Gemelli: i giochi di ruolo a due

La fantasia dei bambini tra i due e i tre anni non ha limiti ed è stupendo per noi adulti stare a guardarli giocare con il nulla, usando ciabatte, bottiglie di plastica, formine da forno, spesso lasciando in ogni angolo della casa tutto il resto, bambole, camioncini, giochi ipertecnolgici dalle luci cromoteraupeutiche e dai rumori assordanti. I giochi iperpubblicizzati che ammaliano più gli adulti che i bambini stessi, diventano oggetto di desiderio per qualche ora, forse qualche giorno, salvo poi passare in secondo piano. I bambini a questa età sono discontinui e facilmente distraibili, cambiano spesso il loro focus, e più di tutto cercano l’attenzione dell’adulto, che emulano per gioco, che richiamano, che ogni tanto sfidano, ma della cui approvazione hanno estremamente bisogno.

Così mentre alla tv passano continuamente nuove proposte o vecchie proposte ristudiate in chiave più tecnologica, i giochi di ruolo, invece, non passano mai di moda e continuano ad essere semplicemente un divertimento da bambini, uno stimolo alla crescita e alla scoperta dell’io e dello spazio attorno. I primi accenni di “mamma-casetta”, il gioco della scuola, il gioco del dottore e del paziente, rimangono sempre i best: lo erano per noi e lo sono anche per loro. Non hanno batterie, non hanno circuiti, non hanno temporalità, sono solo frutto della fantasia e dell’innata attitudine umana all’imitazione.

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I giochi di ruolo piacciono a tutti i bimbi, ma i gemelli sono più stimolati a immedesimarsi perché semplicemente più facile per loro trovare un compagno di scena, disposto a turno a fare il paziente, l’alunno, la mamma o il papà. Così noi genitori guardiamo divertiti il bimbo che fa  stendere il fratello o la sorella a terra e gli misura con la manina la febbre e che serio serio  somministra una medicina invisibile per poi confermare la perfetta guarigione. Oppure li guardi fingere di preparare la pappa e fingere di imboccarsi l’un l’altro. O ancora li osservi mentre si raccontano i libretti, sfogliando le pagine e spiegandosi a vicenda la storia, a volte correggendosi l’un con l’altro, o puntualizzando alcuni concetti come farebbe il papà o il nonno. Li vedi girare per casa uno con le ciabatte di papà atteggiandosi ad esserlo e l’altra con la tua borsa a fianco del primo. Il gioco dura sempre poco, poi ha il sopravvento la stanchezza o il desiderio di primeggiare o un nuovo stimolo, ma in quei minuti il cuore di mamma e papà si dilata a dismisura.

A volte ti chiamano per renderti parte del loro gioco, mentre altre volte ne rimangono completamente assorbiti. Ognuno con il loro modo di fare e di reagire, ma con una sintonia che va oltre il rapporto fratello-sorella o amico-amica e che rivela una conoscenza l’un dell’altro davvero profonda, forse più forte di quella che gli stessi genitori hanno di loro. Tra loro captano subito paure ed emozioni, sanno bene i gusti l’un dell’altro e sanno come attrarne l’attenzione quando necessario. Il gioco di ruolo per i gemelli nasce in maniera spontanea, forse abituati sin dai primi giorni seppur in maniera incosciente a “giocare in squadra”.

Nella mia esperienza con Giulia e Davide, non c’è stato alcun input particolare o mirato da parte di noi adulti, ma semplicemente, una sera dopo aver letto e sfogliato insieme un libretto a tema, hanno ripetuto la scenetta del dottore e del paziente coordinandosi perfettamente. Il gioco è poi diventato routine. Allo stesso modo un giorno hanno rubato dal cassettone delle pentole degli stampini e hanno iniziato a giocare a “mamma-casetta”. E così via, con naturalezza e in maniera armoniosa. Fino a poco prima non c’era autonomia nel gioco e la presenza e la guida dell’adulto era sempre necessaria. Poi, quasi per magia, è iniziata l’era del gioco-recitazione.

E noi adulti con occhi grandi e bocca spalancata, guardiamo con stupore i loro progressi, passando da momenti in cui li percepiamo ancora così piccoli e indifesi a momenti in cui li riscopriamo via via più grandi e sempre più capaci di ragionamenti e pensieri autonomi. Pronti per le prossime sfide?

Mamma Paola

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1 Commento

  • I miei non sono gemelli, ma hanno 14 mesi di differenza ed è successo più o meno lo stesso. Da un momento all’altro quando il più piccolo è stato pronto hanno cominciato a fare questi giochi tra di loro ed ascoltarli è davvero bello.