi equilibri.

C’è chi crede che per essere buoni educatori si debba insegnare costantemente a fare cose “speciali”, in realtà, il primo passo è forse il più difficile, ovvero riuscire a fare un piccolo passo indietro impegnandosi ad osservare e restare in ascolto: Che cosa c’è dietro un pianto? Che cosa sta cercando di comunicarci il nostro bambino dietro a quelle esplosioni di rabbia che ci fanno sentire all’improvviso impotenti e inadeguati? Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva nel suo “L’educazione emotiva” aiuta mamme e papà scendendo nel terreno quotidiano con loro e cercando di trovare risposte a tutte quelle domande che ogni giorno li fanno sentire smarriti portando a domandarsi: “Sarò un buon genitore?”

educazione emotiva Pellai

Sono un buon genitore?

Di tutte le paure, probabilmente questa è la principale: non essere all’altezza di un ruolo così impegnativo, importante e oneroso come quello di accompagnare un’altra persona alla vita. La strada non è certo semplice, anzi è spesso un percorso entusiasmante fatto di salite, anche molto dure.

Mai come in questi anni probabilmente, i dubbi  dei neogenitori superano di gran lunga le certezze, alimentati anche troppo spesso dalla visione semplicistica che ne danno stampa e social network restituendo una visione edulcorata e troppo spesso poco credibile della realtà che ci fa sembrare la nostra vita ancora più difficile di come è, se paragonata a modelli così irraggiungibili.

Foto patinate, ritratti di famiglie dall’apparenza perfette, donne che vivono il passaggio alla maternità senza nessun apparente turbamento, case sempre ordinate, coppie che non sembrano avvertire il peso della stanchezza, contribuiscono e nemmeno poco ad aumentare nei neogenitori un senso di inadeguatezza e frustrazione con il quale non è semplice convivere.

La premessa imprescindibile è anche quella più ovvia. Non c’è psicologo, né teoria né esperto che possa sfoderare la ricetta perfetta, perché naturalmente, non esiste.

E allora chi è il buon genitore? Secondo Pellai il buon genitore è quello che armato di tanta pazienza, disponibilità e perché no una buona dose di umiltà, impara ogni giorno ad ascoltare. Non c’è un modo valido per tutti i bambini per gestire le emozioni fondamentali, rabbia, tristezza, insicurezza e paura, c’è però un primo passo per rispondere: imparare ad accogliere il suo stato emotivo, facendolo sentire compreso e ascoltato, offrendogli strumenti per comprendere prima di tutto se stesso ma allenandolo ad interpretare la realtà, attribuendole un senso: “Perché se è vero che i bambini imparano ciò che vivono, educarli significa aiutarli, con amore e creatività a coltivare il desiderio di diventare ciò che sono, gettando un ponte tra presente e futuro“.

educazione emotiva

L’ABC del progetto educativo: l’importanza delle regole

La gran parte della fatica del genitore che attraversa l’età evolutiva dei suoi figli è proprio quella di riuscire a dare delle regole e far sì che queste vengano rispettate. E se è vero che la parola “regola” può richiamare alla mente un modello educativo impositivo o severo, la realtà è che insegnare ai bambino ad accettare i limiti proposti, soprattutto quando questi limiti servono a tutelarlo, è molto utile a proteggerlo da rischi concreti che non è in grado di calcolare.

Le regole, i pilastri del progetto educativo, richiedono monitoraggio continuo da parte dell’adulto e crescere significa anche accettare che siano gli adulti a decidere che cosa è permesso fare e che cosa no.

Rispettare le regole per un bambino è importante. Significa in primis saper rinunciare al senso di onnipotenza ma anche imparare a fidarsi del fatto che gli adulti sapranno fornire chiavi e strumenti di accesso utili per affrontare il mondo: accettare le regole tuttavia è tutto tranne che immediato e richiede pazienza e costanza da parte delle figure di riferimento.

Equivale a decentrarsi, a rinunciare all’idea di essere il fulcro di ogni cosa. Ma se è vero che il tutto e subito è un’ambizione piuttosto utopica, è ancora più vero che la libertà dovrebbe costituire un dono che un bambino riceve nell’ambito di un progetto educativo, quando si è certi di quella libertà venga utilizzata in modo corretto.

Le regole equivalgono a sentieri già tracciati che permettono di raggiungere la cima in modo sicuro, entro un perimetro che da una parte consente quell’esplorazione fondamentale per crescita, ma dall’altra protegge il bambino prima e l’adolescente poi, da inutili rischi.

La loro presenza permette di capire ai figli che: “Crescere significa diventare grandi all’interno di una gamma di possibilità che non è infinita, rispettando limiti e vincoli”.

Coerenza e rispetto: ciò che serve ai bambini

Se è vero che le regole rappresentano un perimetro sicuro di esplorazione è altrettanto importante non esagerare dandone troppe (il rischio è proprio di scaturire l’effetto contrario) e imporsi di rimanere fermi nel farle rispettare prestando anche molta attenzione al fatto che tutte le figure educative che ruotano attorno al bambino devono premurarsi di farle osservare (un esempio, per un bambino capire che mamma e papà si contraddicono o che i nonni permettono di fare ciò che per i genitori non si dovrebbe fare, non fa che creare tensione e inutile confusione sia nel bambino che nella gestione della routine quotidiana).

Ecco secondo Pellai, l’ABC di tutto ciò che occorre al bambino per comprendere le regole: 

POCHE E CHIARE

Poche ma buone e soprattutto, poche e molto chiare: un esempio, ogni volta che si esce dal cancello di casa si dà la mano a un adulto, prima di partire in macchina si allaccia il seggiolino, si mangia tutti insieme a tavola. Le regole diventano tali quando si è pronti a farle rispettare, senza eccezioni, soprattutto quando sono in gioco sicurezza e salute.

FERMARE IL BAMBINO OGNI VOLTA CHE NON LE RISPETTA

Ricordare al bambino, ogni volta che non rispetta la regola, che invece deve farlo ricordandoglielo verbalmente. 

UTILIZZARE I DISEGNI

Utilizzare disegni che aiutino a ricordare le regole facendosi aiutare dal bambino stesso a posizionarli per tutta la casa: il bambino si sentirà coinvolto e tutto risulterà più piacevole.

RICORDARSI I COMPLIMENTI

Ogni volta che il bambino osserva le regole, ricordare di complimentarsi con lui, senza dare tutto per scontato. Rispettare le regole può essere faticoso per i più piccoli ed è giusto farli sentire gratificati nel momento in cui lo fanno.

Gli errori da evitare

REGOLA NUMERO UNO

Non dare mai troppe regole. Si otterrebbe il risultato contrario e per il bambino sarebbe solo frustrante e difficile da comprendere.

RISPETTARE LE REGOLE NOI PER PRIMI

Mai dare regole che noi per primi non rispettiamo pretendendo che loro lo facciano (per esempio, no alla televisione durante i pasti, quando noi per primi la accendiamo).

NON PERDERSI IN LUNGHE E INUTILI SPIEGAZIONI

Spiegare senza esagerare. Le regole vanno spiegate nella loro importanza, ma senza eccedere e tenendo sempre il considerazione che inutili e noiose spiegazioni non “arriverebbero” al bambino. Meglio quindi sintetizzare il modo chiaro e conciso.

EVITARE DI FARE CONTINUE ECCEZIONI

Fare troppe eccezioni non solo confonde, ma mina la credibilità dei genitori: uno strappo alla regola ogni tanto non è un dramma, ma quando diventa la norma il bambino rimane profondamente disorientato.

Diventare emotivamente competenti è un bisogno imprescindibile di ogni essere umano e quasi sempre la competenza emotiva si forgia attraverso un apprendimento per osmosi proprio nei contesti di vita in cui si muovono i primi passi e in cui si trascorrono gli anni della prima e seconda infanzia.

Esiste un detto inglese, Children see, children do, ovvero i bambini vedono i bambini fanno, in conseguenza proprio di quello che vedono.

Proprio per questo i genitori hanno un compito meraviglioso e sfidante: costruire passo dopo passo quella competenza emotiva che renderà la loro vita sana e bella da vivere. Più di ogni cosa, probabilmente questo è primo compito a cui siamo chiamati ogni giorno: insegnare loro a conoscere se stessi per muovere senza timore e con curiosità i primi passi nel mondo.

Per approfondire:

Alberto Pellai. L’educazione emotiva. Come educare al meglio i nostri bambini grazie alle neuroscienze. Fabbri Editore.

Questo libro si può acquistare su Amazon

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.