Un Natale diverso, e un anno nuovo carico di attese e speranze

Il Natale che nessuno si sarebbe mai aspettato sarà forse più Natale che mai, perché ci obbligherà a pensare a tutto quello da cui troppo spesso scappiamo.

Non sono auguri facili da fare questi, di questo Natale 2020.

Non sono facili per tutto quello che c’è stato, che c’è e che non è ancora finito.

Non sono facili per tutte le famiglie, tante, troppe, che quest’anno non hanno proprio nulla di che fare festa.

Niente luci sotto casa, tanto per cominciare: sono a carico dei commercianti e quest’anno non possono sostenere questa ulteriore spesa.
Niente aperitivi aziendali con il grande capo che stappa la bottiglia di spumante e i sorrisi di circostanza.
Niente convenevoli tra genitori fuori da scuola, niente recite di Natale, canzoni sotto l’albero e lavoretti.
Niente scuse per svingnarsela all’invito alla cena tra amiche, niente regali raffazzonati all’ultimo secondo, niente lamentele per aver ricevuto l’ennesimo pensiero palesemente riciclato.

Un Natale di sottrazione, come tutto quest’anno.

Niente cerimonie, nessuno che si lamenta nemmeno sui social, non c’è più niente da lamentarsi.

Il Natale che nessuno si sarebbe mai aspettato sarà forse più Natale che mai, perché ci obbligherà a pensare a tutto quello da cui troppo spesso scappiamo.

Vicino a noi stavolta, solo chi conta, le persone che amiamo e i nostri figli.

Per i piccoli ci sforzeremo di lasciare intatta la magia che aspettano da mesi, i più grandi purtroppo inizieranno loro malgrado a fare i conti con la vita reale, che sa essere cruda, quando vuole e nella sua durezza ti insegna che a volte le situazioni prendono una piega inaspettata e soprattutto, mai dare niente per scontato. Non lo è per nessuno.

Anche i ragazzi, purtroppo, fanno i conti con quello che non ci saremmo mai aspettati.

Diciamo addio a un anno duro, un anno in cui noi genitori siamo stati messi a dura prova, dove siamo dovuti essere più resilienti che mai.

Chiusi in casa quando è stato necessario a cucinare biscotti e inventare giochi, ascoltando il bollettino delle 18 e continuando a sorridere, anche quando dentro abbiamo tremato di paura.

Con la mano ferma e il cuore spezzato abbiamo proposto le mascherine come un gioco, abbiamo parlato di sicurezza, di raffreddori, di salute con una serenità più ostentata che reale.

Abbiamo partecipato a riunioni con la camicia sopra e i pantaloni del pigiama sotto, sentendoci in colpa con il capo per i rumori dei bambini di sottofondo e con i bambini, per quell’episodio di troppo della Peppa Pig che avremmo evitato loro volentieri.

Siamo stati sconfortati e stremati, ma resilienti, perché la realtà ci ha imposto di adattarci velocemente e senza fare storie.

Più che tante parole, un giorno lontano i nostri figli si ricorderanno di questo probabilmente. Di noi trafelati e disorientati che con un sorriso a volte amaro abbiamo cercato di proteggerli, in tutti i sensi da una realtà che ci ha travolti.

Forse il prossimo anno non ci lamenteremo più della zia che a tavola ripete sempre gli stessi aneddoti dall’82, del panettone in ufficio con il collega che non sopportiamo.

Forse ci sembreranno più belle anche le luci di Natale, o forse no, dimenticheremo in fretta e andrà bene lo stesso.
Intanto, abbiamo fatto quest’anno un enorme lavoro. Siamo stati più genitori che mai, più forti che mai.

Un tempo alle mamme facevano paura le giornate di pioggia, interminabili a casa con i piccoli, vi ricordate?
Ora, nostro malgrado, sappiamo di avere risorse per affrontare piogge e tempeste.

E poi in fondo, tra pochi giorni arriva Babbo Natale e noi lo ringrazieremo, mai come quest’anno, con il nostro sorriso più autentico.