Le famiglie di fatto: diritti e doveri

Le famiglie di fatto, dette anche naturali, sono costituite, per il diritto attualmente vigente, da due  persone che convivono more uxorio (espressione latina che significa semplicemente “come in matrimonio”, ripetendo lo stile di vita proprio delle coppie sposate).

Questo tipo di famiglia si differenzia dunque dalle cosiddette famiglie legittime, fondate sul matrimonio civile.

Tuttavia, perché si possa parlare di famiglia di fatto, non basta la semplice convivenza: la giurisprudenza, per distinguerla da un rapporto occasionale, richiede che siano dimostrate sia la serietà di intenti, sia la stabilità del rapporto[i].

Quali sono i diritti e i doveri dei componenti delle famiglie di fatto, allora?

Per semplificare, occorre distinguere tre ambiti.

 Il primo ambito riguarda i rapporti interni tra i conviventi di fatto. Questo è l’ambito più scarno quanto a diritti e doveri: dalla scelta di non porre in essere alcun vincolo coniugale deriva infatti l’assenza di diritti e doveri reciproci. Nessun diritto di coabitazione, di assistenza morale e materiale, di fedeltà, quindi.

Completamente diversa è la regolamentazione giuridica del secondo ambito, quello del rapporto tra i genitori conviventi e i figli. Le norme sono dettate dalla stessa Costituzione[ii], la quale stabilisce espressamente che “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”, e che “La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima”.

Questo comporta la totale equiparazione dei figli legittimi (nati dal matrimonio) a quelli naturali (nati al di fuori di un rapporto matrimoniale).

Il genitore che ha riconosciuto il figlio naturale ha verso di lui gli stessi diritti e doveri che ha rispetto ai figli legittimi (art. 261 c.c.).

Tra figlio naturale e genitore vi sono reciproci obblighi alimentari (art. 433 c.c.).

Il figlio naturale, poi, ha la stessa posizione dei figli legittimi per quanto riguarda i diritti successori[iii]. L’unica particolarità (peraltro molto tecnica) consiste nel fatto che i figli legittimi conservano, nei confronti di quelli naturali, la c.d. facoltà di commutazione (art. 537 c.c.), che è la possibilità di soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali.

Sebbene non vi sia unanimità in dottrina e giurisprudenza, secondo l’opinione prevalente la filiazione naturale non fa sorgere rapporti tra il figlio e i parenti del genitore che effettua il riconoscimento[iv].

Quali, invece, i diritti dei familiari di fatto se si guarda all’esterno del rapporto di convivenza? Nei confronti degli estranei la giurisprudenza ha occasionalmente sancito l’esistenza di alcuni diritti, seppur molto circoscritti. Vediamo i più importanti.

In primo luogo, è stato stabilito come, in caso di morte del convivente a causa di un atto illecito posto in essere da terzi (l’esempio classico è quello dell’incidente stradale causato da un altro automobilista in cui muoia un componente della coppia), il familiare di fatto potrà vedere risarcito sia il danno morale, sia il danno patrimoniale subito[v].

La convivenza può avere effetti anche sull’assegno di mantenimento fissato in sede di separazione o di divorzio per un precedente matrimonio. La stabile coabitazione con un’altra persona, secondo la giurisprudenza, allevia lo stato di bisogno del familiare di fatto già separato o divorziato, e permette quindi una revisione dell’ammontare dovuto[vi] .

 Dott.ssa Nadia Andriolo

 


[i]     Cass., sent. 3505/1998

[ii]    Cost., art. 30, comma I.

[iii]   Si deve precisare che i figli legittimi conservano, nei confronti di quelli naturali, la c.d. Facoltà di commutazione (art. 537 c.c.), facoltà finalizzata all’estromissione dei figli naturali dalla comunione ereditaria.

[iv]   Tranne che nella materia successoria, dove questi rapporti vengono eccezionalmente in evidenza (Istituzioni di diritto privato – diritto civile, ed. Simone, 2010).

[v]    Cass., 2988/1994. Tale tutela si ricollega all’aspettativa di mantenimento che il familiare di fatto matura a causa della convivenza.

[vi]   Tra le tante, Cass., 476171993 e Cass., 3503/1998.