Reggio Emilia Approach: a ogni bambino, il suo linguaggio per una nuova cultura dell’infanzia

Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue cento mani cento pensieri
cento modi di pensare,di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare, di stupire, di amare
cento allegrie per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondida sognare.
Il bambino ha cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
di pensare senza mani, di fare senza testa, di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie, di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro, la realtà e la fantasia, la scienza e l’immaginazione, il cielo e la terra, la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è
”.
Loris Malaguzzi, pedagogista ideatore del “Metodo Reggio”

Per i bambini che non frequentano l’asilo nido, i 3 anni rappresentano l’inizio di una nuova vita con l’ingresso alla scuola dell’infanzia.

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Si tratta di un nuovo mondo, un microcosmo con nuove regole, colmo di incognite, di persone da conoscere, di equilibri da creare; la scuola materna integra l’opera della famiglia nel fornire al bambino gli strumenti adatti per favorire la sua evoluzione mentale, affettiva e sociale. In poche parole, il bambino entra a fare parte di una piccola società in cui imparerà a fidarsi e affidarsi ad altre figure di riferimento oltre a quelle parentali e a entrare in relazione con i coetanei, rispettando se stesso e gli altri, apprendendo turni e regole.

La scuola dell’infanzia, oltre a rappresentare un passaggio di vita significativo, è un vero e proprio primo ingresso in società che le famiglie in questi ultimi anni starebbero gestendo in modo diverso dal passato, orientando le proprie scelte verso pedagogie alternative per l’educazione dei bambini, a scapito della scuola tradizionale. Sono così nate in Italia numerose scuole che propongono un’alternativa alla metodologia classica della scuola pubblica italiana e queste nuove proposte stanno riscontrando sempre più interesse da parte delle famiglie. Non si tratterebbe di una semplice migrazione verso la scuola privata, ma di abbracciare una visione pedagogica differente, che non solo vede il bambino al centro, ma gli permette di apprendere spontaneamente, secondo i suoi tempi e con meno pressione, in maniera autonoma e libera.

Secondo i dati presenti sul sito Internet dell’Opera Nazionale Montessori, ad esempio, sarebbero circa 10.000 famiglie a entrare in contatto quotidianamente con la realtà Montessori.

C’è chi sceglie il Metodo Montessori, chi la pedagogia di Rudolf Steiner, chi invece predilige il “Reggio Approach“, forse il meno noto fra i tre, ma altrettanto riconosciuto a livello mondiale come eccellenza, tanto che anche la rivista Newsweek, nel dicembre del 1991 lo incluse tra più validi metodi educativi esistenti (definendo la scuola infanzia Diana, una delle strutture che hanno visto nascere e prendere forma l’esperienza reggiana, “La più bella del mondo”) consacrando così al Reggio Approach la fama internazionale che merita.

Reggio Emilia Approach: il bambino e i cento linguaggi

 Il Reggio Emilia Approach consiste in una filosofia educativa che prende le mosse dall’immagine di un bambino dotato di enormi potenzialità di sviluppo che aumentano nella relazione con il prossimo.

Alcuni la considerano la scuola del futuro, invece si tratta di una realtà già presente che vede le sue origini nei primi anni Settanta grazie all’intuizione di un insegnante, Loris Malaguzzi, con l’appoggio di un gruppo di cittadini e amministratori del comune di Reggio Emilia. Un metodo di insegnamento squisitamente italiano, che rappresenta un’altra eccellenza nel campo della pedagogia del Novecento a cui tutto il mondo guarda con ammirazione, a partire dagli Stati Uniti.

Alcuni considerano il “Metodo Reggio” un’evoluzione della pedagogia di Maria Montessori: ciò che certamente le accomuna è l’immagine di un bambino dotato di grandi potenzialità che è compito dell’educatore mettere in luce rispettando i tempi e le inclinazioni di ognuno. Un progetto pedagogico che valorizza e supporta un approccio alla conoscenza nel pieno rispetto delle inclinazioni e talenti di ognuno in un quotidiano laboratorio di autoapprendimento del bambino.

Il ruolo dell’educatore è fondamentale, tanto quanto è importante non solo che sappia farsi da parte permettendo al bambino di sperimentare la realtà a suo modo, ma che gli lasci la libertà di dedicarsi a ciò che maggiormente accende il suo interesse.

Considerando il bambino perfettamente capace di costruire conoscenze, si evita di “sommergerlo” di nozioni, al contrario, l’apprendimento avviene tramite percorsi concreti in cui ognuno possa misurarsi e che prevedano esperimenti e progetti da realizzare.

Da 0 a 6 anni: quando apprendere diventa un piacere

Una didattica rivolta alla fascia 0-6 anni, che pone il bambino al centro, con l’obiettivo di svilupparne il potenziale, di cogliere le sue attitudini sperimentando percorsi che includono fantasia, condivisione e appagamento: secondo Loris Malaguzzi infatti, il piacere costituirebbe il vero motore dell’apprendimento.

Prendendo le mosse dai cento linguaggi che farebbero parte di ogni essere umano, tramite gli spazi atelier i bambini possono entrare ogni giorno in contatto con diversi materiali insieme a una pluralità di linguaggi e prospettive. Ogni bambino scoprirà se stesso attraverso percorsi che ne favoriscono l’immaginazione e sviluppino il pensiero, nel rispetto dei suoi tempi.

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L’ambiente: il terzo educatore

Tra le sfide progettuali di Reggio Children, c’è la creazione di un ambiente adatto all’infanzia, un luogo che supporti il bambino nelle sue attività quotidiane e che gli restituisca un’ immagine di sé come competente, curioso e dotato di molteplici talenti.

Negli spazi nulla sarà lasciato al caso e i piccoli potranno utilizzare tutti e cinque i sensi, maneggiando materiali e texture sorgenti luminose, esplorando e apprendendo con una molteplicità di stimoli diversi.

Abitare luoghi piacevoli anche alla vista è un diritto di ogni bambino, luoghi in cui i colori e gli oggetti vengano disposti con cura, amore e attenzione diventano un vero proprio progetto di “educazione alla bellezza”, fin dai primi anni di vita.

Sito web: https://www.reggiochildren.it 

Pagina FB: https://www.facebook.com/lorismalaguzziinternationalcentre

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.