La fase del “mio” nei gemelli

Con i due anni, per i bambini arriva anche la fase del “mio” con cui esprimono il momentaneo desiderio di appropriarsi delle cose, di tutto quello che riescono ad afferrare con le loro manine veloci, al di là del vero valore degli oggetti e al di là dell’utilità che possono trarne: è solo un modo per affermarsi rispetto al mondo. Così, poco cambia se si tratta di un biscotto o di un sasso, che magari poco dopo essi stessi gettano, poco cambia se è già nella mani di qualcun altro o se è abbandonato in un angolo: nel momento in cui il bambino esprime quel desiderio di appropriazione, non c’è nulla da fare… il desiderio è così forte da andare contro ogni logica, contro ogni spiegazione dell’adulto, contro ogni possibile invito alla condivisione… e scattano le scene di disperazione e le lotte furibonde con i grandi lacrimoni.

Quando i bimbi sono due gemelli, la “fase del mio” mette a dura prova anche i genitori, costretti a pensare continuamente a strategie alternative, costretti a rispiegare con calma e con perseveranza, che le cose si possono usare in due o a turni, e a ripetere le stesse cose innumerevoli volte, perché il ritornello “è mio” è sempre in agguato: cambia l’oggetto e la scena si ripete. E la cosa divertente è che con i gemelli si incappa anche nel “è suo” perché una volta che il bimbo ha elaborato a fatica che l’oggetto è del fratello o della sorella, ne difende l’appartenenza dal resto del mondo: così se un altro bambino al parchetto si avvicina alla palla del fratello, pur abbandonata in un angolo, il gemello si catapulta sull’invasore urlando “femmo femmo, no tocare, quela è suo”!

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I concetti del “mio” e del “nostro” (se pur non espresso a parole) tendono a sovrapporsi nei gemelli,  ma il concetto del “tuo” è maldigerito come in tutti i bambini 🙂 Il concetto di condivisione viene elaborato nei gemelli prima che negli altri bambini, perché ben presto si trovano a strapparsi le cose di mano e a sentirsi spiegare ripetutamente e con costanza che l’atteggiamento corretto è quello del “per favore posso” e del “un po’ a ciascuno”. Nozioni che nella logica imparano benissimo, che ripetono come uno slogan anche l’uno all’altro, ma che nella pratica quotidiana vacillano sistematicamente.

E fate attenzione voi adulti ad essere estremamente coerenti, perché se in un momento di emergenza prendete qualcosa altrui senza chiedere, fosse anche il fazzoletto del marito/compagno per asciugare il mocciolo di uno dei due bimbi o le ciabatte per correre dietro ad uno dei due fuggito fuori dal cancello, vi troverete due ditini accusatori che indicheranno l’oggetto e vi diranno “quelo no è tuo. Coa fai?” 🙂

Senza contare che poi si generano odiosi meccanismi di ferrea appartenenza, per cui il posto in macchina a destra diventa di uno e quello a sinistra dell’altro: guai a voi se invertite i gemelli, perché per tutto il viaggio in auto vi sentirete ripetere che avete sbagliato i posti…

Nella mia esperienza con Giulia e Davide, è stato semplice far capire alcune divisioni di appartenenza, aiutata soprattutto nei colori che il merchandising ha sapientemente scelto in modo da rendere assolutamente inutilizzabili in modo indistinto e unisex tutine e vestiario vario: così per loro tutto ciò che è rosa è di Giulia e tutto ciò che è azzurro è di Davide, tutto ciò che ha stampato supereroi e animali feroci è di Davide, tutto ciò che ha aniamaletti dolci, pupazzetti, farfalline e brillantini è di Giulia.

Per altre cose, soprattutto con giochi e libretti, invece, non c’è mai stata divisione, un po’ perché noi genitori per primi abbiamo sempre spinto per la condivisione e per i regali diversi e interscambiabili, un po’ perché per Davide, sin dai primi passi, c’è sempre e solo stato il “è mio”, anche se nelle mani della sorella. Lui così fisico e così immediato, ha sempre strappato le cose a Giulia, che a suo modo ha imparato a difendersi, a volte urlando per richiamare l’attenzione dell’adulto a ristabilire gli equilibri, a volte mostrando una furbizia fine, spostando l’attenzione di Davide su un oggetto dal forte potere attrattivo per lui (la sua macchinetta rossa preferita, la mini palla da rugby regalata dallo zio, le ciabatte del papà…) per poi recuperare l’oggetto strappatole prima e abbandonato subito dopo.

E le stesse strategie vengono messe in atto anche nei confronti di terzi, con Davide che tende a prendere possesso di tutto e a cedere a fatica dopo numerosi spiegazioni da parte dell’adulto, e con Giulia che a volte si difende in qualche modo da sé, urlando o raggirando l’avversario, e a volte trova un alleato potente nel fratello che ha più forte il concetto del “nostro – mio”.

Nel nostro piccolo, quindi, stiamo imparando tutti, grandi e piccini, come la fase del “mio” sia fondamentale nella crescita di un bambino, come lo aiuti a prendere coscienza dello spazio, dei suoi limiti e di come ad ogni comportamento segua una conseguenza. Straordinario vedere il modo differente di approciarsi al mondo di ognuno dei due gemelli e nel contempo la loro capacità di fare squadra. Insomma… banda Bassotti alla riscossa! 🙂

Mamma Paola

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