Pavor nocturnus nei bambini

I pavor notturni sono degli episodi parossistici notturni, che si manifestano durante il sonno notturno e molto raramente durante i sonnellini pomeridiani. I pavor sono tipici delle prime ore dopo l’addormentamento serale nella prima fase del sonno non REM, cioè quella fase del sonno che avviene poco dopo l’addormentamento durante la quale il sonno comincia ad essere profondo fino ad arrivare allo stadio 4, quello del sonno più profondo e che precede la fase del sonno leggero ovvero il sonno REM durante il quale si sogna. Il bambino durante il pavor non sta quindi sognando ma sta vivendo una parasonnia, un disturbo del sonno molto frequente nell’infanzia, che determina comportamenti inconsci e inconsapevoli e di cui non si ricorda nulla al risveglio.

I pavor notturni solitamente si presentano nella fascia di età 3-12 anni e sono piuttosto frequenti anche se spesso accade solo un episodio. Può capitare che si presentino anche intorno ai 2 anni e si continuino a manifestare fino alla pubertà anche se di rado. Nell’esordio del pavor notturno si riconoscono alcuni fattori come l’asma notturna, il reflusso gastroesofageo, le apnee e la deprivazione di sonno. Il pavor si può definire una crisi emozionale acuta che può essere dovuta anche da un forte stress o trauma subito dal bambino. La componente genetica nell’esordio del pavor notturno è molto elevata infatti c’è una maggiore possibilità di sviluppare terrori notturni se almeno uno dei parenti genitori ha sperimentato questo o altre parasonnie (es. sonnambulismo) nella propria vita.

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In base all’età del bambino le manifestazioni del pavor nocturnus può essere differente anche se solitamente, continuando a dormire, il bambino si rpesenta molto agitato rischiando di cadere dal letto, perché si rotola o si muove molto, potrebbe piangere all’improvviso, mettersi a sedere nel letto e urlare, formulare frasi anche senza un senso e alzarsi dal letto compiendo movimenti stereotipati non finalizzati, da non confondere con il sonnambulismo, dove i movimenti sono finalizzati per uno scopo bene preciso. Si possono anche manifestare vere e proprie crisi di angoscia, tachicardia, difficoltà a respirare, sudorazione, aumento della pressione arteriosa, aumento del tono muscolare e dilatazione delle pupille e può durare anche 10 minuti. Tutti questi esempi di comportamenti che possono verificarsi durante il pavor notturno possono avvenire ad occhi sbarrati come ad occhi chiusi.

Durante questi momenti i bambini sono inconsolabili e non rispondono alle domande o al conforto da parte dei genitori e al mattino seguente non avranno memoria dell’accaduto.

Trascorso questo momento di “panico familiare” il bambino tende a calmarsi da solo e a riaddormentarsi. Spesso i genitori cercano di svegliare il bambino, ottenendo spesso, un pianto ancora più forte e a volte cercano di scappare e quando capita che vengano svegliati i bambini rimangono turbati per molto tempo e fanno fatica a riprendere sonno.

Ancora non si è certi di cosa sia esattamente un pavor notturno e si parla di un’anomalia di strutturazione del sonno, nella fase di passaggio tra il sonno molto profondo e la fase di sonno leggero dove si formano i sogni. Sicuramente non è una vera e propria patologia del sonno e il bambino con pavor notturni non è un bambino con una patologia, si può pensare che ci sia un ritardo nella maturazione funzionale della normale sequenza dei cicli del sonno e solitamente mostra una graduale e spontanea remissione nel tempo.

Non ci sono comportamenti che placano la comparsa dei pavor notturni, ma sicuramente adottare certe strategie può ridurne la comparsa e l’intensità.

Accorgimenti da adottare

  • rendere la casa ancor di più sicura, bloccando porte dove si vuole evitare che il bambino vada e soprattutto quelle porte che portano alle scale;
  • cercare di mantenere un regolare ritmo sonno veglia evitando caffeina ad esempio contenuta in alcune bevande e tutto ciò che possa agitare il bambino prima di addormentarsi;
  • evitare l’utilizzo eccessivo di videogiochi;
  • evitare eccessive stimolazioni sonore o luminose durante il sonno;
  • somministrare pasti regolari e idonei all’età del bambino;
  • utilizzare tecniche di rilassamento in fase di addormentamento;
  • non abbracciare il bambino durante il pavor notturno, ma se possibile accarezzarlo delicatamente parlando sottovoce;
  • non riferire al bambino il giorno seguente, quanto avvenuto durante la notte poiché questo potrebbe causare disturbi d’ansia;
  • evitare di risvegliare il bambino durante l’episodio perché potrebbe aumentare l’agitazione e prolungare l’evento;
  • mettere in atto risvegli programmati (svegliare il bambino circa 15 minuti prima dell’orario previsto per l’evento, poiché gli episodi si verificano solitamente ad orari regolari).

Se gli episodi di pavor notturno dovessero ripetersi più volte in una settimana e ripetersi per un lungo periodo influenzando negativamente il sonno del bambino, in quanto al mattina si dovesse presentare sempre stanco, nervoso e poco vivace e comunque diverso da come lo si conosce nel quotidiano, ci si deve rivolgere al pediatra che poi indirizzerà la famiglia ad uno specialista. La medicina del sonno comprende molti specialisti tra i quali neurologi, psicologi, dentisti, pneumologi e otorinolaringoiatri.

Dott.ssa Erika Silighini

Esempio di bimba  in preda  a un attacco p di pavor nocturnus:

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Erika Silighini

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi e specializzata in Psicoterapia Sistemica Relazionale. Nel mio lavoro ho approfondito la conoscenza dei bambini, la loro spensieratezza, il loro modo di giocare e imparato anche a conoscere i genitori, con il loro dubbi e lo loro certezze.