Mamme che nascono

Care mamme,
scrivo queste righe sia per volontà di condivisione, sia, sono sincera, per esasperazione.
Caterina è nata il 6 luglio scorso, dopo 10 ore di travaglio e una fase espulsiva particolarmente delicata, durata un’ora e conclusasi con l’utilizzo di ventosa ostetrica.
Di certo tutte quelle ore, il dolore delle doglie, la paura affrontata e vinta dell’ago dell’epidurale sono in ogni attimo ampiamente ripagate dal viso birichino della piccola peste che ora domina le mie giornate, ma parliamoci chiaro (sono una abbastanza realista e molto poco sentimentale): nulla è immediato e innato, tantomeno il rapporto con un’infante che nel primo mese e mezzo di vita piange quasi a tutte le ore della giornata tra fame, sete, sonno, coliche e pannolino da cambiare.
Ti rimangono da gestire, poi (diciamo “poi”, come se fossero inezie), la riabilitazione, il male dell’episiotomia, i chili di troppo da smaltire… senza parlare dell’allattamento, il cui principio è tutto meno che facile.

Ciao, posso accompagnarti nei primi mesi del tuo piccolo?
Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. Elena.
  
Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

I consigli non richiesti

Ecco, in questo preciso background di estremo impegno fisico e mentale per una donna va a inserirsi il motivo per il quale ho deciso di scrivere queste mie riflessioni: tutti coloro (conosciuti e non) che decidono di punto in bianco di darti dei consigli – non richiesti – o fare osservazioni – improprie – su qualsiasi aspetto del tuo essere madre.

E i primi, non me ne vogliano, a stressare una mamma con infiniti e amorevoli consigli sono proprio loro, coloro che la maggior parte delle volte si ergono a protagonisti indiscussi della nascita: i nonni.
Fino a che avevi il tuo bebè nel pancione non è che ti dicessero in ogni momento come dovessi camminare, quali esercizi fare per la sciatica infiammata, soprattutto nessuno (a parte le ostetriche) ti ha suggerito i movimenti e le posizioni che hai trovato utili per superare una dopo l’altra le innumerevoli contrazioni che ti hanno portata a partorire.
Ebbene, quando nasce il nipotino, cara mamma levati di torno perché ti dobbiamo insegnare a essere capace. E così la giornata diventa un tripudio di “la testa così, il braccio cosà, occhio che gli sloghi la spalla (???)”.
Mi è venuto un colpo quando, a qualche giorno dal parto, mentre spostavo Caterina da un seno all’altro durante la poppata mia suocera mi ha urlato all’improvviso un accorato e preoccupato “Piano! Attenta alla testa!!!”.
Adesso, a parte lo spavento che mi sono presa, io voglio chiedere pubblicamente a tutti i nonni in ascolto: ma secondo voi noi mamme ne abbiamo bisogno? Noi che ci siamo divise in due per dare alla luce quello che (pare non vi venga mai in mente) è il nostro amore più grande, ne abbiamo davvero bisogno?

E poi, ragazze, accade l’inverosimile: non devi tenerti solo i “tuoi” nonni. Perché il mondo è pieno di nonni. Diventano tutti nonni quando porti un bimbo a passeggio. E non solo. Diventano anche pediatri, ostetriche, puericultori, consulenti.
La più ridicola che mi è capitata è stata una sciura che, mentre camminavo con la mia bimba nel marsupio, mi ha fermata, mi ha toccato un seno con un dito e mi ha detto: “Ce l’hai?”.
Il più esterrefatto? Un nonno con bimbo a seguito che passa mentre sono seduta su una panchina e mi dice scioccato “Ma almeno il cappello però”. E va via. Mi sono sentita una madre ributtante.
La più ostinata? Una simpatica signora che incontro nella tromba delle scale e mi dice “La bambina ha freddo”. Era settembre. 25 gradi. Io rispondo “Non si preoccupi”. Lei mi segue e mi dice “Tu sei più vestita della bambina”. Beh, io non sono nemmeno una palla di calore concentrato come mia figlia. E in effetti sto sentendo pure caldo. Le rispondo non si preoccupi. E aggiunge la frase magica che secondo lei avrebbe dovuto pacificarmi e farmi accogliere le sue osservazioni “Sono una nonna”.
E io? Io con le occhiaie al seguito di questa bambina, secondo te, o mondo, chi sono?
[Segnalo solo per dovizia di particolari che in quasi 5 mesi mia figlia non si è presa neanche un raffreddore.]

Siamo brave

Scusate la lunghezza mie care mamme, il mio messaggio voleva essere uno e uno solo: siamo brave. Questo non vuol dire che non sbaglieremo. Di sicuro l’esperienza ci farà raddrizzare il tiro, cresceremo, impareremo insieme ai nostri bambini e ai loro papà ad essere sempre più mamme. Ma nessuno più qui ci dice che siamo brave. Che lo sappiamo fare. Che ce l’abbiamo dentro nelle ossa fin da quando eravamo piccole che giocavamo con le bambole, fin da quando siamo nate, addirittura fin da quando eravamo ancora nei pensieri di Dio.
Nessuno più ce lo dice e noi ne avremmo tanto bisogno, perché ci troviamo all’improvviso con un neonato tra le braccia che dipende in tutto e per tutto da noi e in prima battuta non sapremmo nemmeno da dove cominciare. Ed ecco il miracolo, ecco che insieme al bambino nasce la madre, e ci scopriamo in azione, a fare – con l’aiuto del cielo e di chi ci vuole bene – cose che prima non avremmo nemmeno sperato di sapere gestire.

A me lo ha detto per la prima volta la mia mamma che ero brava come mamma, e mi sono sentita onorata. Poi me lo ha ridetto la mia ostetrica, quando ho sentito l’esigenze di chiederle un aiuto sull’allattamento. Ha concluso il nostro incontro dicendomi “Come fai fai, sei brava”.
Ero abituata a sentire solo il “Come fai fai, sbagli”. E invece…

Se ancora nessuno ve lo ha detto, quindi, ve lo dico io: siete brave! Siete le protagoniste del miracolo più bello del mondo. In barba a tutti coloro che vi fanno sentire inadeguate, continuate a crescere come mamme insieme ai vostri meravigliosi bambini. Perché loro lo sanno bene che hanno la mamma migliore che gli poteva capitare.
Isabella Stoja

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