Tatata lalala mamama: primi abbozzi di linguaggio tra gemelli

Intorno alle otto settimane di vita, i neonati cominciano a emettere suoni nuovi, diversi dai vagiti o dai gemiti di pianto: iniziano a comunicare con il mondo circostante rispondendo agli stimoli con le prime risatine, schioccando la lingua o emettendo suoni simili al tubare degli uccelli o al gracchiare delle rane. Progressi sorprendenti che lasciano mamma e papà estasiati, soprattutto se i neonati si rispondono a vicenda. Sembra iniziata una fase di maggiore percezione l’uno dell’altro: i due gemelli si vedono e si sentono coscientemente per la prima volta.

Sviluppo del linguaggio nei gemelli

Con i sei mesi e i primi vocalizzi, i genitori si trovano davanti a veri e propri dialoghi a due, che fanno sorridere e che fanno toccare con mano la sintonia di un rapporto di coppia speciale che unirà i piccoli per sempre.

Le difficoltà per i gemelli

Quel rapporto è qualcosa di così forte ed innato che rischia di rallentare altri processi, come quello dell’apprendimento del linguaggio adulto. Le competenze linguistiche infatti si affinano per imitazione: il bambino singolo imita l’adulto e impara correttamente il linguaggio senza interferenze, mentre i gemelli si imitano e tendono a creare in prima battuta un linguaggio “segreto” comprensibile a loro e indecifrabile per il genitore.

Spesso i gemelli mantengono un vocabolario ristretto e storpiato per periodi più lunghi degli altri bambini, proprio perché meno stimolati nel farsi capire dall’adulto: hanno già il fratello che li capisce, senza doversi sforzare ulteriormente ed anzi talvolta sembrano coalizzarsi contro il genitore che li guarda attonito senza capire cosa i due stanno reclamando a gran voce.

I miei Giulia e Davide hanno iniziato proprio verso i sei mesi a rispondersi a vicenda con urletti e gorgogli, sorridendosi e studiandosi. Posizionati l’uno di fronte all’altra si guardavano ridendo e tentavano di toccare con le manine la bocca altrui, quasi ad indagare la fonte del suono.

In altri momenti, anche se schiena contro schiena o in angoli diversi della stanza e concentrati ciascuno su un proprio oggetto di interesse, finivano con l’alternarsi in lallazioni, quasi a formare un discorso a due domanda – risposta. Attimi di breve durata, ma via via più frequenti durante il giorno.

Giulia poi, spesso sopraffatta fisicamente dal fratellino abile nel strapparle i giochi di mano, ha imparato presto che una donna può difendersi anzitutto con la voce: urla esagerate e improperi fatti di vocali “aooooaaaaoooiii” comprensibili solo a Davide, sufficientemente efficaci per richiamarne l’attenzione, confonderlo e darle il tempo di riguadagnare il gioco…

Verso l’anno il dialogo si è arricchito improvvisamente di sillabe, rimanendo sempre incomprensibile a noi adulti, ma divenendo sempre più magico e coinvolgente: talvolta ci siamo ritrovati io e mio marito ad imitare loro, anziché esserne i primi maestri!

Le parole che verranno, saranno conseguenza di un percorso a due che i gemelli iniziano a maturare sin dai primi mesi. Il rischio che ci viene spesso segnalato è proprio quello di un ritardo nel perfezionamento delle proprie capacità linguistiche dettato dalla loro peculiare condizione di coppia.

Come aiutarli

Per agevolarli in questa sfida, esperti e pediatri consigliano di dedicare spazi a ciascun gemello in modo separato, cercandone il contatto visivo e richiamando l’attenzione del singolo riprendendolo con il proprio nome. I neonati reagiscono al proprio nome a partire dal quinto mese di vita, ma nei gemelli perché ciò accada, è fondamentale cominciare presto a rivolgersi a ciascuno bimbo in modo distinto, con frasi dirette prima ad uno e poi all’altro, iniziando la frase con il nome.

Trovare il tempo e il modo di parlare a ciascuno dei due, catturandone la piena attenzione, non è sempre facile, ma permette di cogliere modi diversi di reagire, tempi di risposta differenti e preferenze distinte. Cambi di pannolino, bagnetti o pisolini sfalsati sono occasioni che permettono di sperimentare quel dialogo genitore – bebè che aiuta il bimbo a sentirsi un individuo unico e speciale e che aiuta la mamma a scoprirne un po’ di più i tratti.

E’ sensazionale vedere come una stessa canzoncina possa ammutolire un gemellino e lasciare indifferente l’altro, come il verso degli animali diverta uno e lasci un po’ perplesso l’altro, come la storiella raccontata a uno lo coinvolga e come invece l’altro sia attirato più dai rumori di sottofondo.

Così banalmente Davide dai sei mesi in poi ha dimostrato apprezzamento per le musiche da ninna nanna su base classica (unico mezzo per calmarlo un po’ nei momenti di isterismo acceso), ha dimostrato entusiasmo per il verso dell’asinello (di cui a undici mesi ha tentato di riprodurre il suono usando la vocale “a”), e delle storielle ha apprezzato più che altro la morbidezza del libretto sul quale lasciare il segno dei dentini…

Mentre Giulia ha fatto capire di preferire le canzoncine più ritmate su cui dondolare il busto ballando a modo suo, è rimasta affascinata sin dalla prima volta dal verso del cavallo, aprendo la bocca in un gran sorriso al “clop clop” vocale degli zoccoli, e si è sempre fermata ascoltare la storiella osservando interessata lo sfogliare delle paginette.

Nel mio caso, poi, con la coppia maschio – femmina, è più facile osservare la diversità degli stadi di sviluppo anche nel processo di maturazione delle competenze linguistiche, con le femminucce più veloci nel lallare le prime sillabe, da “mamama” a “dadada” (che con qualche fatica abbiamo compreso essere il suo modo di chiamare il papà) e un po’ maestrine nei confronti del fratellino.

Sono i primi abbozzi di un processo che avanza giorno per giorno, che strappa a noi adulti tanti sorrisi e che ci stimola a cercare nuovi pretesti per cantare, parlare, far tintinnare oggetti e indicare e spiegare anche i gesti più banali, sicuri che da lì a qualche giorno avremo piccole risposte, a volte un po’ enigmatiche ma sicuramente profondamente gratificanti!

Mamma Paola

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