Il pianto dei gemelli: due mani contro quattro piedini

La prima forma di comunicazione di un neonato è il pianto e razionalmente ogni mamma sa che sentir piangere il proprio figlio è normale e che con la massima serenità va cercata una risposta al bisogno che il piccolo a suo modo esprime. Eppure il pianto mette in allarme sempre e comunque. Anche quando il bambino ha già qualche mese e la mamma dovrebbe essere abituata al suono, il pianto la fa scattare… diventa solo un po’ più rapida nel capire il tipo di richiesta.

Quando i pianti sono due, allora, la velocità con cui il genitore si muove è degna di un atleta, soprattutto di notte, quando è maggiore il timore che il pianto dell’uno svegli anche l’altro. Gestire un bimbo disperato infatti è fattibile (e anzi già qui a volte è difficile), gestirne due richiede talvolta abilità da contorsionista

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Stando con i propri bimbi si impara a riconoscere in fretta il tipo di pianto e, conoscendo le peculiarità di ciascuno dei due gemelli, diventa più facile indagarne le motivazioni.

Il pianto di un neonato è normalmente riconducibile:

  • alla fame
  • alla sete
  • al disagio del pannolino sporco
  • alla temperatura dell’ambiente
  • alla stanchezza
  • alla solitudine e al bisogno di contatto fisico
  • al malessere (con modulazioni diverse a seconda della causa, dal ruttino dei primi mesi alle gengive gonfie per i dentini in arrivo nei mesi successivi, dalle coliche dei primi tempi alle malattie vere e proprie si spera in tempi più maturi)

Con due neonati, quindi, si percorre mentalmente la lista di motivazioni due volte.

Se gli orari di veglia – sonno sono sfalsati di poco o allineati, i bisogni primari della fame e del riposo vengono tendenzialmente percepiti in momenti ravvicinati da entrambi i bimbi e ci si organizza per gestirli assieme.

Altri tipi di bisogno invece vengono percepiti differentemente da ogni bimbo. Alcuni neonati sono di indole più irrequieta e tendono ad esternare più facilmente i propri disagi, altri sono più tranquilli e piangono solo quando veramente scossi da qualcosa.

Ogni bambino ha un proprio pianto caratteristico e un proprio modo di esprimersi. Anche in questo è facile distinguere il gemello dominante, che tende a monopolizzare le energie del genitore sovrastando l’altro.

Nella mia esperienza con Giulia e Davide, sin dai primissimi giorni, il maschietto si è dimostrato più capace di attirare l’attenzione, piangendo disperato per la fame, la stanchezza, il caldo (nati in luglio hanno sofferto subito l’afa estiva) e per frequenti malesseri legati all’aria ingurgitata nei pasti. Giulia, normalmente più pacifica, ha quasi sempre atteso lo sfogo del fratello per poi pretendere la sua parte di coccole esaurita la foga di Davide. Il pianto di Giulia al confronto è sempre stato così flebile da sembrare quasi non allarmante, un semplice richiamo, facile da gestire.

Sorprendentemente, però, nelle rare occasioni in cui Giulia ha avuto più necessità del fratello e ha fatto sentire forte la sua voce, Davide si è dimostrato “cavaliere”, lasciando spazio alla sorella, quasi stupito di sentire tanta energia in Giulia. Questo loro modo di aspettarsi e di darsi spazio, mi ha permesso nella maggior parte dei casi, di gestire la situazione, soccorrendo per primo il gemello più disperato e dedicandomi all’altro subito dopo.

Stupefacente poi notare come i gemelli abbiano ognuno un proprio modo di fare e di reagire, sentendo a volte disagio per qualcosa che sembra non avere alcuna importanza per il fratello.

Davide per esempio non ha mai pianto per il pannolino sporco, potendo stare beato a dormirci anche per ore, mentre Giulia da sempre ha preteso di essere pulita e rinfrescata nell’immediato.

Davide ha sempre pianto per cose più materiali, come la fame, la stanchezza, il male, mentre Giulia si è sempre lamentata per piccole cose, spesso consolandosi quasi subito, come la luce troppo forte o un rumore improvviso, facendo trasparire una sensibilità diversa.

Nei mesi poi, è aumentata la percezione l’uno dell’altra e la capacità di rincuorarsi a vicenda, con Giulia che verso gli 8 mesi ha iniziato proprio ad allungare le manine verso Davide nei suoi momenti di disperazione, quasi a volerlo abbracciare per calmarlo. Davide, invece, nei rari momenti di isteria di Giulia, ha iniziato ad allungare le manine sulla sua di testona, quasi a volersi tappare le orecchie, ma per lui, tutto impeto e foga, già il semplice fatto di arrestarsi per dare modo a me di intervenire, è suonato come un gesto di profondo altruismo verso la sorella 

Tante volte, soprattutto nei primi mesi, sentirli piangere assieme e rendersi conto di dover dare la priorità ad uno dei due, e spesso sempre allo stesso, fa sentire la mamma inadeguata, con sole due mani di fronte alle necessità di quattro piedini. Accettare di non poter essere sempre pronta per entrambi e di non essere sempre equamente disponibile per entrami non è semplice. Ma a piccoli passi si realizza che questo non significa amare meno i propri bimbi o amare in maniera disparitaria, significa essere capace di recepire esigenze diverse e di rispondere in maniera differente, dando comunque a ciascuno il massimo possibile.

E straordinariamente è come se i piccoli lo sapessero, come se fossero capaci di vivere di quelle energie che gli si possono umanamente dedicare e di respirare anche quelle del gemello, che fa compagnia, stimola e rassicura. Nei primi tempi è difficile da capire, ma quando i mesi passano e i pianti fisiologicamente diminuiscono, quando iniziano anche i primi sorrisi e gli occhietti furbi cominciano a dare risposte mute ma più chiare di mille parole, si hanno segni tangibili del loro “stare bene in due”.

Poi la situazione si rovescia… improvvisamente ci si ritrova a dipendere da loro, anziché essere loro a dipendere da noi mamme. O mi sbaglio?

Mamma Paola

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