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Chi erano le mamme prima dell’arrivo dei social media?

Chi erano le mamme prima dell’arrivo dei social media? Come venivano rappresentate?

Chi erano le mamme prima dell'arrivo dei social media

In teoria sì, le mamme ci sono sempre state. In pratica invece, la maternità come argomento di pubblica conversazione, come scambio di opinioni sui temi più caldi, sui cliché, sulle rimostranze, è nata da poco più di un decennio.

Per millenni, il modo in cui le madri hanno rappresentato se stesse in pubblico, è stato vittima di una serie di severi giudizi e imperativi morali: parlare apertamente di maternità dando voce a tutto ciò che ha di contraddittorio, di conflittuale, di divertente, rappresenta una novità epocale. Dare voce ai lati meno stereotipati e luminosi è una novità, non temere di affrontare i capitoli anche meno divertenti di un viaggio, che come ogni viaggio che si rispetti, per essere significativo e per fare crescere non deve farci tornare gli stessi individui di quando siamo partiti.

Per le mamme del 2020 sentir parlare apertamente di allattamento, di depressione postparto, di calo del desiderio, può sembrare assolutamente scontato e “normale”, cosa che non accadeva affatto per una donna che diventava mamma nel 2005, per fare un esempio.

Quelli che prima era considerati argomenti “tabù”, oggi invece sono trattati sul Web in modo aperto e trasparente come mai prima: le conversazioni che avvenivano nelle mura di casa tra la neomamma e le figure femminili della famiglia, ai nostri tempi sono invece di dominio pubblico e vengono sviscerate in modo molto più aperto.

Confessioni di una mamma: le prime mamme blogger e le verità sulla maternità

L’inversione di rotta è stata graduale, ma inesorabile, iniziando dal 2005, negli Stati Uniti,  fino al oggi con la prima ondata di mamme blogger che hanno utilizzato la Rete come una sorta di diario segreto.

Mamme che parlavano ad altre mamme, per la prima volta a modo loro, da donna a donna e senza paura di sviscerare tematiche considerate scomode.

I primi blog erano racconti sparsi, spaccati della quotidianità di mamme che raccontavano la quotidianità nel suo aspetto meno “poetico”: c’era la sensazione che si doveva essere onesti come mai prima se si voleva essere notate dal pubblico.

Un pubblico forse segretamente esausto della rappresentazione della mamma dal sorriso benevolo che sforna biscotti nella sua cucina.

Profanare una sacralità che stava diventando scomoda e una ferma rinuncia alla “gentilezza” materna: queste sono state le prime strade intraprese dalle prime mamme blogger.

Heather Armstrong con il suo  blog, Dooce è stata una delle regine indiscusse del blogging statunitense.

E’ diventata  famosa per aver narrato le lotte della vita familiare in una forma intima di commedia. Anche se c’erano già state sit-com di mamme  in TV,  il loro umorismo era rivolto a un vasto pubblico, e le loro identità materne non erano mai state inquadrate criticamente. I mom blogs erano invece le prime voci dei media che parlavano direttamente – ed esclusivamente – alle madri.

I primi blog di mamme hanno quindi  rappresentato una sorta di rivoluzione e di ribellione verso uno stereotipo di madre dedita al focolare domestico, retaggio della idealizzazione della donna-madre- casalinga degli anni ’60. Volevano mostrare una  madre non più perfetta, in alcuni casi pasticciona, in altri creativa, in altri ancora non convenzionale.  I blog finalmente davano  voce alle varie sfaccettature reali dell’essere mamma.

Intorno al 2010, Internet ha iniziato ad evolversi e trasformarsi in un mezzo più visivo, il Web 2.0, grazie alla possibilità di gestire immagini più grandi  e al lancio di Instagram. Quando i blog hanno iniziato a basarsi sulle immagini , è iniziata la  commercializzazione dello storytelling. Di conseguenza le blogger hanno cominciato a capire  che potevano fare più soldi con contenuti aspirazionali, che vendono  meglio del “ truth-telling”.

Di conseguenza  la maternità online è passata da non censurata ad aspirazionale: molti blog di mamme si sono trasformati in magazine di “lifestyle“, e i blogger sono diventati influencer o addirittura family influencer. 

Improvvisamente, i blog semplici ma diretti e concreti delle prime  mamme blogger, sono stati soppiantati da copertine patinate, fatte di inquadrature perfette, case ordinatissime, dove nulla è fuori posto e nulla è lasciato al caso.

Nonostante questa transizione, da spazi di sensibilizzazione e condivisione  a quadretti di vita quotidiana “sponsorizzati”, è rimasto un importante denominatore comune: la rivendicazione dell’autenticità.

La rappresentazione della quotidianità, della realtà  è sempre stato il filo conduttore dei blog delle mamme, e anche se le blogger hanno iniziato a sforzarsi per produrre contenuti più raffinati e patinati, assumendo collaboratori e mettendo in scena veri e propri servizi fotografici, hanno contemporaneamente continuato a sostenere che la loro missione guida è rimasta quella di fornire una rappresentazione onesta, della maternità “reale”.

contenuti aspirazionali

È davvero così?

O c’è sempre meno spontaneità nelle rappresentazioni della quotidianità che vengono pubblicate e condivise?

Come si può mantenere un’immagine impeccabile e contemporaneamente raccontare le gioie e le difficoltà della quotidianità?

Quello che sta accadendo negli Stati Uniti adesso è che le  mamme  lavorano direttamente con i brand in un modo  che la maggior parte degli utenti probabilmente non capirebbe, andando oltre il semplice contenuto sponsorizzato. Scrivono, si esibiscono, si consultano:  le influencer oggi sono “ambasciatrici” e i contenuti che producono per quanto scanzonati e autoironici, appaiono più lucidi e aspirazionali di quanto non lo siano mai stati.

Negli Stati Uniti, stanno ora comparendo nuovi servizi in abbonamento come Chairman Mom che invitano le madri a interagire in gruppi di discussione “ad-free” che risuonano molto simili al 2009.

La maternità come esperienza online e off line ha subito una significativa evoluzione nell’ultimo decennio. Argomenti che un tempo suscitavano indignazione, ora sono all’ordine del giorno.

Ma se da un lato le prime blogger “sovversive”, avevano scoperchiato come mai prima il vaso di Pandora sulle ombre della maternità, oggi per esigenze di “marketing”, le narrazioni stanno rientrando nei rassicuranti binari della convenzionalità.

Sapete quanto teniamo alla vostra opinione: vi riconoscete nella rappresentazione delle mamme odierne o le trovate distanti dal vostro mondo?

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.