Clio, benvenuta nel mondo delle mamme

Chi ha viaggiato con bambini piccoli probabilmente immagina già di che cosa stiamo per parlare. Ma non solo chi ha viaggiato, chi è così coraggioso di andare con loro al ristorante, chi non può fare a meno di portarli con sè al supermercato e durante le più svariate commissioni (anche perché, banalmente, non ha nessuno a cui affidarli nemmeno per mezz’ora) conosce bene quella sensazione di imbarazzo e a volte di impotenza nel momento in cui i propri figli iniziano a piangere e per qualsiasi motivo il pianto non “rientri” nel giro di pochi minuti.

Questa è una sensazione che i genitori hanno provato verosimilmente in molte occasioni e può diventare così stressante da indurli a rinunciare, quando non strettamente necessario, a portare con sé i propri figli in qualsiasi contesto sociale per paura che con i loro comportamenti siano di disturbo.

Ciò che è capitato e che probabilmente sta capitando a qualche mamma in questo momento su qualche treno, aereo, sala d’attesa o supermercato è toccato anche a Clio Zammatteo, in arte “Clio Make Up” nota truccatrice e Youtuber italiana nonché neomamma.

Clio ha pubblicamente denunciato sul suo profilo Instagram la compagnia aerea Emirates colpevole, a suo dire, di aver fatto vivere alla sua famiglia un’esperienza di viaggio a bordo di uno dei suoi voli, da lei definita “umiliante”.

Il motivo? Il pianto di Grace, la sua bambina di quindici mesi avrebbe disturbato gli altri passeggeri che viaggiavano in prima classe.

Secondo il suo racconto, lei e la piccola sarebbero state caldamente incoraggiate a lasciare il loro posto per proseguire il viaggio nel retro dell’aereo, di fianco alla toilette per intenderci, in modo che la compagnia potesse garantire a chi aveva sborsato parecchi quattrini per un posto in prima classe, una vera esperienza di lusso e di relax. Esperienza che, inutile dirlo, non include né le lamentele di un neonato, tantomeno due genitori trafelati che cercano di calmarlo.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Ieri a bordo del volo EK205 di @emirates partito da Milano verso New York City delle 16:17 Grace, Claudio ed io abbiamo vissuto una delle esperienze di viaggio più umilianti, avvilenti e disarmanti di sempre. Vi racconto cosa è successo perché penso possa essere utile a tante famiglie che dovranno, magari in futuro, viaggiare sui loro aerei coi loro bambini: Saliamo a bordo e veniamo accolti, come sempre, dal personale gentile e sorridente, ci accomodiamo ai nostri posti e dopo qualche decina di minuti di attesa l’aereo prende il volo verso casa. Abbiamo passato un mese intenso, pieno di progetti e di attività, siamo stanchissimi, ma davvero felici di poter tornare a casa dai nostri gattoni insieme alla piccola Grace. Dopo il decollo Claudio crolla e si addormenta per un’oretta, io cerco di intrattenere Grace al meglio, sperando che a poco a poco le venga voglia di farsi un sonnellino; Grace è vispa e attiva, gioca, prova a dire qualche parolina come ogni bimbo della sua età. Mi accorgo che i suoi occhietti diventano un po’ più “da sonno” e allora decido di tenerla stretta a me per farla addormentare e lei, per qualche minuto prima di lasciarsi andare, si fa scappare qualche gridolino e un po’ di pianto, che andava lentamente a scemare. A questo punto una hostess, a suo dire responsabile del servizio in cabina, si avvicina e gentilmente mi “invita” a spostarmi con Grace dal nostro posto al retro dell’aereo, ancora più in fondo, fuori dalla cabina passeggeri, nell’area bar/bagni, dato che qualche passeggero si era lamentato del pianto di Grace. Io rimango al momento basita, visto che Grace aveva davvero pianto per una manciata di minuti, prima di addormentarsi. Claudio mi chiede cosa mi avesse detto la hostess e gli racconto dell’ ”invito” che abbiamo ricevuto, lui a questo punto chiede spiegazioni alla hostess che conferma l’invito, a suo dire “volontario”, a spostarci, al pianto di Grace, nella zona bar/bagni nel retro dell’aereo, viste le lamentele di altri passeggeri per il rumore…CONTINUA NELLE IMMAGINI DELL’ALBUM… @emirates #emiratesairline

Ciao, posso accompagnarti nei primi mesi del tuo piccolo?
Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. Elena.
  
Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

Un post condiviso da Clio (@cliomakeup_official) in data:

Clio Zammatteo ha concluso la sua riflessione con uno sfogo contro la compagnia aerea: “I bambini hanno il diritto di viaggiare come tutti gli altri, devono ricevere lo stesso livello di cura, sicurezza e tranquillità e nel momento in cui si debba decidere tra il comfort di un passeggero e l’uguaglianza nel trattamento di tutti dovrebbe essere vostro dovere scegliere l’uguaglianza, altrimenti necessariamente si cade in situazioni umilianti e discriminatorie. Un mondo senza empatia è vuoto e carico solo di odio quando una specie arriva a non proteggere i propri piccoli è la società intera a pagarne il prezzo”.

Ragione o torto?

Il Web si è diviso in due, da una parte con commenti di sostegno nei confronti della blogger, dall’altra con un’ostentazione di intolleranza sempre più preoccupante nei confronti dei bambini. Si fa appello alla “buona educazione” e all’incapacità dei genitori, come se calmare un neonato di pochi mesi dipendesse solo dalla buona volontà. Come se un neonato che piange il volo per i più svariati motivi (tra i quali il mal di orecchie, ad esempio) non sia altro che un piccolo disturbatore dal quale sperare di sedersi il più lontano possibile.

no bambini

La vicenda raccontata non rappresenta qualcosa che non si sia visto e sentito molte, troppe volte probabilmente. Ciò che emerge però, e cha fa sinceramente riflettere, è la quasi totale assenza di empatia di cui la società di oggi si fa quasi vanto.

Fa paura che due neogenitori probabilmente più imbarazzati che altro, che cercano di confortare un bambino piccolo non suscitino tenerezza nemmeno per un secondo, che nessuno si chieda se la bambina, possa piangere magari a causa di qualche malessere. Fa specie se nessuna mamma non abbia avuto il minimo istinto nello scambiare un sorriso o uno sguardo di complicità.

Fa rabbrividire anche leggere i commenti sotto il post di Clio, parole di donne nei confronti di un’altra donna che non manifestano alcun moto di solidarietà.

Fa ancora più paura l’ipocrisia che circonda il tema “infanzia”, perché al di là di qualche sorriso di circostanza i bambini sembrano dare fastidio ovunque. Non c’è spazio per loro vicino agli adulti perché nessuno vuole essere disturbato.

Chi si alza in piedi con proclami sulla mancanza di educazione dei bambini, probabilmente è da qualche tempo che non mette piede su un treno, tanto per fare un esempio. Qualsiasi sia il costo del biglietto, che si parli di prima o seconda classe, si possono osservare quotidianamente vari gradi di inciviltà che difficilmente passano inosservati.

A partire da coloro che si disinteressano senza alcuna remora degli inviti a limitare l’uso del cellulare, alle conversazioni di ore a tono altissimo, e tanto altro ancora.

Non c’è personale che limiti la maleducazione da parte degli adulti, ma c’è una hostess che invita prontamente una mamma con un neonato ad accomodarsi altrove.

Quando vengono meno umanità e buonsenso, sarebbe auspicabile almeno prevalesse un pizzico di sincerità, da parte delle compagnie aeree ad esempio. Sarebbe più onesto dedicare voli solo agli adulti, o dichiarare che vi sono aree di un aereo in cui non sono benvenuti al fine di garantire il relax degli altri passeggeri: è legittimo che chi vola in prima classe e l’indomani debba affrontare una riunione dall’altro capo del mondo, abbia diritto di arrivare riposato, nel costo del biglietto è incluso il riposo e pretenderlo non è insensato. Tutto ciò andrebbe reso esplicito però.

Certo, in un mondo come quello della comunicazione che vive di stereotipi questo suonerebbe come un messaggio quantomeno “crudo”, tuttavia  rappresenterebbe un atto di onestà intellettuale apprezzabile e di trasparenza verso i clienti, oltre che uno specchio fedele della realtà: ha diritto di lamentarsi sia chi vuole riposare e non può farlo, sia chi ha un bambino piccolo, dal momento che a entrambi è stato venduto un biglietto, ed entrambi avrebbero diritto di usufruire di quanto pagato.

Perché accogliere le famiglie con bambini anche nella Business Class per poi seguire una linea poca tolleranza e accompagnarle metaforicamente alla porta al primo pianto, o fare sentire i genitori in imbarazzo per qualcosa che non possono controllare, onesto non lo è. Tantomeno è verosimile aspettarsi che un bambino di 15 mesi durante un volo di otto ore non pianga mai, tantomeno che stia immobile al suo posto.

Quindi, è più che corretto tutelare chi ha acquistato un biglietto molto costoso e si aspetta un servizio all’altezza del prezzo, ma è ugualmente doveroso informare le famiglie con bambini piccoli di un’evidenza amara ma ovvia: non sono gradite.

Anche loro forse a quel punto avrebbero a disposizione tutte le informazioni necessarie per orientare altrove la propria scelta e per spendere i loro soldi per un servizio più adatto alle loro esigenze.

Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.

Lascia un commento

2 Commenti

  • Qualche anno fa ho letto su un quotidiano, la testimonianza di una mamma, che raccontava di aver dovuto traslocare, a causa delle lamentele e … denuncia…dei vicini. Il figlio, sordo dalla nascita, era stato operato a sette, otto anni mi sembra; Iniziava a far uscire la voce, con lo stesso progresso di un bambino piccolo, ma con il tono di voce alto, che stava rieducandosi. I vicini si lamentavano, con loro, con l’amministratore, e quando è arrivata la denuncia hanno deciso di fare le valige. Il mio cuore si è fermato , leggendo, e qualche giorno fa, un mio amico mi ha confessato di non andare più a trovare i suoi nonni da anni, perché sono tristi e non parlano mai.
    Che mondo è questo? è davvero così difficile uscire da noi stessi e pensare che anche gli altri hanno diritto di esistere?

    Sono mamma di Gabriele (4 anni)
  • Ho sempre più constatato che non c’è posto da nessuna parte per i bimbi… al ristorante se gli dai un telefono in mano per poter finire la cena o il pranzo e poi filare via più veloce della luca, ti giudicano…se però si alzano giocano sul pavimento, danno fastidio e sei un genitore che non è in grado di gestirli…. se sei al supermercato c’è sempre quella che ti da il consiglio “giusto” per farli stare zitti e fermi nel carrello… se abiti in un palazzo… Io no… ma delle amiche mi raccontano che corrono giorno e notte veloci come delle saette e fanno e danno cose ai loro figli che nemmeno vorrebbero, ma se i vicini sentono troppe urla lo usano come argomento iniziale di tutte le riunioni condominiali… se li porti al parco e si scatenano…. (uno lo fa già apposta), bè c’è quella che dice che si scatenano troppo… sei in sala d’attesa, hai prenotato mesi prima specificando che arrivi con un bambino chiedi un minimo di puntualità… aspetti, i bimbi dopo un po’ iniziano a fare rumore in più c’è pure quella che vorrebbe passarti davanti perchè lei fa più veloce di te…questo succede anche quotidianamente dal panettiere, dal macellaio, in merceria ecc… A mio avviso c’è qualcosa che non va nel cervello delle persone… Io capisco tutto… e cerco di dare il meno fastidio possibile, ma non rinuncio a fare la spesa, non lo farò mai… c’è talmente alla inciviltà ben più grave che ho imparato a sorridere e lasciare che gli altri pensino e dicano quello che vogliono, senza prendermela… e senza voler convincere nessuno che non sto poi sbagliando proprio tutto…

    Sono mamma di Gioele (5 anni) Francesco (2 anni e 10 mesi circa)