Punture di insetto nei bambini: se compare una reazione allergica ?

Le punture di insetto sono eventi frequenti anche a carico dei  bambini, soprattutto se si tratta di zanzare. Mentre per le zanzare ci si può proteggere con adeguati repellenti o sistemi antizanzara come le zanzariere, con vespe ed api l’attenzione deve essere elevata.

Anche se le punture di api e vespe in linea generale non sono pericolose , risultano però sempre  dolorose e  in rari casi, se  il bambino  è allergico al loro veleno, si possono verificare reazioni gravi come lo shock anafilattico.

Solo in rari casi la puntura può determinare la comparsa di un quadro di anafilassi. Solo una percentuale variabile dallo 0,3% all’1,0% di tutti i casi di anafilassi che si diagnosticano in pediatria sono legati a  punture di insetto.

 Un evento di questo tipo – sottolinea la prof.ssa Susanna Esposito, Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – ha, oltre alla gravità immediata che richiede un pronto e adeguato intervento per evitare situazioni drammatiche, anche il ruolo di indicatore di un rischio futuro da evitare”.

Sapere infatti che un a puntura di insetto può causare anafilassi, impone una certa prevenzione. Chi infatti ha manifestato una particolare e forte manifestazione allergica a ha un elevato rischio che accada di nuovo se punto da un medesimo insetto o da un insetto simile, come nel caso delle api e delle vespe.  Ciò non vale, invece, per coloro che, pur presentando sintomi allergici non arrivano allo shock e che, di conseguenza, non richiedono alcun intervento preventivo.

Quali sono gli insetti che causano frequentemente problemi allergici?

In genere si tratta di api, vespe, calabroni, tafani, formiche, zanzare e zecche che colpiscono le zone più esposte e scoperte del corpo come viso, braccia, gambe, caviglie e mani.

punture di insetto

Il pungiglione

Menter le vespe non lasciano mai il pungiglione (e possono pertante pungere più volte),  quello delle api si spezza rimanendo nell cute. Per questo è importante riconoscerlo e toglierlo prima possibile, prima cioè che il sacco velenifero presente nel pungiglione rilasci il veleno.

Non vanno mai usate le pinzette o le unghie perchè possono schiacciare il sacco velenifero che  è posto alla base del pungiglione.

Per toglierlo pertanto bisogna fare leva con una lama dalla parte non tagliente o con una chiave, per estrarre ilungiglione senza schiacciarlo.

Come gestire una puntura di vespa o ape

Una puntura di ape o vespa può  presentarsi in forma locale con:

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  • un arrossamento nella zona della puntura stessa, zona che appare rigonfia e dolente sia spontaneamente che alla pressione
  • un fastidio o dolore che si sviluppa nell’arco di alcuni minuti che raggiunge il suo massimo in 24-48 ore e si risolve completamente in 5-10 giorni
  • un pò di febbre e una sensazione di malessere nei casi più gravi: entrambi, fortunatamente, sono destinati a scomparire abbastanza rapidamente.

Sono tre situazioni non preoccupanti che in genere si risolvono applicando in loco una pomata antistaminica. Se invece c’è anche dolore e febbre allora meglio ricorrere anche al paracetamolo o all’ibuprofene prescritti nelle corrette quantità dal pediatra o medico curante.

Attenzione la reazione allergica può manifestarsi anche a 10-20 minuti dalla puntura, soprattutto se le punture sono multiple.

Quali sono i  sintomi importanti di una  reazione allergica?

I caso di punture di insetto possono presentarsi  orticaria generalizzata o angioedema in sedi distanti dalla puntura: in questi casi significa che c’è stato un coinvolgimento sistemico che sebbene lieve, è più impegnativo di quello rappresentato dalla sola lesione locale.

In questi casi si procede con il trattamento con anti-istaminici o cortisonici per via orale.

Come si presentano invece  i quadri di anafilassi?

Questi sono casi veramente gravi e temuti  si possono manifestare

  • un importante quadro cardiovascolare (sincope, ipotensione, e collasso), associato a  disturbi respiratori (fischi e sibili all’ascoltazione toracica, stridore laringeo)
  • più raramente un quadro gastroenterico (coliche addominali, diarrea).

In questi casi, l’intervento terapeutico deve essere molto più tempestivo ed aggressivo  perchè la reazione anafilattica potrebbe essere mortale o comunque creare complicazioni permanenti  come conseguenza della caduta della pressione arteriosa per un lungo periodo di tempo, quello cioè necessario al ripristino di valori accettabili.

In questi casi è fondamentale:

  • la somministrazione di adrenalina, così come quella di ossigeno e di fluidi per via endovenosa
  • l’esecuzione di accurati esami di laboratorio volti a confermare la sensibilizzazione al veleno di un determinato insetto e a decidere come impostare le procedure di prevenzione di ulteriori manifestazioni cliniche gravi in caso di successive punture di insetto.

Quando si è certi che siano stati api o vespe a pungere, si possono fare di test cutanei per la ricerca di IgE specifiche nel sangue del bambino che ha avuto le manifestazioni anafilattiche.

Per quanto riguarda invece le punture di formiche o zecche, esistono laboratori particolarmente attrezzati in grado di effettuare test che utilizzano metodiche cellulari estremamente sofisticate e con le quali è possibile confermare se realmente esista una allergia al veleno di questi insetti.

La conferma nei casi gravi di allergia ad una determinata puntura – osserva la prof.ssa Esposito – è fondamentale per iniziare un’adeguata desensibilizzazione, elemento indispensabile per evitare ulteriori rischi. Vale la pena ricordare che per tutti questi test vige la legge del tutto o del nulla, vale a dire che essi ci dicono solo se esiste una sensibilizzazione ma non se questa è alta o bassa sulla base della positività del test. Ciò è molto importante perché si potrebbe credere che chi ha un test con bassa positività ha poco rischio di avere un nuovo episodio di anafilassi in caso di nuova puntura. In realtà ciò non è affatto vero e, per questo motivo, alla positività del test dovrebbe seguire sempre la desensibilizzazione”.

La desensibilizzazione va effettuata con  lo stesso veleno dell’insetto in causa, con iniezioni sottocutanee di dosi crescenti fino ad ottenere la tolleranza di una dose elevata simile a quella iniettabile dagli insetti. Il tutto viene effettuato nel giro di settimane, 18-24 secondo lo schema tradizionale, 2-3 con quello accelerato che taluni preferiscono non utilizzare per il timore che la somministrazione di dosi singole più elevate possa favorire manifestazioni di anafilassi durante la terapia desensibilizzante.

Per concludere ricordiamo l’importanza della prevenzione. Per le zanzare ad esempio esistono prodotti testati ed efficaci e volendo anche per le zecche.

 Fonte: Comunicato stampa Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP)

 

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