‘Quasi Padre‘ di Christian Bergamo, i nove mesi che cambiano per sempre la vita

Le nostre interviste

“Ecco, questo tempo che ci stiamo concedendo credo che rimarrà un dolce ricordo di quello che eravamo.
Una porzione di vita che potrà anche non tornare, ma non di certo così. Ed è qui la sua infinita bellezza, ed è qui che già provo un senso di malinconia”
Christian Bergamo, “Quasi Padre”

quasi padre intervista

Due barrette colorano il test di gravidanza ed è così che inizia l’attesa verso una delle tappe esistenziali più significative. Ma a ben guardare, quelle due barrette sono anche un conto alla rovescia che giorno dopo giorno ci allontana, almeno in parte a quello che siamo stati per proiettarci in un futuro totalmente sconosciuto.

Esiste una letteratura sconfinata sulla maternità in tutti i suoi possibili risvolti, eppure la paternità rimane ancora un territorio quasi inesplorato.

Da anni ascoltiamo le donne e di riflesso abbiamo visto gli uomini cambiare, smussare gli angoli, avvicinarsi a temi che culturalmente non gli sono mai appartenuti.

Li abbiamo visti partecipare ai corsi preparto, li abbiamo visti in sala parto, li osserviamo alle prese con pannolini e biberon, o quantomeno a differenza di un tempo, si coglie il desiderio di mettersi in gioco.

Sono sicuramente più presenti e coinvolti, eppure, la paternità come esperienza “trasformativa” rimane ancora nell’ombra.

Forse perchè gli uomini sono meno inclini ad aprirsi, forse perchè a differenze delle donne non saprebbero nemmeno con chi farlo, soprattutto su un tema come questo, o forse perchè la figura paterna non si è ancora del tutto emancipata da stereotipi culturali sicuramente sorpassati ma ancora presenti, come quelli che vogliono il padre economicamente responsabile della famiglia ma ancora largamente assente sull’aspetto più emotivo e partecipativo della crescita dei figli.

Christian Bergamo, classe 1985, in “Quasi Padre” fa breccia all’interno di questo panorama e con il suo racconto autobiografico percorre i “suoi” nove mesi gravidanza:

Anche gli uomini aspettano un bambino. Lo fanno tormentandosi, con la malinconia dei traguardi quasi raggiunti, la paura di non essere all’altezza, l’imbarazzo di sentirsi inutili e l’ansia di non darlo troppo a vedere“.

E se è vero che è già raro sentire un uomo parlare di ecografie ed epidurale, è una rarità assoluta il racconto dal punto di vista maschile dei sentimenti che accompagnano questo percorso in cui felicità, malinconia, rimpianto, riflessione, restituiscono un racconto di rara autenticità senza quella paura del giudizio che dalla notte dei tempi ha segnato, spesso tristemente, il destino delle donne.
Se un papà non ha paura di confessare a se stesso il vedere allontanarsi all’orizzonte la sua vita di ragazzo, la spensieratezza degli anni migliori, se vacilla davanti alla responsabilità, se sorride un po’ tirato davanti ai vestitini prémaman, se è in bilico tra il senso protezione verso la compagna e voglia di perdersi in un’ “ultima” fuga solitaria per le strade di Lisbona, forse dovremmo imparare che possiamo (e dobbiamo) farlo anche noi, sarebbe un immenso regalo verso noi stesse prima di tutto.

Write the truth“, così incitava lo sceneggiatore americano Robert Mc Kee ai suoi allievi, “Racconta la verità”: Christian Bergamo ci ha raccontato tanti frammenti della sua verità, che verosimilmente coincide con quella di tanti uomini.

Alcuni forse, da donne ci fa meno piacere sentirli, ma hanno un’immenso valore, quell’autenticità che ci ricorda ancora una volta che non esiste una vera esperienza senza conflitto.

Che non c’è amore che non preveda sfumature, e tantomeno non esiste una crescita senza un “prima” e un “dopo”, quando per arrivare ad approdare a quel dopo si deve lasciare andare un pò di sé. Ed è proprio con l’autenticità che questo racconto è arrivato dritto al cuore del grande pubblico.

La nostra intervista a Christian Bergamo

1) Intanto, complimenti e davvero non è frase di circostanza. Occupandoci da tanti anni di tematiche femminili legate al mondo della maternità e ascoltando i racconti delle donne, vediamo spesso emergere un “maschile” in bilico tra i vecchi modelli di paternità e una spinta ad essere padri i modo diverso, più spontaneo.”Quasi padre” è un passo in più rispetto a tutto questo, come un desiderio di andare nel profondo, svelando finalmente anche i conflitti maschili: è stato davvero spontaneo e semplice raccontare questa fase di vita come sembra nel libro?

Semplice forse non è la parola adatta, diciamo istintivo. La fortuna è stata che ho cominciato a scrivere questi pensieri proprio durante l’attesa, questo ha resto tutto più sincero. Raccontare però è stato tutt’altro che semplice, è stata una terapia, un mettermi completamente a nudo, con me stesso in primis.

2) Nel libro c’è un momento in cui, in un’altalena di emozioni trova spazio anche la possibilità del rimpianto, della nostalgia degli anni spensierati della giovinezza, della paura della nascita come di un confine che segnerà per sempre un prima e un dopo che culmina con l’ultimo desiderio di una fuga solitaria a Lisbona, mentre “lei tornava a casa con i vestiti prémaman. Come si giunge a patti con questa conflittualità senza mentire a se stessi?

Provando tutte le emozioni possibili. E quando dico tutte, ripeto tutte. Avere il coraggio di riconoscere quella malinconia senza sentirsi in colpa, per esempio. Ammettere la propria inadeguatezza, il proprio rimpianto (seppur di passaggio) di una fase di vita conclusa. Reprimere o fingersi sempre contento e sicuro di sé, può portare all’implosione interna (quindi all’insonnia come racconto nel libro) o al non detto tra la coppia. Io sono voluto partire per Lisbona e Lei lo ha accettato e capito. Questo è stata una fonte di liberazione, per entrambi.

3) Spesso gli uomini, forse trascinati senza troppa convinzione ai corsi pre-parto, fanno fatica a trovare uno spazio all’interno della “narrazione” dei nove mesi della gravidanza. Secondo te, sarebbe utile pensare a spazi dedicati ai futuri papà, in cui senza le rispettive compagne di fianco, possano confrontarsi apertamente?

Utilissimo. Davvero. Gli uomini durante i corsi pre-parto sono spettatori, e forse lo sono per tutta la gravidanza in qualunque genere di scelta.
Questo a volte è una volontà dell’uomo (pigro, indifferente o imbarazzato), spesso è una circostanza dovuta dal contesto.
Dedicare uno spazio a loro potrebbe scioglierli di sicuro, e farli sentire meno a disagio.

4) Dalla tua esperienza personale, come vedi questa generazione di papà

Più attenta, di sicuro. Più consapevole.
Lentamente ci stiamo spogliando di visioni arcaiche e stiamo rivendicando il ruolo di educatore. O almeno così mi sembra da chi mi circonda.

5) Che il libro sia molto bello e molto “sincero”, sicuramente te l’hanno detto in molti. Ma al di là di questo, come ti spieghi un successo così importante? Quali corde secondo te hai toccato così profondamente da destare questo interesse?

Ho dato voce agli uomini, perché gli uomini hanno una voce ma spesso, rispetto a questo argomento, non la tirano fuori. Questo libro (e la mia pagina fb) sta aiutando gli uomini a sentirsi meno soli, e quindi maggiormente capiti, e sta servendo alle donne come vocabolario delle emozioni maschili nascoste in silenzi incomprensibili.
Ma soprattutto è un romanzo sull’imperfezione, che tutti tendiamo a nascondere ma che è lì, e scoprirla va tirare un sospiro di sollievo. Un po’ come quando si tira indietro la pancia.
Ah, respirare, serve respirare.

6) Ultimo, la vita di coppia e da papà: è come te l’eri immaginata? C’è davvero da “sgomitare per trovare spazio”, come scrivevi, o hai raggiunto una dimensione di equilibrio?

Ho raggiunto un equilibrio, sì sto bene. Stiamo bene.
Siamo riusciti addirittura a concederci un weekend a Ibiza da soli, pensa un po’ (che tra l’altro ha scatenato mille commenti su Facebook).
Oggi però siamo in attesa della seconda (tra un mesetto) e forse dovremmo trovare un altro po’ di spazio tra noi

Libro:  “Quasi padre” di Christian Bergamo, Ed. Longanesi → lo potete trovare  su Amazon

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.