L’inserimento al nido e i dubbi delle mamme: intervista all’educatrice

Settembre per molte mamme non coincide solo con la fine delle vacanze e con la ripresa del lavoro: dopo i mesi di maternità arriva il momento per molte famiglie di decidere qual è il modo migliore per organizzare la giornata dei propri bambini.

Per alcuni in questo momento entrano in campo i nonni ma quando questo non è possibile, diventa fondamentale trovare una soluzione.

Alcune mamme preferiscono organizzarsi con una tata che accudisca il bambino a casa, specialmente quando è ancora neonato, in modo che il piccolo possa rimanere tranquillo nel suo ambiente, altre preferiscono il nido, ritenuto un luogo in cui il bambino possa ogni giorno fare esperienza di un progetto pedagogico di qualità dove crescere e sperimentare legami sereni, appropriarsi di piccole e grandi conquiste e sviluppare le sue potenzialità.

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I motivi che orientano le scelte sono i più svariati: ogni famiglia ha le sue esigenze e i suoi equilibri. Un solo grande tema le accomuna in questa nuova avventura: il distacco dal proprio bimbo per diverse ore al giorno.

Ogni mamma reagisce a suo modo in questa fase, ma spesso preoccupazioni e senso di colpa possono rendere faticoso l’inizio di questo percorso.

Per chiarire alcuni dei tanti dubbi che questo tema spesso solleva, abbiamo chiesto l’opinione di Daniela Lecci, attualmente educatrice presso il nido d’infanzia del Parlamento Europeo e specializzata nella prima infanzia.

Esiste un’età giusta per l’inserimento dei bimbi al nido?

Non ritengo ci sia un’età giusta per l’inserimento al nido nel senso che ogni bimbo attraversa una fase di crisi durante il percorso, c’è chi la attraversa subito e apparentemente al principio non ha grosse reazioni, chi invece la attraversa più in là nel tempo, anche a distanza di mesi.

Quali sono i criteri da tenere in considerazione per la scelta del nido?

Fra i criteri con cui scegliere il nido è fondamentale considerare l’offerta formativa, il progetto pedagogico.

Inoltre, sono certamente da visionare con attenzione gli spazi e il criterio di divisione dei bambini in classi (omogenee o eterogenee).

L’ambiente e le persone

Occorre valutare bene l’ambiente, che sia caldo e accogliente, un luogo in cui il bambino possa sentirsi protetto e suo agio.

Inoltre è veramente da considerare come un plus la presenza di uno spazio esterno, un’area gioco a disposizione dei bimbi di svago e divertimento.

Dopodiché, al di là degli spazi e della loro cura, caratteristiche che certamente fanno la loro parte nel rendere il nido un luogo di qualità, sono le persone a fare la vera differenza, le educatrici che lavorano al suo interno.

Se è vero che in ogni lavoro l’eccellenza si raggiunge con passione e con dedizione, per fare questo mestiere mi sento di dire che questo concetto è più valido che mai.

Un’educatrice deve veramente amare il suo lavoro, deve essere qualificata, saper accogliere ed essere aperta. L’eccellenza è il risultato di amore per il proprio lavoro e dedizione: si raggiunge se chi lavora all’interno della struttura sa farla funzionare, sa quello che fa e come farlo.

Tutto questo è riscontrabile anche dai materiali a disposizione dei bambini, dalla cura: molto dipende da come viene gestito e presentato il tutto.

In sintesi, spazi accoglienti, una proposta educativa adeguata, un buon progetto pedagogico e uno staff motivato, competente e capace sono gli ingredienti per far funzionare bene il tutto.

Infine è da considerare anche il rapporto numerico educatrici-bambini: è importante sapere quante ne sono previste per numero di bambini.

Come si riesce a capire che un bambino si è ambientato bene al nido?

 Fondamentalmente il bambino che si è adattato è un bambino che sta bene, che anche se piange al momento della separazione da mamma o papà (perché spesso questo avviene) poi poco dopo è a suo agio, gioca, si diverte, si relaziona con gli altri bimbi, che si lascia consolare dall’adulto, che vive veramente il tempo trascorso al nido come momento di qualità e si diverte, che si sente libero di esprimersi.

Anche il fatto che si lasci nutrire, non è un segnale banale: significa che si sta affidando, che si lascia andare e che sta facendo un’esperienza positiva. Questo è importante perché il nido deve garantire il benessere del bambino sapendolo accompagnare nel gioco di scoperta, nella crescita e nello sviluppo motorio, affettivo e psico cognitivo, in tutto.

Esistono bambini che non si ambientano?

 Ci sono magari bambini che hanno più difficoltà di altri ma alla fine un po’ tutti i bambini si ambientano. C’è chi ci mette più tempo e chi è più rapido, c’è chi impiega mesi per ambientarsi. Però, se i genitori sono sereni nella loro scelta e c’è una buona collaborazione scuola-famiglia, tutti i bambini si ambientano. I piccoli hanno molte più risorse di quelle che noi adulti immaginiamo: spesso le vere barriere sono le nostre, siamo noi che pensiamo che per loro sia troppo difficile, ma non è cosi. I bambini sanno sempre stupirci.

Sicuramente più i genitori hanno un atteggiamento tranquillo, sereno e positivo, più i bambini sono sereni nel distacco e nell’inserimento in un nuovo gruppo.

Esistono poi casi in cui il nido viene sconsigliato dai pediatri, quando il bambino si ammala davvero frequentemente si può decidere che la soluzione migliore è di tenerlo a casa, ma non per una questione di ambientamento.

 Le paure della mamma influenzano il bambino?

Ogni caso è a sé ma sicuramente i bambini percepiscono tutto, e ne risentono: il piccolo certamente se avverte i timori della mamma può riscontrare maggiori difficoltà. Qui il ruolo dell’educatrice è di nuovo fondamentale: bisogna fare capire alla mamma che le emozioni che prova non hanno nulla di strano. Affidare il proprio bambino non è semplice e le educatrici non solo accompagnano il bambino nella scoperta ludica ma sono vicine anche la famiglia.

Quello che conta è che la mamma sia serena e che sappia che può stare tranquilla, anche quando non è presente, tramite foto e piccoli video che mostrano il piccolo nelle sue attività. Rassicurare la mamma instaurando un rapporto aperto e sincero è un ottimo inizio per un percorso davvero formativo e felice per tutta la famiglia.

Intervista a cura di Valentina Desario

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.