Il mondo con gli occhi di un bambino: conquiste, paura e ricerca di stabilità

Non importa quanta dignità tu abbia, se un bambino ti porge una tazzina vuota, tu devi bere”.
27° giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia

 

Ogni giorno li abbiamo sotto gli occhi: ci stupiamo del tempo che a volte sembra immobile mentre altre volte scorre così in fretta, dei progressi silenziosi e costanti, del loro sguardo che fruga curioso e stupito il mondo in attesa di risposte, del loro carattere, che emerge già chiaramente nonostante a noi sembrino sempre così piccoli. Sorridiamo di tutto ciò che accende la loro risata, rimaniamo a volte spaesati di fronte alle prime prese di posizione, alla loro volontà che si fa sentire in modo così chiaro.

Impariamo a conoscerli, ci sforziamo di prevedere le reazioni, di trovare il modo di entrare in comunicazione, di calmare il loro pianto, di assecondarne le inclinazioni. Proviamo ogni giorno a fare del nostro meglio, eppure, per quanto possiamo conoscere a fondo i nostri bambini, ci sono aspetti dell’infanzia che non riusciremo mai a decifrare fino in fondo e possiamo limitarci a osservare e cercare di comprendere: che cos’è il mondo per un bambino di due o tre anni? In che modo vede le persone, gli oggetti di ogni giorno, le strade, il colore del cielo? Come risuonano nella sua mente e nel suo animo i rumori, la musica, le parole? Possiamo certamente provare a dare delle interpretazioni anche verosimili, possiamo osservare i loro disegni, prestare attenzione a parole e comportamenti, possiamo fare del nostro meglio perché vivano in un ambiente sereno, ma la sicurezza assoluta è un obiettivo in questo caso poco verosimile da raggiungere.

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Il mondo: un grande bambino

Marcello Bernardi, celebre pediatra e autore di oltre sessanta pubblicazioni scientifiche, dedica alcune pagine a questo tema così complesso e affascinante nel suo “Il Nuovo bambino” fornendo un punto di vista interessante quanto suggestivo in merito al mondo visto dai piccoli: “Per il bimbo il mondo è qualcuno che agisce come lui; in un certo senso il mondo è un grande bambino, che le cose le fa perché si debbono fare, che obbedisce come obbedisce il bambino. Le cose per il bambino sono vive e animate, hanno delle intenzioni e perfino dei sentimenti: si tratta di un mondo pieno di personaggi, grandi e piccoli, simpatici e malevoli, visibili e invisibili. E fra questi personaggi c’è anche la parola, che è qualcosa che viene fuori dalla bocca. Un mondo abbastanza strano per noi adulti ma che invece per il bambino è perfettamente logico e anzi molto ben congegnato. Per il bimbo il mondo ha uno scopo ed è stato fatto con uno scopo.  Di tutto questo universo che è stato costruito e organizzato secondo uno scopo, alcuni aspetti rimangono oscuri, tra cui il tempo. Lo stesso periodo di tempo può avere per il piccino lunghezze assai variabili, in rapporto a ciò che lui sta facendo: se deve aspettare qualcuno o qualcosa restando fermo su una seggiola, ogni minuto vale un’ora. E poi c’è la faccenda del passato, del presente e del futuro. Secondo gli studi di certi ricercatori un bimbo di due anni non pare avere ancora le idee molto chiare in proposito, ma a due anni e mezzo parla già di domani e a tre anni usa la parola ieri.

conquiste bambini

 Ogni attimo una scoperta

Il mondo desta negli occhi dei piccoli una curiosità incredibile: anche le cose che a noi appaiono insignificanti, per il bambino rappresentano scoperte e meraviglia: si sforza di dare una spiegazione a ciò che osserva ma è ben lontano, ovviamente da avere le risposte che cerca.

Per questo motivo interroga i genitori di continuo, nel vero senso della parola: un bambino di due anni e mezzo pone di media una domanda ogni due minuti vale a dire circa trecento domande al giorno. Ha bisogno di accertarsi sull’identità e la natura delle cose, vuole sapere, conoscere il mondo, altre volte invece chiede semplicemente rassicurazioni.

Non c’è nemmeno da stupirsi se il piccolo pone la stessa domanda tante volte in un giorno: lo scopo è chiaro, desidera effettuare una verifica e accertarsi che le risposte siano sempre le stesse.

Altre volte le domande continue sono un modo per richiedere indirettamente al genitore di non andare via, di rimanere vicino a lui. In ogni caso su un punto non ci sono dubbi: le domande sono una richiesta di aiuto esplicita per comprendere il mondo e orientarsi senza indugi. Non solo nessuno per il bambino è più affidabile di mamma e papà, ma il mondo è incredibilmente grande e lui così piccolo: non c’è da meravigliarsi quindi se è sempre alla ricerca di collaborazione, risposte e vicinanza.

Paure e ricerca di sicurezza

Per il bambino la minaccia viene dal mondo, e nulla è più sconvolgente di essere esposto solo soletto a questa minaccia.

In altre parole nessuna paura è grande come quella di essere abbandonato. Questo tipo di paura nasce da due situazioni: l’allontanamento della mamma per un periodo abbastanza prolungato e il timore di fare qualcosa che induca la mamma a lasciare il bambino diventato ‘cattivo’. Certi bambini temono di essere lasciati soli se bagnano il letto allora urlano pipì duemila volte per notte, altri credono di essere cattivi se non mangiano tutta la pappa e allora il momento del pasto diventa un autentico supplizio. Altri ancora si sentono colpevoli se rompono qualcosa e vivono nel terrore di un incidente: è chiaro che alla base di questa situazione c’è un atteggiamento troppo severo e intransigente dei genitori” scrive Bernardi.

E poi, non da ultimo, la paura più “naturale”, quella degli estranei. Attorno ai due o tre anni il bambino sa che ci sono i buoni e i cattivi, i simpatici e gli antipatici, ma “certi” estranei rimangono comunque un problema: uno su tutti, il dottore: “Un individuo che si circonda di arnesi di cui il bambino non conosce il nome ma conosce l’uso spiacevole che viene fatto sulla sua persona. La paura è tanto più grande quanto i genitori cercano di consolarlo e convincerlo che tutto è fatto per il suo bene”.

Di fronte a un mondo pieno di possibili insidie, reali o meno che siano, il bambino cerca costantemente sicurezze e punti fermi che gli diano tranquillità. Uno dei suoi metodi per sentirsi al sicuro è quello di simulare la presenza della mamma quando non c’è: succhiando il pollice o tenendo vicino a se il suo peluche preferito, una coperta, o un oggetto che gli è particolarmente caro finge di averla accanto. Nell’età che va da 1 a 3 anni utilizza inoltre questa tecnica con un duplice scopo: da un lato tiene vicino a sé la mamma, dall’altro si illude di non essere aggredito da esseri “malvagi”: per il bambino le cose sono animate e fanno “quello che vuole lui”. Attraverso il gioco quindi, fa esperienza di un mondo sul quale ha controllo, potere decisionale e influenza. 

L’importanza della routine

Nel secondo anno di vita compare un altro efficace sistema di auto rassicurazione: stiamo parlando dei riti.

Andrà a letto sempre nella stessa posizione ad esempio, richiederà la stessa luce accesa e così via. La ripetitività è per i bambini fonte di tranquillità e di stabilità e cercherà di ripeterli ogni giorno: “Il fare le cose rispettando queste norme significa per lui fare le cose bene, che poi è lo stesso che fare le cose buone. E chi fa le cose buone non può essere lasciato.”

routine bambini

Troppo spesso noi genitori commettiamo l’errore di sottovalutare alcuni atteggiamenti, in realtà, ogni azione dei nostri bambini, ha un senso, una logica, ed è guidata da motivazioni profonde. Forse non immediatamente comprensibili, ma certamente con il loro senso e coerenza.

Anche ciò a cui diamo erroneamente poco peso, un valore ce l’ha sempre, in quanto mosso e guidato da una serie di emozioni, pensieri e stati d’animo: prenderli sempre in considerazione, cercare di interpretarli e dar loro voce è il regalo più importante che possiamo fare ogni giorno ai nostri figli.

Riferimenti:

“Il nuovo bambino”, di Marcello Bernardi Ed. Rizzoli → puoi acquistarlo su Amazon.

Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.

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